E’ quasi una ovvietà il constatare che il Governo Bardi ha inaugurato con successo l’era dell’abolizione non scritta delle regole e della conseguente conduzione semi padronale della massima Istituzione elettiva locale. Ed è stato così determinato nel cambiare le prassi e nell’oscurare i regolamenti che dirigenti e dipendenti si sono rassegnati ad attaccare l’asino dove vuole il padrone , mentre gli utenti si sono divisi in due categorie, tra quelli che hanno capito l’antifona e si rivolgono al politico per ogni minima cosa e quelli che, non sapendo o non potendo arrivare all’assessore di turno o al direttore generale , si rassegnano ai tempi di risposta che prima erano lunghi e adesso sono..biblici. L’ultima regola messa sotto i piedi riguarda i tempi di composizione della Giunta in una nuova legislatura che, per regolamento, sono fissati entro dieci giorni dalla proclamazione degli eletti. Che non sarebbero stati rispettati lo aveva fatto capire lo stesso Bardi: vuole sapere che cosa esce dalle elezioni europee e da quelle al Comune di Potenza perché lo spostamento di pedine è direttamente dipendente dall’esito delle urne di sabato e domenica prossimi. E’ evidente che un assessorato a Marcello Pittella è una soluzione a lui indigesta perché mettere un presidente e un ex allo stesso tavolo non solo è imbarazzante ma diventa anche una diminutio della figura presidenziale, così come è evidente che lo stesso Pittella in caso di non elezioni alle Europee, non ha motivo per togliergli le castagne dal fuoco accettando altre soluzioni . Ma non è di questo che vogliamo parlare, giacchè intendiamo rimanere sulla questione delle regole, chiedendo apertis verbis al Presidente se lui sta agendo in nome della continuità della vecchia legislatura oppure in nome del nuovo incarico che le elezioni gli hanno conferito. Non è una questione banale per il semplice fatto che se alle elezioni avesse vinto Marrese, questi avrebbe avuto il dovere di interrompere l’ordinaria amministrazione degli assessori precedenti e nominare i nuovi entro i dieci giorni . Non facendolo avrebbe rischiato da un alto la nullità degli atti, dall’altro l’intervento ex post della corte dei conti che avrebbe potuto contestare il pagamento dei compensi agli assessori scaduti. Ora, che Bardi si sia arrogato il diritto di una continuità che è inesistente, è non solo una infrazione delle regole, non solo un atto politico di una certa gravità, ma anche un comportamento illegittimo in punta di diritto e una evidente erosione del circuito democratico. L’opposizione ancora una volta si dimostra incapace di affrontare una questione dal verso giusto e la pone come questione di opportunità. Ma questa opportunità è ormai il prezzemolo che condisce ogni minestra ed è l’ora di chiamare le cose con il loro vero nome. L’ho detto altre volte e lo ripeto: arriva un giorno che qualcuno si prende la briga di fare una lista di tutte queste spavalde incursioni negli ordinamenti , tira le somme e presenta il conto. L’esperienza di tante vicende umane e politiche consiglierebbe di non esagerare in una interpretazione creativa delle leggi e di adottare comportamenti più prudenti , atteso il fatto che per certe “sacre” Istituzioni , soprattutto al sud, tutto sembra passare inosservato fin quando il vascello del potere va a gonfie vele, tutto si paga quando le vele incominciano a sgonfiarsi. Chi vuole tocchi pure ferro o si doti di un più pertinente “corniciello”. Rocco Rosa
BARDI E L’IDIOSINCRASIA DELLE REGOLE
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