Mi ero ripromessa di esserci e ci sono andata .
Avevo voglia di capire che cos’è oggi la scuola per i giovani, e poi ‘quella’ scuola in particolare, per il gran bene che se ne dice, in generale come ‘istruzione di grande qualità’, e in particolare come una delle migliori scuole della nostra città.
Non posso non citare il grande professore Raffaello Mecca, già preside di quella scuola, un educatore che ha saputo dare a quella scuola un’impronta di gran classe, e regole comportamentali rigide per gli studenti.
Ebbene sono lì, vicino alle scale, come aspettando qualcuno. Nessuno fa caso a me. C’è molta gente, genitori che accompagnano i figli al loro primo anno, ma non dovrebbero fermarsi molto, anche perché la strada è stretta e il doppio senso non consente di sostare. E invece si fermano, per non perdersi l’ultimo passo del loro ‘bambino’,che ormai non chiede più baci e carezze, ma pretende rispetto e libertà!
Esagerati, tutti qui, addirittura mamma e papà, mi auguro che abbiano chiesto il permesso in ufficio, perché di certo arriveranno in ritardo!
I tredicenni si riconoscono, arrivano scortati dai genitori, e gli si legge in viso l’imbarazzo per il bacio preteso dalla madre o il saluto col clacson del padre che, per fortuna, resta in macchina.
Si affrettano a lasciare i genitori e cercano un volto amico, si rivedono dopo i due mesi di vacanza, sono ex compagni della media, si sorridono, si abbracciano, sono emozionati certo, ma non si deve vedere!
Istintivamente si scelgono, saranno compagni di banco o saranno in classi diverse?
Gli altri, che sembrano più sicuri, sono liceali ormai, vanno dritti verso i compagni dell’anno scorso ed entrano, non sostano fuori della scuola, come avviene davanti ad altri istituti, né aspettano il richiamo del preside, sanno bene qual è il loro dovere!
Noto che alcuni hanno già le cartelle semi piene, divento troppo curiosa e mi avvicino ad una ragazzina. Si vede che è al primo anno, ha stampato in faccia l’imbarazzo dei giovani che hanno voglia di essere considerati ‘grandi’.
“Sei al primo anno”?- le chiedo – “come mai hai la cartella già piena di libri, è solo il primo giorno”. La ragazza mi risponde decisa che la scuola è cominciata e lei conosceva perfettamente gli orari e le materie del primo giorno, perché proprio lascuola aveva informato gli studenti su tutto attraverso i social, quindi…..!
Non finisce il discorso, mi saluta e corre verso il portone della scuola.
Caspita, ecco un buon servizio dei tanto bistrattati social, e poi rifletto ancora sul primo giorno.
Penso a quando il primo giorno significava solo far baldoria in classe, perché l’insegnante non c’era o non era ancora stato designato, al quaderno e la penna di tanti anni fa, unici materiali al seguito di ogni studente, o al diario più bello da mostrare ai compagni, in epoca più recente.
Penso alla spensieratezza dei primi giorni, senza impegno, senza compitie al tempo che si perdeva prima di cominciare a seguire una lezione, e plaudo a questi tempi, ma soprattutto a questa scuola.
Leggo con i miei occhi il programma già stampato da diversi giorni,con gli orari delle lezioni e le materie del primo giorno, e mi compiaccio per la serietà che conferma il buon nome di questa scuola.
E’ questa la scuola che accoglie, che stimola, che invoglia chi sa di doversi impegnare seriamente, chi affronta volentieri il sacrificio dello studio.
Non si accettano ‘perdigiorno’, e non si auspica il ‘sei politico’.
Qui si fa istruzione ed educazione, senza pregiudizi sociali, perché per quelli non c’è tempo!
