IL VOLONTARIATO LUCANO E LO SPOPOLAMENTO REGIONALE

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PIETRO DELL’AQUILA

Nello straniante silenzio politico e istituzionale sui temi più attuali e pervasivi della realtà regionale ci ha pensato il Centro di Servizi del Volontariato a proporre una seria riflessione sulla condizione di spopolamento e di disagio delle nostre comunità.  Si è tenuto, infatti, a Potenza nel pomeriggio un incontro sui temi della natalità e dello spopolamento che ha richiamato alcune delle più impegnate associazioni del volontariato civile a confrontarsi in proposito portando suggerimenti e iniziative in essere per contrastare il declino demografico della nostra regione. Nella sua asciutta relazione d’esordio introduttiva il Presidente del CSV Antonio Bronzino ha richiamato, senza retorica ma con puntuale precisione, i dati statistici del fenomeno nella loro cruda eloquenza. Ha evidenziato come non bastino i “bonus regionali” a fermare l’emorragia migratoria che in meno di 20 anni, tra il 2002 e il 2021, ha fatto registrare la perdita di oltre il 9 % della popolazione pari a 56.000 abitanti. Allarmanti le prospettive indicate dallo SVIMEZ che fanno pensare ad una proiezione di dimezzamento degli attuali abitanti per il 2080. Anche l’indice di natalità – in un tempo lontano esaltato dal Duce e portato ad esempio di prolificità nell’Italia fascista – risulta allarmante ridotto ad un solo nato per donna. Il flusso migratorio è il più alto della penisola superando il 6 %. Lo spopolamento si accompagna alla denatalità e all’invecchiamento della popolazione e riguarda in particolare le aree interne. Nel 2023 oltre 2.000 giovani hanno abbandonato la regione. Le nascite sono state 3.500 a fronte di 7.000 decessi. In sintesi, ogni 6 lucani che muoiono nascono 3 bambini e di questi 2 abbandoneranno i loro paesi. Quindi uno solo resterà in Basilicata. In questo clima si muovono le Associazioni che tentano di dare risposte alle tante forme di disagio sociale in ambienti in cui cominciano a venir meno i presidi indispensabili per la vita civile come il medico di base, la farmacia, la scuola primaria, l’ufficio postale e l’agenzia bancaria. La presenza di circa 1.500 Associazioni che operano nei diversi settori risulta significativa e può rappresentare un argine alla piaga sociale della desertificazione territoriale rendendosi protagoniste di una nuova fase del meridionalismo attivo. Purtroppo, queste realtà si scontrano con le difficoltà della penuria di risorse economiche di cui possono disporre. L’Ente regionale aggiunge defatiganti pratiche di procedimenti burocratici per l’erogazione degli scarsi finanziamenti ad esse assegnati attraverso i bandi. L’insieme di queste problematiche, conclude Bronzino, hanno indotto il CSV a promuovere l’incontro per acquisire suggerimenti e proposte dai protagonisti impegnati sul campo. Ha passato poi la parola ad Adriana Salvia, Presidente della Libera Università delle Donne, che non si è limitata a commentare le risultanze dell’indagine realizzata in collaborazione con l’Università di Salerno sulle motivazioni che inducono i nostri giovani ad abbandonare la Basilicata per andare a cercare altrove occasioni di lavoro e di vita ma ha insistito sulle condizioni aggravanti che si pongono alle donne in una condizione di marginalità e di assenza di sevizi che di fatto le costringono ad assumere nei ruoli di cura un surplus di fatica rispetto alle loro omologhe che vivono in contesti più avvantaggiati. Il mix di opportunità e di facilitazioni che si realizzano altrove costituiscono il vero attrattore delle scelte di migrazione. Non si tratterebbe, quindi, di una propensione sociale, o addirittura antropologica, ma di una concreta aspirazione, svincolata da elementi sentimentali, a determinare l’opzione del distacco. Il Professor Davide Bubbico, Docente di Sociologia economica dell’Università di Salerno, ha presentato i risultati dell’Indagine sullo spopolamento,  realizzata in collaborazione con la Libera Università delle Donne, analizzando i questionari compilati da oltre 400 giovani lucani che hanno lasciato la Basilicata per andare a vivere e lavorare altrove sottolineando come alla base delle loro scelte abbiano inciso la mancanza di opportunità occupazionali similari nel contesto regionale di origine ed una maggiore vivacità socio-culturale nelle sedi di arrivo. Ha anche cercato di sfatare l’abusato stereotipo della “fuga dei cervelli” per sottolineare che più appropriatamente si dovrebbe parlare di perdita di competenze adeguatamente formate. Hanno fatto seguito gli interventi di tre operatori del volontariato locale che hanno portato idee e progetti per contrastare lo spopolamento. La giovane Margherita Dilucca, presidente di Generazione Lucana, ha raccontato come la sua Associazione cerca di dare voce ai giovani che hanno deciso di assumersi il compito di invertire la rotta testimoniando con la loro presenza e il loro impegno la possibilità di un futuro diverso nella propria terra natale. In particolare, ha parlato dei progetti presentati alla Fondazione con il Sud per consentire una effettiva possibilità di lavoro in ambito regionale confidando nell’accoglienza delle proposte da parte della Fondazione.  Un analogo contributo ha portato Eustachio Santochirico dell’Agorà dei Giovani di Potenza insistendo sulla necessità di abbandonare atteggiamenti e comportamenti pessimistici per concentrarsi sulle opportunità e la progettualità. Insomma, vale la pena iniziare a occuparsi del bicchiere mezzo pieno anziché continuare a piangere su quello mezzo vuoto. A mettere il dito sulla piaga dell’esclusione di una intera generazione ci ha pensato Antonio Candela, leader del gruppo Potenza Città dei Giovani 2024, che ha documentato l’allontanamento di una intera fascia di età dalle posizioni politiche e amministrative capaci di incidere sulle politiche di sviluppo con il risultato di garantire i privilegi delle vecchie classi dirigenti rispetto ai bisogni delle nuove generazioni. Ha anche illustrato come nella specifica azione del suo gruppo i giovani, quando sia loro consentita la possibilità, riescano a utilizzare spazi e occasioni per ridisegnare la capacità aggregativa del capoluogo regionale. Le conclusioni sono state affidate al Professor Stefano Consiglio, Presidente della Fondazione con il Sud, che ha cercato di demolire ogni tentazione attendista rilevando che nelle condizioni di crisi attuali la scelta non può essere che tra coloro che cercano di individuare e perseguire finalità costruttive e coloro che invece ritengono che ormai non ci sia più nulla da fare. La responsabilità morale ed etica impone una scelta di campo univoca e la Fondazione che ha scelto di operare, con le energie positive del mezzogiorno e non per un generico programma di assistenza, cerca di sostenere tutti gli impegni concreti che possono concorrere alla rigenerazione del tessuto economico e sociale del Sud. Rendendo testimonianza della utilità dell’iniziativa non è possibile esimersi dal dovere di evidenziare come il ruolo del volontariato non può essere ridotto ad un impegno sostitutivo di quello politico e amministrativo delle classi dirigenti cui spetta, invece, il compito primario di programmazione, indirizzo e attuazione delle attività di sviluppo. Alla società civile del volontariato tocca l’iniziativa di stimolo e di sollecitazione non il carico della supplenza. Se è vero che l’emigrazione è un fenomeno antico della realtà meridionale  e in particolare di quella lucana – una triste costante che dalla fine dell’Ottocento, quando riguardò i nostri nonni in viaggio sui piroscafi per le Americhe, a quella dei nostri padri negli anni Sessanta del cosiddetto “boom economico” che segnò il travaso di intere generazioni di braccianti e contadini nelle periferie operaie del Nord industriale – l’attuale migrazione vede la perdita di giovani formati a spese delle loro famiglie che portano le loro capacità e competenze ad arricchire altre zone. Sarà anche una questione di libertà di scelta individuale piuttosto generalizzata ma resta il dato che per entità numerica e consistenza finanziaria il fenomeno assume rilevanza sociale e politica che dovrebbe richiedere l’attenzione e l’impegno della dirigenza regionale.  Alle giovani generazioni dovrà essere chiaro che nessuno si farà da parte per lasciare loro il campo del potere ma se vorranno essere protagoniste del loro destino dovranno scalzare le posizioni presidiate da troppo tempo e non sempre efficacemente dai loro predecessori. Infine, ogni tentativo di contrasto alle debolezze ed alle storture del sistema non può prescindere da un’articolata e non semplice battaglia politica generale che, mentre cerca di opporsi almeno a distorsioni come la paventata “autonomia differenziata” sappia riconsiderare le cause del ritardo e individuare le strade per trovare nuove possibilità di futuro anche facendo leva sulle opportunità offerte dalle nuove prospettive tecnologiche. Resta la speranza che l’iniziativa del CSV trovi, nell’ambito di quanti possono e debbono farsi carico delle problematiche trattate, orecchie per ascoltare e impegni conseguenti per cercare e trovare soluzioni.

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Sull' Autore

Pietro Dell’Aquila. Laureato in Lettere all’Università di Bari. Funzionario della Regione Basilicata: ha lavorato come formatore e operatore culturale. Ha diretto per oltre un ventennio il Centro Regionale per i Servizi Culturali di Tricarico promuovendo, in collaborazione con gli enti locali, le scuole e le biblioteche, attività di ricerca e sviluppo nel territorio dell’alta collina materana. Socio del Centro Annali “Nino Calice” di Rionero in Vulture ha pubblicato in collettanee: “Il paesaggio dei fotografi. Una ricognizione delle immagini della Basilicata” (2010); “Tracce di donne lucane nel primo settantennio unitario” (2012); “Un’alba di speranza negli anni del ritorno” (2014). Collabora con la rivista online Myrrha – Il dono del sud. Nel 2020, per le edizioni Etabeta di Lesmo, ha pubblicato il volume “Dall’analfabetismo alla scuola di massa in Basilicata”. Di recente ha pubblicato "Tra Stato e Regione: cultura, scuola e formazione. L'impatto lucano" con G. Colangelo, T. Russo e R.M. Salvia nel volume "Dalla Costituente allo Statuto regionale" edito dalla Franco Angeli nel 2022.

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