IL 25 APRILE E LA PREGHIERA DEI RIBELLI PER AMORE

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GIUSEPPE MELILLO

«Sui monti ventosi e nelle catacombe delle città, dal fondo delle prigioni, noi ti preghiamo: sia in noi la pace che tu solo sai dare. Dio della pace e degli eserciti, Signore che porti la spada e la gioia, ascolta la preghiera di noi ribelli per amore… Ribelli, così ci chiamano, così siamo, così vogliamo essere, ma la nostra è anzitutto una rivolta morale. È rivolta contro un sistema e un’epoca, contro un modo di pensiero e di vita, contro una concezione dell’esistenza. Non vi sono liberatori, ci sono solo uomini che si liberano… Nella tortura serra le nostre labbra. Spezzaci, non lasciarci piegare. Se cadremo fa’ che il nostro sangue si unisca al tuo innocente e a quello dei nostri morti, a crescere al mondo giustizia e carità».

Questa preghiera, conosciuta come la preghiera del ribelle, intrisa di parole di fratellanza e solidarietà su scala universale, fu composta da Teresio Olivelli, partigiano cattolico proclamato martire da Papa Francesco.

Il 25 aprile,  data fondante della Repubblica Italiana e Liberazione dal nazismo e dal fascismo che incrocia una delle cinque giornate di lutto, dal 22 al 26 aprile, di lutto nazionale proclamata dal Governo per la morte di Papa Francesco, può essere una occasione per una riflessione sulla portata ancora attuale dei “ribelli per amore”  e di “uomini che si liberano”.

Un mondo che nulla sembra aver imparato dagli orrori della guerra e dal insistendo su una “concezione dell’esistenza” che si basa sulle ingiustizie e contro la pace. Un tempo in cui i massacri continuano senza pietà e nella totale indifferenza.

Il giorno di Pasquetta ho visto e attraversato una umanità indifferente alla morte del Papa, avvenuta da appena qualche ora,  una morte fastidiosa e inopportuna in una giornata dedicata e obbligata al divertimento e al consumo.

La negazione della morte sembra avvinghiare l’essere umano così come il rifiuto e la conseguente fuga dal dolore. Una crisi dell’esistenza che apparentemente ci sottrae dalla responsabilità della scelta ma che è indice anche di incapacità di scegliere. Pare questo un tempo il cui segno è la perdita del sacro umano.

La sfida è riposizionare l’agire sacro umano nel mondo ripartendo proprio da questo 25 aprile,, giorno in cui è necessario, più che mai, ricordare e mantenere vivo il perché del  sacrificio di tanti uomini e donne “ribelli per amore”.

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Sull' Autore

Sviluppo territoriale, passione per l'antropologia e i fenomeni di massa. Collaborazione per enti pubblici e privati, nella formazione, sviluppo territoriale e culturale. Ha collaborato con Inturjoven, dipartimento del turismo dell'Andalusia, Università degli studi della Basilicata, cattedra di antropologia culturale, APT (Agenzia Promozione Territoriale) Regione Basilicata Consorzi Turistici GAL ( Gruppi di Azione Locale) Enti di Formazione, in ambito culturale / territoriale e turistico. Settori di competenza: branding e identità, e sviluppo locale

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