GIOVANI IN FUGA DAL SUD: I DATI SHOCK DELLA CGIA DI MESTRE

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In dieci anni persi 750 mila ragazzi meridionali. In Basilicata siamo sui trentamila, oltre tremila giovani all’anno.

Armando Tita*
Qualche anno fa avevo lanciato la proposta dell’Associazione dei Genitori…con i figli in fuga, per interloquire seriamente su eventuali “Percorsi di ritorno” con Regione, CNR e UNIBAS. Proposta caduta nell’oblio come sempre. Ho un triste primato quello di aver vissuto una infanzia e una adolescenza senza un padre, emigrato in Venezuela e di vivere la lontananza dei miei figli sparsi in Nord Italia e Nord Europa da oltre dieci anni. Il caro amico Andrea Di Consoli (ricordo con vivo piacere…idee e stati d’animo vissuti e condivisi per un decennio nella stessa comunità giornalistica) con la sua bella rubrica “Lettere lucane” aveva tuonato contro il disimpegno dei “Giovani Lucani nel Mondo” rimproverandoli di non mantenere vivo il dialogo con i Lucani ”stanziali”. Ho difeso svisceratamente, energicamente e vigorosamente questi giovani lucani a cominciare dai miei figli che hanno scelto libertà, orgoglio e dignità umana e professionale in una regione dove il merito e la competenza sono considerati da secoli dei meri “optional”, opzioni facoltative, non obbligatorie per un sistema politico e accademico lucano, diciamo, eufemisticamente, tribale. Questi giovani, caro Andrea, non sono per niente egoisti…sono i Giulio Regeni, sono i tanti giovani italiani, non solo lucani, che hanno scelto la ricerca…”all’estero” perché penalizzati da una “istituzione universitaria” italiana, chiusa, clientelare e nepotista, che non conosce gli “albori” del merito e dell’equità, cioè di quelle virtù che consentono l’attribuzione o il riconoscimento di ciò che spetta. Ad Andrea e ai tanti lucani che sparano a zero sui giovani cervelli in fuga consiglierei la lettura dell’ultimo libro di Tim Parks: “Italian Life”- Rizzoli Editore – 2021”, che narra le amare vicissitudini e le peripezie vissute da James e Valeria, “lucana” di nascita, impegnati con caparbietà a costruirsi un primo percorso di “carriera accademica”, che, purtroppo, si trasforma in una battaglia contro i nepotismi, gli intrighi, la corruzione, il clientelismo, le pastoie burocratiche e le “pressioni” all’adeguamento. L’accorata lettera di un giovane ricercatore universitario potentino pubblicata nell’editoriale “Capitale umano che se ne va…” dello scorso 1 Marzo 2020 sulla Gazzetta del Mezzogiorno ne è la plastica conferma: “Ciò che auspico per la mia Città risulta ancora vago e poco realizzabile nell’immediato. Manca l’Alta Formazione e la progettualità sistemica. Mancano i circuiti virtuosi con Università internazionali e Centri di Eccellenza”. “Si prendano le mie parole, piuttosto, come un’amara constatazione riguardo ciò che non va della mia Città e ciò che la mia Città dovrebbe essere”   .“Spero, tuttavia, che le cose cambino e che Potenza possa davvero cominciare ad attrarre più giovani, siano essi studenti o lavoratori”.( aggiungo io…transeat sulla Città dei Giovani…rientrata nei “canoni” di sempre). “Se tornerò anch’io in pianta stabile, nel caso? Difficile in realtà, per gli stessi motivi che mi hanno spinto ad emigrare, comunque, da potentino, mai dire mai!”. “Mai dire mai”.
Noi genitori lucani maledettamente impreparati non abbiamo compreso fino in fondo i nostri figli, non abbiamo compreso i loro progetti di vita, le loro aspirazioni, i loro ideali. Non abbiamo compreso i loro immani sacrifici, le loro rinunce, sospinti come sono dalla voglia di costruire qualcosa di bello, libero, originale e trasformare una passione in un lavoro e in una vera professione. I nostri figli hanno abbracciato “tout court” lo splendido pensiero di Vincent Van Gogh: “Preferirei morire di passione che di noia”. Un decennio fa l’Istituto Tagliacarne in un convegno sull’emigrazione tenuto a Carbone piccolo Comune dissanguato dall’esodo sosteneva che la fuga dei giovani e delle giovani coppie era fisiologico. Dobbiamo ricordare che, a tal uopo, la Regione Basilicata e la maggioranza delle regioni meridionali hanno intrapreso percorsi demagogici e assistenziali della peggiore specie che hanno prodotto solo precariato e sprechi. Precariato e sprechi con i nostri meravigliosi Centri per l’impiego che non hanno mai prodotto un posto di lavoro. Come sosteneva un ex Ministro del Lavoro (tanto per non fare nomi…Gianni De Michelis): ”Le Regioni del Mezzogiorno, ad eccezione di pochi mega progetti finalizzati alla seria occupazione concreta presso le aziende e le PMI, hanno creato un pachiderma clientelare e affaristico che si è tradotto in quarantamila assunzioni presso Centri di F.P. e di Uffici regionali…Fine della trasmissione”. La Regione Basilicata cosciente di questa continua fuga dei cervelli e di questa prolifica politica iperassistenziale, grazie ai flop e ai continui fallimenti aziendali inventò una ulteriore misura, iperassistenziale, quella della CIG, in deroga. Uno strumento meraviglioso di reinserimento lavorativo che si traduce in poche centinaia di euro (il sussidio non supera i trecento euro). Un sussidio ricco che veniva erogato pure con molto ritardo. Ricordo una “convulsa” conversazione con un operaio bonificato da questa stupenda misura della CIG in deroga (circa 280 euro mensili): ”Come faccio a mantenere i miei due figli presso l’Università La Sapienza di Roma” I suoi cari rampolli con questa indennità garantita dalla Regione Basilicata soggiornavano sicuramente sotto il Ponte Milvio beatamente spesati da tutte le aggiunte accessorie.  Questa sciagurata politica assistenziale ha prodotto effetti sconvolgenti e passivi, sia in termini di crescita che di reattività del popolo lucano, bue e pecorile, sempre silente e mai pronto, mai sveglio, mai attento e mai vigile, Tutti si sono adagiati fino ai silenzi ignavi dei giorni nostri. I pochi padri lucani di dignità, maturi e di buona volontà, sperano in un ritorno di questi stupendi giovani lucani “nel mondo” a patto che sia foriero di una vera rivoluzione copernicana che sprovincializzi questa nostra meravigliosa, amata e sciagurata regione, depurandola da questo orripilante comportamento, patogeno e assistenziale, fatto di tanto “surrogato di democrazia” e di tante “splendide oligarchie” conditi da disgustosi nepotismi, fantastici egoismi, spudorate clientele e maleodoranti “tribalità”, di censo e di casta, alla Marchesato del Grillo. Perché cari Politici e cari amministratori regionali tutte le volte che si tagliano le opportunità ai giovani cervelli lucani si restringono gli orizzonti e si ingolfa a dismisura l’esercito della senilità. Quello che maledettamente è avvenuto e avviene in questa nostra amata regione… società lucana, ormai “defuturizzata”, senza futuro, senza nerbo, senza attributi, senza storia, senza memoria e…senza alcuna speranza.
*Sociologo e saggista
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