PROPAGANDA ELETTORALE E ALTRI GUAI

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Margherita E. Torrio

Abbiamo perso recentemente una importante personalità giuridica e politica, l’avvocato Felice Besostri, impegnato sino all’ultimo nella difesa della democrazia e della nostra Costituzione. Portò davanti alla corte costituzionale il porcellum e l’italicum, ha promosso tanti ricorsi contro l’attuale legge elettorale, convinto giustamente che in un libero e democratico sistema elettorale risiede la prima garanzia della democrazia e della rappresentatività parlamentare. Va a lui un pensiero doveroso. Le ultime leggi elettorali hanno limitato sempre più il diritto al voto libero dei cittadini e deformato gravemente tutta l’impalcatura dello Stato. Sarebbe più opportuno, per i media, la politica, le forze sociali ritornare a misurarsi con questo tema e a impegnarsi per il ripristino del diritto al voto libero. Rilevo, invece, un grande vuoto generale. La informazione si lascia trascinare o prova a trascinarci altrove. Siamo in campagna elettorale. Persiste, per esempio, il ‘dibattito’ sulla necessità che la Presidente del Consiglio dichiari un suo eventuale essere antifascista e condanni le manifestazioni che ancora si ispirano a nostalgia del fascismo. Cosa ne deriverebbe di positivo, istruttivo, funzionale al popolo degli italiani e, mi pare, anche della UE? Una dichiarazione non basterebbe a cancellare quella serie di provvedimenti che mostrano un orientamento a delegittimare chiunque altro, quindi gli oppositori, interni alla congerie governativa o esterni, a intervenire contro i valori degli altri, a dichiararsi unti dal voto popolare, la costruzione del mito di capacità indiscusse
del/la capo/a, l’avvento al potere di una nuova ‘classe’ di ‘dirigenti’, spesso discutibili nell’agire e operare. É condivisibile l’affermazione dei tanti che si precipitano a ricordare che il fascismo non è un pericolo dietro l’angolo e che non tornerà, se si pensa a quei tali in camicia nera che ‘marciarono’ su Roma; o a quelli che rapirono quel parlamentare e lo uccisero, o a quelli che assaltarono la sede dell’Avanti a Milano,il listone unico, l’incarceramento degli oppositori, il confino, i processi. Finiti quegli anni perché semplicemente siamo nel 2024. Non è di quel fascismo che dobbiamo parlare, che giustamente è, però, stato definito ‘come un iceberg’, di cui quello che abbiamo detto è la punta che emerge ben circoscritta dagli anni e negli anni. Quello su cui varrebbe la pena fissare l’attenzione è la profondità nascosta, sommersa e ancora attuale e, pare, vivace. Una diversissima specie, su cui dobbiamo fissare l’attenzione, anch’essa probabilmente tutt’altro che pericolosa che, però, si è come rianimata nel corso delle ultime fasi politiche che stiamo vivendo e i provvedimenti che ci stanno calando addosso. A cominciare dai provvedimenti che di volta in volta, hanno suscitato una certa reazione, agitazione iniziale e molta distrazione poi, decreti come quelli sui rave party, gli interventi, senza dibattito, sul reddito di cittadinanza, la pressione sugli alleati e sul Parlamento a non produrre modifiche sul bilancio, la sostanziale esautorazione del Parlamento dall’ emanare leggi, l’accumulazione di tante funzioni nella Presidente. Anche l’operazione sul PNRR ha aspetti dubbiosi e/o inquietanti. Per il precedente PNRR attivato dal governo Conte su cui intervenne il governo Draghi sopraggiunto, il Governo aveva predisposto uno schema di governance con coordinamento centrale presso il Ministero dell’economia. A questa struttura era attribuita la supervisione e l’attuazione delle fasi successive, responsabile dell’invio delle richiest  di pagamento alla Commissione europea, invio subordinato al raggiungimento degli obiettivi previsti. Alle amministrazioni era attribuita la responsabilità dei singoli investimenti e delle singole riforme e dei rendiconti alla struttura di coordinamento centrale. Si stimava che gli investimenti avrebbero avuto un impatto significativo sulle principali variabili macroeconomiche, che nel 2026, alla conclusione del Piano, il prodotto interno lordo sarebbe stato di 3,6 punti percentuali più alto rispetto all’andamento tendenziale e sarebbe cresciuta di 3,2 punti percentuali perché gli investimenti avrebbero ‘ miglioramenti marcati negli indicatori che misurano i divari regionali, l’occupazione femminile e l’occupazione giovanile’, con interventi su sei ’missioni’, transizione verde, trasformazione digitale, crescita sostenibile e inclusiva, coesione sociale e territoriale, salute e resilienza economica, sociale, istituzionale, politiche per le nuove generazioni, l’infanzia e i giovani. Ulteriore obiettivo era superare le disfunzioni insite nella complessità e lentezza della Giustizia che minano la competitività delle imprese e la propensione a investire nel Paese; a tal fine potenziare le risorse umane e le dotazioni strumentali e tecnologiche dell’intero sistema giudiziario; così come superare . il blocco del turnover e la significativa riduzione del numero dei dipendenti pubblici in Italia e nella scuola. Il nuovo PNRR prevede misure di investimenti alle Imprese per12,4 miliardi di euro, di cui, per esempio, 6,3 miliardi di euro, attraverso lo strumento del credito di imposta, per sostenere la transizione verde e digitale delle imprese, per l’autoproduzione e l’autoconsumo di energia prodotta da fonti rinnovabili e la formazione del personale in competenze per la transizione ecologica. Supporto alle Piccole e Medie Imprese per l’autoproduzione di energia da fonti rinnovabili; 2 miliardi di euro per il finanziamento dei contratti di filiera nei settori agroalimentare, pesca e acquacoltura, silvicoltura, floricoltura e vivaismo.  850 milioni di euro per le aziende agricole e di allevamento, per sostenere l’installazione di pannelli fotovoltaici, sistemi di gestione intelligente dei consumi elettrici ed accumulatori, nonché per incentivare la realizzazione di tetti energetici. Fondo tematico BEI per il turismo: 308 milioni di euro aggiuntivi per sostenere il rafforzamento strutturale e la competitività del settore turistico. Per le Famiglie il nuovo PNRR istituisce un fondo di 1,381 miliardi di euro, in favore di famiglie a basso reddito e dei giovani, per l’efficientamento energetico degli immobili di edilizia abitativa pubblica e per i condomini. La misura è disegnata in modo da superare le criticità e le distorsioni generate dal superbonus. Per i giovani 718 milioni di euro di cui, in particolare, 238 milioni di euro aggiuntivi per sostenere la misura dello student housing e per confermare l’ambizione di creare 60.000 nuovi posti letto per studenti universitari entro giugno 2026. Giorgia Meloni ha accentrato anche il PNRR- siamo in campagna elettorale- ma nella conferenza stampa di inizio anno, ha dato la colpa della mancata ratifica della riforma del Mes al Parlamento, ormai esautorato, ma non ha spiegato perché anche il
suo partito, assieme a M5S e Lega, abbia votato contro. Avrebbe meritato un ampio dibattito la questione del MES ; ora la bocciatura condanna il nostro paese ‘a rimanere in un Mes non riformato’ con principi cardine fissati nel Trattato di Maastricht, il deficit al di sotto del 3% del Pil e il debito al di sotto del 60%. A fronte delle solite drammatiche questioni nel nostro Paese Meloni si disegna, con la riforma del premierato, previa concessione dell’Autonomia differenziata alla Lega, con tutto il calvario che comporta della lacerazione profonda del nostro Paese e danno economico rilevantissimo non solo per il sud, ormai abbandonato ma anche per il nord, una legge elettorale, per le politiche, in attesa di fare il colpo grosso con che non solo toglierebbe potere al Presidente della repubblica e al Parlamento ma anche ai cittadini, che, se passasse garantirebbe anche alla più risicata maggioranza se non il 55% certo un premio di maggioranza da “definire”che stravolgerebbe definitivamente ogni equilibrio. La maggioranza in Parlamento avrebbe un legame indissolubile con il capo del Governo, da cui dipenderebbe e di cui diventerebbe la “guardia pretoria”, a conferma di quanto abbiamo preavvertito per l’approvazione del bilancio. Il Governo ha discusso gli emendamenti solo all’interno della maggioranza contraddicendo l’articolo 67 della Costituzione che prevede che i parlamentari agiscano senza vincolo di mandato e l’opposizione è stata relegata a iniziative senza speranza. Con il cambiamento della Costituzione e con una legge elettorale che mantenga la dipendenza dal presidente del Consiglio dei parlamentari, questi potrebbero solo approvare i voleri del capo, senza alcuna autonomia. Per evitare incomodi, anche il ruolo politico del presidente della Repubblica verrebbe ridefinito e ridimensionato La modifica proposta non è di manutenzione ma di cambiamento radicale della Costituzione antifascista e democratica, fondata su una netta separazione dei poteri e dei compiti, perché l’obiettivo è portare l’Italia verso una Costituzione accentratrice e autoritaria. Siamo in campagna elettorale e i tre partiti di maggioranza sono l’un contro l’altro armati, decisi a difendere quelli che li hanno votati e a strapparsi altri voti, vicendevolmente. Che senso ha chiedere alla Meloni una dichiarazione di antifascismo?

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Sull' Autore

Margherita Enrichetta Torrio nata a Potenza nel 1948, laureata in lettere classiche presso la “Federico II” di Napoli, dopo aver collaborato sugli scavi della Villa a Grumento e dell’area sacra di Metaponto con il prof. Dinu Adameșteanu, ha insegnato nei Licei, contribuendo alla realizzazione di progetti sulla didattica. Ha pubblicato, in particolare, Didattica del latino su Choros, del cui Comitato di redazione ha fatto parte, Rivista lucana di cultura, n.1, Anno I, 1987; Fiction e realtà dal romanzo greco al romanzo latino in AA.VV.,Letture di Finzioni , edito a cura del CIDI di Potenza, edizione Il Salice, 1991. Ha vinto la 1° edizione del Premio Nazionale “Filosofi Lucani” sez. Docenti Scuola superiore, a cura dell’Istituto lucano per gli studi filosofici, con Orazio una concezione di vita, ed. Ermes, 1993. Per la Dante Alighieri partecipò, nello stesso anno, con un suo contributo al Processo a D’Annunzio e con una lezione su Leopardi, aspetti e letture. Sporadiche esperienze anche con l’Università di Basilicata. Ha pubblicato, con la Calice, Le Mimose, Da Montocchio alle Ande. Beatrice Viggiani. Non più impegnata politicamente, segue e collabora con il Coordinamento per la Democrazia Costituzionale. Iscritta all’Ordine dei giornalisti, ha pubblicato su Il Lucano e su cartacei o online, in regione e a Napoli.

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