OTTIMISTI E PESSIMISTI, IL DIBATTITO SU CATASTROFISMO E FUTURO

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di Gianfranco Blasi  

Non è questione di destra o di sinistra, ma di visione della vita. Di futuro e non solo di presente. Claudio Cerasa, direttore de IL FOGLIO, da anni si batte contro il pessimismo cosmico che pervade i suoi colleghi, i media, parte dei social. L’altro giorno ha rilanciato un articolo di  Simon Kuper.  Un eccellente giornalista inglese che scrive ogni settimana sul Financial Times. Appassionato di sport, Kuper è innamorato dell’Europa. Ha una caratteristica rara, difficilmente riscontrabile negli osservatori contemporanei, che lo rende simile a Cerasa: è ottimista. Sul Financial Times il giornalista britannico ha dedicato una column non proprio politicamente corretta  a questo tema. Titolo: potrebbe non sembrare così, ma il pianeta oggi ha molte ragioni per essere allegro. Ma come, si dirà: tutti scrivono che il mondo va a rotoli e Kuper ci dice che non tutto va così male? Singolare. Proviamo a comprendere. Kuper denuncia un fatto: sta diventando regola l’idea che ci stiamo dirigendo verso l’apocalisse. Non importa come: prima o poi ci arriveremo. E dunque lo schema è sempre lo stesso: se c’è un problema, quel problema non può che diventare allarme. Se c’è un allarme, non si può essere fiduciosi sul nostro presente. Fatta questa premessa bisogna solo sfogliare la margherita. Quale sarà l’allarme che inevitabilmente ci travolgerà? Il cambiamento climatico? Un’altra pandemia? L’intelligenza artificiale? Le armi nucleari? Leopardi è stato il maestro della filosofia poetica del pessimismo cosmico. La quiete non c’è mai nell’attualità. E’ nel passato o agognata nel futuro. Il Sabato del villaggio afferma che il piacere non è mai nel presente. E’ incentrato sulla felicità  del sabato, che risulterà vano quando ci prenderà la noia della domenica pomeriggio. Eppure Leopardi dipinge i suoi fogli con stile. E lo stile è una cifra della bellezza. L’estetica della bellezza fatica ad emergere in un mondo lineare, dove tutto è orizzontale, piatto. Come il salario minimo, l’egualitarismo sindacale, la negazione dell’io, della spiritualità dell’essere. Dunque anche delle qualità individuali, della voglia di emergere, di offrire, di dare, di essere. In questo senso il futuro diventa immodificabile. Non toccare le risorse naturali, il territorio, il mare, gli animali. Dimenticare la supremazia dell’uomo, che la Bibbia indica con precisione, in nome di una presunta laicità del creato. Il pessimismo diventa necessario a questa ideologia della catastrofe, a questo ultimatum che scagiona l’odio come categoria del pensiero. Odiare chi prova a non arrendersi, chi vuole primeggiare, odiare quanti guardano al futuro come opportunità. Eppure la Pandemia è stata prima ammorbidita e poi sconfitta. Anche se milioni di persone hanno pensato che i vaccini fossero il frutto di esoteriche manipolazioni genetiche. Viviamo in miliardi di donne e uomini distribuendo ricchezza, generi alimentari, accumulando, conservando, spostando cose e persone in un continuo flusso di umanità e culture. Internet è il punto più alto e complesso della nostra evoluzione. Internet e il digitale hanno cambiato gli assetti della nostra economia, ma anche quelli politici. Ed è una rivoluzione in grado di inglobare tutte le altre rivoluzioni.  E’ una rivoluzione senza precedenti nella storia dell’umanità. È quella che con ogni probabilità ha avuto il più grande impatto, sulla scala più larga, nel minore lasso di tempo. Non ci facciamo caso, ma è anche la rivoluzione che insieme al digitale ha portato un cambiamento senza precedenti: oggi ogni nuova tecnologia, che sia la risoluzione di una fotocamera, o un drone, è disponibile quasi immediatamente a larga parte della popolazione mondiale a volte prima ancora che diventi uno strumento militare. Oggi per disporre della più avanzata tecnologia possibile non è necessario essere alti ufficiali o notabili, ma basta aver accesso ad un ecommerce e avere a disposizione una somma quasi mai proibitiva. La differenza fondamentale rispetto alle altre grandi rivoluzioni della storia dell’umanità è la dimensione di massa totale. Internet e il digitale hanno abilitato tutti noi alla produzione in tempo reale di testi, foto che si possono scambiare potenzialmente con tutto il mondo. È come se al mondo intero sia stata data la possibilità di parlarsi. Ed è una cosa senza precedenti nella storia dell’umanità. Oggi merci vengono scambiate in tutto il mondo grazie ad Internet e anche nei paesi più poveri si può avere accesso alla rete e alle informazioni con uno smartphone, che di più e meglio di un personal computer ti rende disponibile tutto. Ma non basta la rivoluzione tecnologico o digitale. Non basta l’intelligenza artificiale. La felicità deve uscire dal concetto di tempo e spazio. Il nostro ottimismo deve contenere l’incoscienza del sogno. Tutto quel che ci accade di importante, tutto quel che conferisce alla nostra vita il suo contenuto meraviglioso: l’incontro con una persona amata, una carezza sulla pelle, un aiuto nel bisogno, il chiaro di luna, una gita in barca sul mare, la gioia che dà un bambino, il brivido di fronte alla bellezza , tutto questo si svolge totalmente al di fuori del tempo. Che noi incontriamo la bellezza per un secondo o per cent’anni è del tutto indifferente. Non solo la beatitudine si trova al di fuori del tempo, ma essa nega anche ogni relazione tra il tempo e la vita. Certo serve una dimensione culturale diversa da quest’ultima fase. Urge una declinazione infinitamente meno banale dei contenuti della vita. Essere ottimisti non è dunque impossibile, ma quasi necessario. C’è un nesso fra felicità e umanità che va ricucito. Il crepuscolo è nella mancata percezione di un futuro possibile. Ci sono poteri e pensieri politici che si stanno accanendo in questa visione apocalittica, nel desiderio di controllare e appiattire l’idea stessa della governance, di farne un totem elitario. Gli unici nemici dell’umanità che verrà sono l’ignoranza strutturale ed il pensiero unico dominante. E se ci fosse qualcuno che ci volesse esitanti, deboli, impauriti? Senza un’idea da scolpire all’alba. L’uomo deve poter esprime le sue potenzialità, liberarle alla luce del sole, anelare al sabato del villaggio come all’ennesima conquista sentimentale. Rendere l’attesa un’esperienza motivazionale. Sentimento, cultura, libertà, politica. Penso a Platone e ritrovo il gusto di uno spaghettone aglio e olio,  un po’ piccante,  naturalmente.

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Sull' Autore

Scrittore, Poeta, Giornalista

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