
Patrizia Morano*
Risalendo per la Sarmentana, osservo la mia valle, la Val Sarmento. Mi ritrovo immersa in uno scrigno di biodiversità e percepisco una sensazione di infinito. Il fiume in pietra, il Sarmento, è “il fiume che incanta” che, dal basso verso l’alto, regala colori e atmosfere uniche, sprigionando stupore ed emozioni ineguagliabili, portando con sé le storie e i sogni di intere generazioni. In questo paesaggio incontaminato, ricco di ricordi del nostro vissuto di comunità, ritrovo la consapevolezza che è ancora possibile sperare, nel mentre si avverte l’avvicinarsi silenzioso del tempo in cui le nostre sei piccole comunità si avvicinano alla loro inesorabile scomparsa, impedite di immaginare il proprio futuro da una classe politica ”distratta”, da una classe dirigente incapace di compiere scelte, di elaborare idee, progetti, obbiettivi, valori e comportamenti a misura di coloro che queste aree le abitano. Pensando positivo, vado alla ricerca di risposte per dare continuità, per cercare di invertire la rotta e arrivo a pensare che sia arrivato il tempo di dare l’opportunità di emergere alle tante “esperienze vive” e alle capacità di “fare” delle persone che già operano sul territorio e che vivono un rapporto di conoscenza costante dei luoghi. MEDinLUCANIA vuole far emergere queste capacità di “fare” in una visione di autentico civismo, animando dal basso i territori, coinvolgendo realmente i cittadini nella gestione della cosa pubblica, riflettendo sulle criticità dei territori che vengono vissute giorno per giorno dai cittadini, sviluppando proposte su tutto il territorio lucano per essere forza trainante, verso un “nuovo umanesimo”. Anni di studi, di riflessioni, di dibattito politico sul territorio non sono riusciti a frenare i fenomeni dello spopolamento e ad innescare un processo in termini di crescita locale, nonostante le risorse ricevute negli anni. La Valle, che racchiude sei piccolissimi paesi, San Giorgio Lucano, Noepoli, Cersosimo, San Costantino Albanese, San Paolo Abanese e Terranova di Pollino che, insieme, contano meno di 5.000 abitanti, ha un tessuto territoriale e socio-economico estremamente debole e fragile, con i caratteri della ruralità, della montagna, della marginalità. Eppure, il territorio possiede un patrimonio unico e inestimabile di natura, di paesaggi, di storia, di tradizioni, di identità e di cultura. La Valle – poco più di 25.000 ettari di superficie – si estende appena dopo la confluenza del Sarmento nel Sinni e si addentra nel versante nord-orientale della catena montuosa che sale, in un breve cammino di poche decine di chilometri, verso la cima del Dolcedorme, a 2266 metri, dal quale l’orizzonte si schiude sul Golfo di Taranto, sulla pianura del Metapontino e sull’intero litorale jonico, dalla penisola Salentina alla costa calabrese. Su questo itinerario “mare-monti lucano” fa da richiamo il Parco Nazionale del Pollino, ricco di rarità botaniche, geologiche, morfologiche, di bellezze paesaggistiche, di diversità vegetali, faunistiche, biologiche, ecologiche, di depositi morenici risalenti all’ultima fase glaciale. Le vette, alle quali la Val Sarmento accompagna la salita, si stagliano sulle pendici, che dal Casino Toscano alla Gola della Gravina, degradano lentamente verso la valle, coprendosi di rocce, di fossi, di calanchi, di fiumare pietrose, di sentieri e percorsi accattivanti, di boschi e di prati multicolore. In uno spazio limitatissimo si concentrano paesaggi naturali, estremamente diversi tra loro che cambiano natura e forme, passando da “mediterraneo” ad “alpino”, un luogo con un patrimonio unico, irrepetibile, inestimabile di bellezze naturali, custode di storia cultura, tradizioni e riti. La Val Sarmento, sul monte Castello di Cersosimo, conserva un sito archeologico di età greco-romana risalente al IV-III secolo a.C.; a San Giorgio Lucano vanta un importante complesso ipogeo, patrimonio dell’Unesco; negli ambienti urbani, nei centri storici troviamo le architetture spontanee, le case di pietra, le viuzze, i selciati, gli arredi, i fregi, i decori, i portali, le ringhiere in ferro battuto, i portoncini in legno, gli spazi di vita sociale, i resti materiali della cultura locale. A San Costantino Albanese e a San Paolo Albanese la valle ospita minoranze linguistiche di origine arbëreshë e i riti religiosi greco-bizantini; l’arte degli strumenti della tradizione musicale a San Paolo Albanese e a Terranova di Pollino; gli usi e i costumi, i riti di origine antichissima come “il gioco della falce” a San Giorgio Lucano, e” il gioco del falcetto” e i riti arborei a Terranova di Pollino; infine a Noepoli, il sito più antico della Val Sarmento, offre un autentico teatro vegetale, custode di gioielli architettonici, archeologici e artistici di gran pregio. Dunque, in poco più di una trentina di chilometri del percorso del Sarmento, che inizia sotto Serra di Crispo e confluisce nel fiume Sinni, possiamo riconoscere un tratto distintivo di un “paesaggio identitario” antropizzato, carico di memorie, di significati, di manifestazioni identitarie, da valorizzare non solo come “bellezza naturale”, ma anche come “bene culturale” a carattere identitario. Nel Febbraio 2016, con una scheda “Il fiume che incanta”, il comune di San Giorgio Lucano aveva candidato la Val Sarmento come “bene culturale”, grazie alla collaborazione dell’Arch. Michele Liuzzi, supportato da un gruppo di lavoro fortemente motivato. L’obbiettivo era far convergere le strategie e le azioni integrate dei sei comuni che ne configuravano la macroarea, trasformando il potenziale di bellezza in occasione di sviluppo economico, attraverso una rinnovata e originale offerta turistica (non solo enogastronomica, ma un vero e proprio Open Tourism), alimentato attraverso la cultura del progetto per la comunicazione territoriale. È stato delineato un possibile percorso per attivare un processo di rigenerazione territoriale e la Regione Basilicata, con la DGR n.804 del 28/07/2017, ha considerato la proposta meritevole di attenzione, ma è mancata la partecipazione e l’animazione socio-culturale, principi regolatori che servono a rendere la popolazione e le istituzioni locali protagoniste dei processi che riguardano loro stessi. Immaginare un futuro nella Val Sarmento è ancora possibile, non possiamo e non dobbiamo rinunciare a un mondo che rappresenta il nostro potenziale, il nostro destino, la nostra identità, la nostra stessa realizzazione. Aniello Ertico nel suo articolo “Quattro ragioni per andarsene, una per restare, nessuna per tornare”, propone un’analisi empirica molto interessante con un taglio sociologico e risvolti antropologici ed economici, sottolineando, in particolare, che se “le cose non ci piacciono ce ne andiamo e non ci proviamo nemmeno a rimetterle a posto come se fossimo coscienti di non avere più le abilità necessarie per cose che i nostri nonni “ignoranti” sapevano fare senza troppe chiacchiere”. Suggerisce che l’unica ragione per restare è: “reimparare ad aggiustare quel che non funziona e poi aggiustarlo per davvero”. Si tratta di una vera e propria lotta di civiltà nel senso che o lo facciamo o scompariremo davvero. Bisogna spingersi in avanti, forzare le resistenze, la stagnazione, il familismo, avere il senso e la gestione del tempo; per cambiare il corso delle cose, dunque, è necessario ripartire da noi stessi, amare e credere che la Valle ha le caratteristiche della vita futura. Perché solo se ci crediamo veramente e ci scopriamo l’uno con l’altro possiamo iniziare a costruire l’essenziale per restare; a guardare al territorio con occhi nuovi, per essere fortemente lungimiranti con una visione innovativa e ambiziosa, sfruttando la nostra “arretratezza” che potrebbe tradursi in ricchezza e valori positivi in relazione al mondo globalizzato che stiamo vivendo, cambiando “paradigma” per ritornare, per andare verso il futuro. MEDinLUCANIA si propone di spezzare “il paradigma” che da sempre governa la Basilicata, innescando una vera e propria rivoluzione culturale seria, approfondita ed evoluta, proponendo quel salto necessario che porterebbe la Basilicata e la nostra Valle, con le sue peculiarità e le sue contraddizioni, a realizzare le sue speranze, con una visione di Basilicata al centro del Mediterraneo. Il Presidente di MEDinLUCANIA, Dott. Dino Nicolia, durante il convegno di Matera dedicato a Rocco Scotellaro, rispetto al tema, ha spiegato “che la Basilicata è in una posizione geografica che la vede al centro di un’area vasta e strategica che collega le direttrici mediterranee con l’Europa. Tale posizione potrebbe non produrre nulla, oppure diventare la chiave di una realtà che pur piccola si apre verso l’esterno e cambia il corso della sua storia. Naturalmente occorrerà entrare nel merito con studi e ricerche adeguate, con progetti di internazionalizzazione del sistema produttivo, animando i territori insieme ai cittadini e a tutte le componenti del mondo politico, economico, sociale e culturale lucano”. Ma i cittadini devono riscoprirsi ricchi di opportunità, di speranze da coltivare e da far crescere nel tempo presente, guardando al futuro. Devono interrogarsi e capire ciò che vogliono essere, ciò che possono ancora essere, ciò che stanno diventando. È finito il tempo dell’essere spettatori in attesa di qualche briciola per sopravvivere. I nostri luoghi hanno come valore una valle, per fortuna, ancora da vivere, quindi hanno bisogno di cittadini protagonisti perché sia reale una strategia di sviluppo locale, lungimirante una pianificazione volta alla gestione integrata delle attività economiche -produttive delle aree interne, per innescare nuovi processi di sviluppo, per dare valore e dignità soprattutto a chi resta. La Strategia Nazionale per le Aree Interne, lanciata dal Piano Nazionale di Riforma per contrastare la caduta demografica e rilanciare lo sviluppo e i servizi di queste aree attraverso fondi ordinari della Legge di Stabilità e i fondi comunitari, avrebbe dovuto offrire nuove opportunità di sviluppo e risorse alle aree più marginali del territorio, e quindi anche alla Val Sarmento, attraverso il coinvolgimento locale di attori e livelli di governance diversi. L’art.34 del Reg. UE n.1303/13 ha rafforzato il ruolo dei GAL, affidando loro un ruolo essenziale di progettazione e gestione delle strategie di sviluppo locali, per la crescita dei territori di riferimento, migliorando la qualità dei servizi ai cittadini e le loro opportunità economiche. In tale logica il GAL “La cittadella del sapere”, che comprende l’area interna denominata “Mercure-Alto Sinni-Val Sarmento”; che copre 19 Comuni, tra cui i sei comuni della Val Sarmento, avrebbe dovuto avere un ruolo propulsivo nell’implementazione delle strategie individuate dalle aree interne in essi ricomprese. La Strategia per le aree interne non è riuscita a fermare e a invertire il trend demografico negativo di queste aree attraverso un’azione tesa a migliorare, in particolare, la qualità e la quantità dei servizi per l’istruzione (incentivi per ridurre la mobilità degli insegnanti, riorganizzazione e realizzazione di nuove sedi scolastiche, ecc.) e per la salute (telemedicina, servizi di emergenza, diagnostica mobile per i cittadini, ecc.). Al momento attuale, non sono stati raggiunti gli obbiettivi prefissati; sono tanti i punti di debolezza e le minacce, secondo un’attenta analisi SWOT del territorio contenuta nella Strategia di sviluppo locale “S.M.A.R.T.T. – Sviluppo Matrice Ambiente Rete Territorio e Turismo” e la relazione sulla performance del Parco Nazionale del Pollino per l’anno 2023. Cosa offre la Valle? Un turismo “mordi e fuggi”, m che vivacizzano l’area soprattutto nei mesi estivi, un piccolo comune come San Paolo Albanese che cerca di tenere viva l’arte degli strumenti della tradizione musicali cercando di estenderla anche fuori dal territorio attraverso il Festival “Antiche Radici”; piccole aziende agricole e zootecniche che con grosse difficoltà riescono ancora a produrre un paniere diversificato di prodotti tipici. Costruire efficaci percorsi di rafforzamento del tessuto sociale e produttivo locale e di produzione di beni comuni richiede elaborare idee, progetti, obbiettivi, valori e comportamenti a misura di coloro che queste aree le vivono. Ai fini dello Sviluppo Locale evidentemente non è stato ascoltato abbastanza il territorio perché tante sono le potenzialità rimaste inespresse; non è stata data la dovuta attenzione a chi vive i territori per una sana collaborazione, nell’ambito della più generale azione di partecipazione attiva delle comunità locale. Anche l’idea di individuare nel Parco “il perno”, attorno a cui dovevano ruotare i diversi ambiti tematici individuati dalla Strategia per le aree intere, e quindi l’idea di strutturare un circuito di fruizione turistica incentrato sul patrimonio culturale, paesaggistico e di biodiversità attraverso approcci innovativi, trasversali e integrati, assicurando sostenibilità sociale, economica e ambientale, non ha prodotto i risultati sperati; restano la questione dei cinghiali in particolare, la forestazione e il Piano per il Parco. Al Parco Nazionale del Pollino è sempre stato riconosciuto un ruolo strategico, un luogo di qualità da esplorare, da valorizzare, da gestire secondo un modello di sviluppo durevole. Già a partire 4 dalla fine degli anni ’50 il Pollino aveva mostrato chiaramente di meritare una “Istituzione di eccellenza”, che doveva poter essere uno strumento di civiltà per valorizzare le potenzialità del territorio e delle comunità insediate, a beneficio di un processo di crescita socioeconomica e culturale. Allora occorre riflettere sul ruolo dei Parchi. Il Direttore del Parco Pollino, Ing. Annibale Formica, in un suo articolo “Il ruolo dei parchi nazionali” sottolinea: “I Parchi animano le coscienze, restituiscono dignità al territorio, danno valore e prestigio alla storia e alla cultura locali, mantengono viva la identità territoriale, economica sociale e culturale, altrove scomparsa, distrutta, omologata alla cultura dominante. La governance dei parchi non può prescindere dalla promozione della cultura. I parchi nazionali ha bisogno, infatti, di rendere capaci e competenti gli sforzi, gli impegni, le responsabilità di tutti. Il Parco Nazionale del Pollino, che abbiamo finora costruito, è il risultato della sua stessa storia e, quindi, della “governance” che l’ha guidato”. Dunque, se il Parco deve essere “il perno”, al Pollino servono strategie secondo criteri e strumenti a misura delle generazioni che hanno intenzione di restare, in quanto custodi e promotori di valorizzazione delle eccellenze, di cui i luoghi da loro abitati sono ricchi, per essere autori della loro storia. I giovani sono stati costretti ad andare via. La montagna, la collina continuano a svuotarsi perché la loro terra non li ha riconosciuti, non ha fatto nulla per creare le condizioni di una loro reale crescita, di una dignitosa permanenza, di un esercizio del diritto di cittadinanza. Vedere una valle che non riesce a prendersi cura delle sue risorse umane e farle avanzare nella scala sociale, farle progredire economicamente e culturalmente, rattrista; e chi ha deciso di restare, deve avere il coraggio di sfidare un “potere ottuso” che non riesce a guardare oltre. Mariella Stella, fondatrice, insieme ad Andrea Paoletti, dell’Associazione materana Casa Natural, dopo aver visitato a piedi i paesi della Val Sarmento, un viaggio di bellezze, fatto di tradizioni e di accoglienza (nell’ambito del progetto “Netural Wolk” 2018), lancia l’allarme: “Ho incontrato tante storie della Basilicata questa estate, che aspettavano solo di raccontarsi – scrive Mariella in una lunga nota su Facebook – E allora mi chiedo cos’è che non vede la gente di qui, cos’è che si perde il suo sguardo severo, sempre tanto pieno di passato e poco di futuro”. È una dichiarazione d’amore per la propria terra quella di Mariella, densa di belle parole ricoperte da un velo di malinconia. “Tanto poi da qui se ne vanno tutti” è la frase che ha accompagnato il viaggio nella Val Sarmento. “Tra qualche anno – aggiunge – molti dei paesi che abbiamo visitato rischiano di non esserci più ed è un patrimonio immenso che andrà perduto e resterà un silenzio di cui le istituzioni dovranno, spesso, sentirsi colpevoli. Nei paesi che abbiamo attraversato a piedi – riprende – spesso le istituzioni sono state raccontate come distanti, interessate solo ai comodi propri, impegnate a spartirsi i soldi, nessuna visione, nessuna fiducia, nessuna rappresentatività riconosciuta”. Ormai sono pochissimi i politici capaci di guardare alla loro comunità con occhi nuovi, animando i territori insieme ai cittadini. Se gli interventi strutturali e infrastrutturali del PNRR potranno aiutare ad invertire la rotta, l’autonomia differenziata farà da freno. MEDinLUCANIA che, nel promuovere lo sviluppo economico e nel valorizzare il patrimonio sociale, politico e culturale dell’area Euro-Mediterranea, del Mezzogiorno e della Basilicata, contribuisce alla formazione di un’opinione pubblica sempre più sensibile e partecipe alla “cultura” del territorio in tutte le sue articolazioni ed espressioni, può essere “l’ancora di salvezza” per continuare a sperare in un futuro ancora possibile nei sei paesini della Val Sarmento, per continuare a sognare “il fischio del treno “del cambiamento.
*Patrizia Morano
Coordinatrice MEDinLUCANIA
Valle del Sarmento