Margherita E. Torrio
Si è tornato a parlare dei rischi dell’autonomia differenziata in un incontro promosso da MEDinLUCANIA, con la partecipazione del professore emerito di diritto costituzionale, Massimo Villone, presidente del Coordinamento per la democrazia Costituzionale, dell’avvocato Lettieri di AVS, di Ezio Lavorano e del CDC di Basilicata. L’ampia e circostanziata lectio del professore ha ricostruito le tappe attraverso cui si è andata sviluppando e aggravandosi la questione, dal nascere delle aspirazioni secessioniste della Lega, alla fine del secolo scorso, sino alla sentenza pronunciata dalla Corte Costituzionale sul referendum abrogativo richiesto con quasi un milione 400 mila firme. Gli interventi degli altri ospiti hanno evidenziato il lavoro svolto da associazioni, partiti, sindacati e dai cittadini singoli che hanno dato un importantissimo contributo. Come è possibile che ancora e ancora si debba tornare a denunciare, cercare soluzioni a quello che il professore Viesti ha definito come il tentativo di secessione dei ricchi, in un mondo sempre più confuso, in una condizione di parossismo, di sofferenza, di oppressione che, in questi ultimi mesi sembra precipitare in un vortice distruttivo? Sul dibattito aleggiava il senso di questa condizione di preoccupazione. Come si può, d’altra parte, prescindere da ciò che avviene intorno, sapendo che il battere d’ali di una farfalla a New York può comportare variazioni sensibilissime anche a grande distanza di spazio e tempo? Tanto più se al posto della farfalla c’è un signore non solo di notevole stazza fisica ma soprattutto finanziaria? e se c’è ne è un altro magari in Russia? O in Israele? ed ancora di più, ci sono atrocità e campi di battaglia, della nostra ‘era di pace’. Sono guerre vere, con il loro carico di folle atrocità, qualunque sia lo strumento usato, armi tradizionali, o convenzionali, o con il nucleare, con i droni o con le più avanzate tecniche militari o economico-finanziarie o con interventi destabilizzanti di qualunque tipo. La pace, senza aggettivi, senza se e senza ma, dovrebbe essere al centro di tutti governi, in loro assenza è un bene che comincino a scendere le persone, i cittadini, il popolo nelle piazze, con tutte le loro diversità e distinguo; magari anche in più piazze, e alla fine è bene che sia così, non è confusione sotto il cielo, è invece tanta presenza. La storia recente e più lontana non ha insegnato nulla né a oriente né a occidente. Così, piuttosto che ascoltare le parole di pace, si opta per la scelta di correre all’aumento delle spese militari. Continua a prevalere la logica del mercato, dove c’è chi vende e chi compra. Questo forse assimila drammaticamente le logiche nascoste dietro ai tentativi di disgregazione del nostro Paese a quelle che hanno portato alla esplosione delle guerre. Gaza rappresenta la possibilità di investimenti in ogni campo. L’Ucraina è ricca di grano, di legname, di carbone, di ‘terre rare’, con minerali importantissimi per la conservazione, anzi lo sviluppo del sistema famelico cui è improntato il mondo contemporaneo, di ingegneria aeronautica, di industrie metalmeccaniche, di siderurgia, di una rete di ricerca, di centri di controllo del voli dei veicoli spaziali. È la gestione di tutto questo il problema reale. E però, cosa resterà, alla fine della guerra, in Ucraina, delle sue ricchezze? Ora c’è Trump che promette la pace ma interpreta la sua pace declinandola secondo un oltrecapitalismo che fa quasi rimpiangere quel capitalismo cannibale che Marx denunciava, cui ci eravamo addirittura assuefatti; che ci ha fatto dimenticare il we have a dream ma ha riportato alla luce la memoria delle orde di cacciatori di bufali, di indiani, di poveri coloni destinati a soccombere di fronte alle ambizioni di produttori di carne di strade ferrate di petrolio di potere economico. E nello stesso tempo, l’angoscia di chi avverte l’abisso del mondo rovesciato è irriso da chi si crogiola degli appetiti del ‘monarca’ eletto in USA e aspira a essere suo fedele ( mi torna in mente Sir Biss del memorabile cartoon Disney, Robin HOOD). Cosa resterà del modello del bel vivere nelle regioni ricche del nord Italia alla fine del percorso disgregativo dalla Lega sempre più animata dallo spirito di sindacato di un nord che aspira anch’esso alla estrema voracità? Mentre la Lega continua a cercare il suo tornaconto elettorale, con spregiudicatezza Calderoli, Zaia, Fontana, chiamando anche la Liguria e la Valle d’Aosta, vogliono continuare nel loro percorso di disgregazione, credono di saltare le indicazioni della Corte, approfittando della sentenza di inamissibilità del quesito referendario. Domande, domande. Su tutte, come sia possibile che si continui a recitare la parte dei pre-potenti, senza limiti, senza dubbi, nel piccolo che diventa sempre più piccolo delle nostre dimensioni territoriali, regionali, nazionali? Proprio di fronte agli imperscrutabili sviluppi delle guerre che sfiorano così da vicino il nostro Paese e l’Europa, agli ancora imperscrutabili sviluppi degli Usa e dei progetti di Musk e del neo rieletto ‘presidente’ Trump, ai sussulti ancora imbarazzati, imprecisi, inadeguati di tutte le dirigenze europee e della stessa UE, non resta che fare corpo su principi fondamentali, l’unità dei Paesi singoli e dell’Europa che voglia credere in quel progetto appena intuito, mai avviato, ancora tutto da costruire che è l’EUROPA. Fare fronte unito e comune contro il rovesciamento, ambito, tentato, avviato, significa volere che la forza non possa essere giocata in termini di supremazia del denaro e del potere finanziario ma nella consapevolezza di rappresentare insieme valori che hanno al centro l’uomo, la sua/le sue storie, fatta di conquiste quotidiane, di relazioni tessute nei secoli, di percorsi maturati e sviluppati sino a costituire quella che chiamiamo cultura. Questo a cominciare da noi, dall’Italia, che tutta ancora da fare, non può subire il taglio di pezzi, di territori, di esperienze. Perché insieme ha da costruire l’insieme dell’Europa di pace. Perché singole regioni amministrative non possono avere la forza di misurarsi con i colossi che vogliono sovrastare e non devono vanificare l’impegno e lo sforzo di chi vuole partecipare unitariamente ad un impegno di costruzione. Ecco anche perché deve continuare l’impegno contro l’autonomia differenziata. Ben sette norme della legge 86 di Calderoli sono state dichiarate costituzionalmente illegittime. La sentenza 192 della Corte Costituzionale ha effettivamente modificato il testo della legge 86 solo nelle parti dichiarate illegittime. Per il resto, la sentenza, pur di grande rilievo non riscrive il testo vigente ma incide solo sulla sua successiva interpretazione e applicazione. Ne risulta un contenuto molteplice, con possibili effetti diversi sul piano giuridico. Su questo Zaia, Fontana, Calderoli pensano di aggirare le pronunce di incostituzionalità. C’è poi un altro rischio, che si interpreti un ridimensionamento dell’istituto del referendum. Diventa necessario arginare le mire di chi vuole imporci la disgregazione del Paese, diventa ulteriormente necessario sostenere i cinque referendum rimasti, per il lavoro e per la cittadinanza, e rafforzare così la voce dei cittadini contro chi già ‘esercita il potere stravolgendo la Repubblica disegnata dalla Costituzione, e ancor più intende farlo’. La situazione, dunque, che a livello globale si è determinata, porta alla necessità di una nuova Europa. E porta, nel nostro Paese, alla necessità di garantire ai cittadini la possibilità di esprimersi anche attraverso i referendum, come forma di democrazia diretta, privati come sono di un voto politico veramente ed efficacemente libero. Ed ancora partecipare alla costruzione dell’Europa politica non può che portare ad un’attenta riflessione sulle gravi difficoltà che i nostri governi regionali, le regioni incontrano oggi nell’amministrazione quotidiana dei territori e se possano assolvere efficacemente ai nuovi compiti di “governo dello sviluppo”, di ottimizzazione degli investimenti per l’innovazione, per la qualità ambientale e sociale, per la conoscenza, per l’industria, per la protezione civile, tanto più se dovessero misurarsi in rapporto con le potenze che oggi si impongono e con quelle che usciranno dalla crisi che oggi vivono e con loro viviamo noi cittadini. Ogni progetto di disgregazione compromette il futuro del nostro Paese, solo continuare a costruire l’unità di questo Paese e dei suoi cittadini può permettere di vivere le sfide che oggi si presentano. Parlare e continuare ad essere mobilitati contro l’autonomia della differenziazione e della disgregazione significa, infine, contribuire fortemente a contrastare nella unità il vortice della corsa ai riarmi, il predominio della forza sulle democrazie, affannate si ma ancora degne di vivere.
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