Molti ricorderanno le giustificazioni che Marcello Pittella diede all’atto della sua aggregazione allo schieramento di centro destra alla Regione: è un passaggio di necessità perché questa legge elettorale regionale non consente di andare da soli. E certamente non posso aggregarmi con il centrosinistra che ha fatto di tutto per mettermi fuori, con la Schelin e Conte che si sono giocati la mia testa ad una partita di dadi. Più o meno queste le sue parole. Un atteggiamento ineccepibile e comprensibile da chi ha seguito tutta la vicenda, iniziata in tempi remoti con l’ostracismo dell’intera famiglia lauriota organizzato prima nel Pci e poi nel Pd, e finito in tempi più recenti con la disastrosa entrata a gambe unite di un Conte impropriamente munito di un potere di veto. Detto questo, quello stesso Marcello Pittella oggi è il presidente del Consiglio regionale, cioè dell’organo deputato a fare le leggi o a modificarle e da lui si vorrebbe capire perché ha messo il silenziatore su quella legge elettorale da lui tanto criticata e non fa nulla per modificarla. Perché il problema c’era e c’è , in quanto si tratta della legge più brutta che le Regioni abbiano fatto in materia elettorale, una porcata in casa nostrana, frutto di accordi di bassa lega fra persone che avevano interesse ed obiettivi diversi, da Lacorazza che ambiva a cancellare il listino, allo stesso Pittella che non voleva il voto disgiunto, ai materani che per dare il loro assenso hanno preteso che l’attribuzione dei seggi partisse dal collegio di Matera. Un vero e proprio accordo da cantina. Detto questo, ora sta passando il treno di una revisione del numero dei consiglieri delle regioni pià piccole, Umbria, Molise, e, mentre le due Regioni si muovono in Conferenza Stato-Regioni per portare a venticinque il numero minimo della composizione dell’Assise legislativa, la Basilicata , sia dal lato dell’esecutivo, sia da quello legislativo non sente, non vede e non parla. Sarebbe quella l’occasione per dare una vera governabilità a questa regione, non solo potando a 25 il numero dei consiglieri, ma anche e soprattutto modificando la legge in senso più proporzionale, con la reintroduzione di un listino minimo, e con meccanismi tali da garantire la possibilità di andare al primo turno non in coalizione, per quelle forze che vogliano mantenersi libere da accordi preconfezionati. Chi più di Pittella dovrebbe intestarsi una modifica del genere? A meno che non abbia ragione chi dice che la politica si è ridotta all’arte di guardare all’oggi, dimenticando il passato e infischiandosi del futuro. Rocco Rosa
MARCELLO PITTELLA E QUELLA LEGGE ELETTORALE GAGLIOFFA
0
Condividi