LE CONDIZIONI PER CRESCERE

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ida leonedi IDA LEONE

Ho lavorato a molti progetti di ogni dimensione che avevano a che fare con la creatività e lo sviluppo del territorio, in genere stando dalla parte della Pubblica Amministrazione; ma ho lavorato anche a piccoli progetti privati di natura imprenditoriale o formativa. Mi è capitato di notare che le dinamiche viziose con le quali si finisce con il fare i conti (dialogare, o combattere) sono più o meno sempre le stesse, e spesso si identificano con i motivi per i quali il migliore dei progetti può cominciare a scricchiolare o addirittura naufragare. Di contro, sono spesso carenti dinamiche virtuose che invece contribuirebbero a far scivolare i progetti come sull’olio, fino in vittoriosi porti. Non so se sono comportamenti propri solo delle nostre latitudini, forse sono “italiani”, in senso lato o forse mediterranei, ma sono convinta che se riuscissimo tutti ad evitare i primi, ed praticare i secondi, una via di uscita dalla stagnazione nel sud Italia sarebbe possibile, ed in maniera più rapida, meno vischiosa e soffocata.

Ho visto ad esempio spesso praticata quella che una mia amica ribattezzò “la regola del pareggio” o “regola dello 0 a 0”, che può essere riassunta così: non importa se perdo io, basta che non vinci manco tu. Questo comporta che chiunque abbia una idea e provi a realizzarla può trovare sulla sua strada antagonisti cui non importa di non riuscire a realizzare nulla, l’importante è che mettano i bastoni fra le ruote in ogni modo a chi sta arrivando ad un risultato. Una dinamica molto triste, che mina alla radice quello che potrebbe essere un comportamento viceversa virtuoso, ovvero fare gruppo, squadra, costituire una massa critica compatta, di per sè più adatta a raggiungere risultati in tempi minori.

Il coagulare molte persone intorno ad un solo progetto, invece di frammentarsi per dispetto in mille rivoli, ha poi a che fare con un altro comportamento (che ho visto in essere, ed è dirompente), che Fabrizio Barca definisce “la mobilitazione della intelligenza collettiva”, ovvero la possibilità di trovare soluzioni inedite a problemi apparentemente insormontabili, il che accade quando si mettono insieme persone con età, competenze e background sociali e culturali molto diversi. Occorrerebbe quindi puntare di più sulla riscoperta del valore della collettività, non intesa come massa cieca ai comandi dell’uomo della provvidenza, come spesso è accaduto, ma intesa come coagularsi, intorno ad un progetto, di molte persone condividono innanzitutto dei problemi, li mettono in comune e provano a risolverli, in quanto problemi di tutti. Problemi collettivi, che il più delle volte riguardano i rapporti del cittadino con il luogo nel quale vive.

Questo a sua volta, quindi, ha a che fare con il concetto di bene pubblico inteso come bene di tutti, non come bene di nessuno. Ripulire una aiuola dalle erbacce, ridare vita ad un luogo abbandonato da molti anni, ridipingere un muro scrostato, ripurirlo dai graffiti o riparare una pensilina di autobus: certo, sono tutte operazioni delle quali dovrebbe occuparsi l’amministrazione pubblica, ed è lecito pretenderlo. Ma se non accade, io ritengo sia un comportamento virtuoso provare a migliorare il pezzo di mondo intorno a sé, senza clamori, e senza attendere aiuti dall’alto. Che possono non arrivare, per i più svariati motivi, non tutti e non sempre imputabili ad ignavia o a scelte sbagliate. Le amministrazioni pubbliche possono ad esempio non avere le risorse per provvedere, in tempi di drammatici tagli ai bilanci. Sono convinta che un patto sociale fra cittadini e amministrazione, che consenta ai cittadini, se lo vogliono, di occuparsi del bene pubblico di prossimità, nei limiti in cui questo può accadere, sia una dinamica che aiuta a crescere sia il civismo individuale (quando hai ripulito un viale dalla sporcizia, ci stai molto più attento, a non sporcare a tua volta, e a stare attento che nessuno lo faccia), sia l’amministrazione, che sa di poter contare su cittadini, non su sudditi, e di poterli mobilitare con maggiore facilità per battaglie più grandi, da condurre insieme. Negli Stati Uniti, quando nevica, i proprietari di villette che affacciano su una strada pubblica hanno l’obbligo – pena una multa – di ripulire dalla neve non solo il vialetto che conduce alla porta di casa propria, ma anche il pezzo di marciapiede (pubblico) che coincide con i confini della proprietà, così come d’estate hanno l’obbligo di falciare l’erba dell’aiuola pubblica davanti casa, con le stesse modalità. Facendolo tutti, la strada è pulita dal ghiaccio e curata nel verde per tutta la sua lunghezza.

Anche questo comportamento, però, ha un costo: e cioè pretende che i cittadini perdano l’abitudine – e forse anche il diritto – a lamentarsi, limitandosi ad esempio a guardare i cartoni di pizza e i resti di festini che altri cittadini MOLTO incivili hanno abbandonato, sporcando un luogo pubblico, senza fare nulla per ripulire, limitandosi a scuotere la testa, convinti che tocchi sempre a qualcun altro. 

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Sull' Autore

Esperta di Fondo Sociale Europeo e delle politiche della formazione e del lavoro. Mi interesso anche di fenomeni di innovazione sociale e civic hacking: open data, wikicrazia, economia della condivisione, creazione ed animazione di community di cittadini. Sono membro del gruppo di lavoro che ha portato Matera a Capitale europea della cultura per il 2019. Sono orgogliosamente cittadina di Potenza e della Basilicata, e lavoro e scrivo per migliorare il pezzetto di mondo intorno a me.

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