ARMANDO TITA*

In questi giorni spopola sui Social e impazza principalmente su FB un fotomontaggio esilarante con l’immagine del Presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, a dorso di asino in una strada di Ruvo del Monte, suo paese di origine. Per la cronaca la strada è la famosa SP2 . La vecchia strada provinciale. La storica Contursi –Barletta degli anni cinquanta. Quasi per incanto il fotomontaggio si presta molto agli anni dell’infanzia ruvese del governatore. Condivido con Vincenzo De Luca le origini ruvesi e la partenza come emigranti per il Venezuela nel lontano 13 dicembre 1950 (prima che io nascessi) di mio padre Michele, di suo padre Pietro e di suo zio Vincenzo (morto tragicamente sul lavoro qualche tempo dopo). Ricordo la nostra grama infanzia vissuta nello stesso quartiere, denominato ambiguamente Pisciolo. Era il quartiere dotato di una forte discesa che favoriva la pipì degli asini, per restare in tema. Nel ferragosto ruvese dello scorso 2018 incontrai dopo oltre mezzo secolo (erano passati cinquantasei anni)t anti amici e tante amiche della vecchia Scuola Media Statale di San Fele, provenienti da ogni parte d’Italia. Una delle ragazzine dell’epoca era Linda. L’adolescente De Luca nelle sue immancabili estati ruvesi nutriva una forte passione per questa bella ragazzina. Forte passione confermata dalla stessa Linda e dai cugini ruvesi del De Luca. In quegli anni sessanta la cara esistenza dei ragazzi ruvesi era vissuta prevalentemente tra strada e oratori. Il Vincenzo De Luca, bambino ruvese non ha mai frequentato l’oratorio di Don Antonio Patrissi con i relativi corsi di formazione per chierichetti e Schola Cantorum. Un” laico” infantile ante litteram. Non ha mai partecipato al gruppo dei chierichetti e della Schola Cantorum, quella che era specializzata nella celeberrima canzoncina della Madre Superiora: “Tra le rose e le viole anche il giglio ci sta bene, noi vogliamo tanto bene alla Madre Superiora, evviva la Madre Superiora e abbasso il peccato mortale”. Provate oggi a far cantare ai ragazzini e alle ragazzine tale ingenua canzoncina. Ai ragazzi e agli adolescenti dell’epoca era vietato entrare nei bar. Se qualcuno furbescamente si nascondeva per assistere alle partite del tressette o del poker , immediatamente interveniva il titolare del bar e con fare molto gentile lo prendeva per le orecchie e lo accompagnava a calci fuori dal locale. Uno stupido patriarcato che non sopportava la pratica del gioco del calcio dei loro figli nel campo sportivo comunale . Ricordo scene terrificanti di questi “padri padroni” muniti di bastone che rincorrevano i figli/calciatori durante le partite ufficiali di campionato. Il povero arbitro era costretto obtorto collo a sospendere la gara. Non era tollerabile per questi genitori giocare a pallone. I figli dovevano coadiuvare e collaborare alle e nelle imprese familiari, tra pastorizia, manovalanza e lavori agricoli. Per questi trogloditi giocare al pallone rappresentava uno scandalo. Oggi siamo al sindacalismo patogeno genitoriale che il più delle volte sfocia in violenza verso i poveri insegnanti , vittime sacrificali di questa lurida società, senza valori e senza virtù. Due “stupende” forme di violenze che si equiparano per rozzezza e brutalità. De Luca , a parere di molti ruvesi, non ha mai esaltato la sua appartenenza al borgo natìo, per il suo paesello d’origine, per la sua heimat , intesa come tutto ciò che costituisce lo spirito, le radici e l’identità di un popolo. Nei momenti clou del suo successo politico come Sindaco di Salerno, un consenso bulgaro che superava il 75% degli elettori , i suoi denigratori salernitani lo invitavano a tornare nella “sua” Ruvo del Monte. Qualche anno fa spinto dalla sindrome di Proust raggiunse di soppiatto e senza farsene accorgere l’abitazione della sua cara cugina Raffaella. Come le madeleine di Proust il nostro Governatore evoca con il ritorno improvviso, per un giorno, a Ruvo del Monte un suo caro ricordo del passato… tra sapori e profumi. Gli gnummareddi , meglio conosciuti dalle nostre parti come migliatielli/miglietiedd, gustosi involtini preparati con interiora di agnello dalla sua cara cugina Raffaella, sono stati la causa principale di questo ritorno improvviso in quel del “Pisciolo” teatro dei suoi giochi infantili. Quasi a voler confermare la sua memoria involontaria evocata da un “sapore” da un gustoso piatto della sua infanzia. Come le madeleine di Marcel Proust anche il nostro Vincenzo De Luca comincia a ricordare quando da piccolo bambino ruvese si svegliava con i profumi del ragù e dei “miglietiedd”. Gusti e sapori possono vivere a lungo anche quando non ne abbiamo più memoria , i ricordi possono riaffiorare quando meno ce lo aspettiamo. Episodi simili intrisi di piacevolezza e nostalgia hanno caratterizzato la giornata ruvese del Governatore De Luca. Su precisa informazione della cugina Raffaella dobbiamo riferire che appena l’involtino toccò il suo palato, il governatore …trasalì. Il delizioso piacere l’aveva invaso, isolato, senza nozione di causa. Quella gioia violenta… dell’involtino di Raffaella coltivava la stessa sensazione di Proust con la celebre scena della madeleine? Rievocare il celeberrimo libro : “ Alla ricerca del tempo perduto” nello specifico delle madeleine in una delle pagine più belle del romanzo troviamo “spigato” e semplificato il procedimento della memoria involontaria. Il ragazzino che assapora felicemente una tazza di the nella quale è inzuppato un dolce molto particolare, “corto e gonfio” è del tutto simile alla gradevolezza dell’involtino del Governatore. Questa esperienza dell’involtino ruvese del tutto insignificante lo ha reso per un attimo, sicuramente felice nel ricordo. Un ricordo che, oggi, alla luce degli ultimi avvenimenti politici, (la mancata ricandidatura alla Presidenza della Regione Campania) può avviare una faticosa ricomposizione della sua memoria, della sua esistenza e della sua identità lucana e ruvese..
*Sociologo e Saggista