
LUCIO TUFANO
Spesso ci chiediamo se esiste la città e se questa, esistendo, non sia da valorizzare come un complessivo bene culturale, specie per il suo centro storico, e se il suo degrado non sia il segno di un inesorabile destino di necropoli.
Ci chiediamo se c’è ancora la polis, la città come storia, come cultura, come società e se non sia invece diventata solamente un agglomerato abitativo del terziario e un immenso alveare del benessere con vetture parcheggiate negli spazi e con i gironi di traffico, una vorticosa capacità di consumo.

VICO SERRAO
Un tempo c’era la piazza, un cuore pulsante di culto e di organizzazione civile, amministrativa e politica, di comunicazione democratica o direzionale, ove il Comune, le Chiese, il palazzo del potere burocratico, la banca e il mercato erano alveo e baricentro tra l’uomo e lo scandire del suo io del suo divenire.
Allora l’uomo si confrontava quotidianamente con gli eventi, con l’ineluttabile cupezza del cosmo, con il suo mistero biologico, con le attese, le incombenze, le emozioni, le massime e le stagioni, le scadenze e il calendario, con i ricordi e con gli altri, con il potere e con la morte. Ecco perché non v’è palazzo, né piazza, né campanile, né edificio, non v’è strada, né caffè, né vicolo, né monumento, né teatro, né luogo che non siano stati testimoni del suo continuo abitare, del suo perpetuarsi in nascite, in vite da vivere, in episodi da recitare, in energie e anni da sperperare, in decessi da segnare e celebrare.
PIAZZA VITTORIO EMANUELE II (piazza XVIII Agosto)
È per questo che alcune città annoverano memorie del passato e prediligono testimonianze laboriose o dissolute, storie di prevaricazioni, di miserie e di opulenze, di mestieri, di famiglie, di religiosità, di contadini, artigiani e mulattieri, di capiufficio e di uscieri, di politici e cantine, di case nobiliari e di sottani, di case a schiera o discontinue dal fronte basso con balconcini e finestrelle. È certamente anche questa la memoria della nostra città, nei cui angoli ci rinveniamo adolescenti, giocatori di “tozzamuro” e di bottoni, e nei quali accusavamo aria di muffe e ragnatele, di avventura e di scontri. È in quegli spazi e vicoli che ci garba ora passeggiare e compiacerci.

RIONE-MONTEREALE-LE-CASE-DI “-CINNELLA.”
