LIBERTÀ E INTRAPRESA: PER UN NUOVO UMANESIMO ECONOMICO IN BASILICATA

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di Gianfranco Blasi

Il bel convegno organizzato da Confindustria Basilicata, grazie alla visione del suo presidente Francesco Somma, ha offerto un’occasione preziosa per riflettere sul futuro dell’economia non solo  lucana dentro il più ampio orizzonte di un “nuovo umanesimo economico”.  Ma cosa può significare davvero questa espressione in chiave liberale? E quale contributo può offrire una terra come la Basilicata, spesso ritenuta periferica, ma in realtà carica di potenzialità sottoutilizzate? Ed ancora, l’esperienza politica del centro destra lucano di Vito Bardi può dirsi autenticamente liberale? Andiamo per ordine.  Nel XXI secolo, tra crisi globali e rapide trasformazioni, cresce l’esigenza di un’economia che metta di nuovo al centro la persona. Il nuovo papa che fa rimbalzare gli echi di Leone XIII e della Rerum Novarum (in italiano Delle cose nuove) ne è profetico interprete. Non per nostalgia del passato o velleità utopistiche, ma per convinzione razionale: solo dove l’individuo è libero di agire, creare e responsabilizzarsi, si generano benessere, coesione e innovazione. Ed è da qui che può partire un umanesimo nuovo: non assistenzialista, ma intraprendente; non statalista, ma civile.  

  1. L’impresa come forma concreta della libertà

Nella visione liberale del nuovo umanesimo, l’impresa è molto più che un fattore economico: è una scelta di libertà e un esercizio di responsabilità. L’imprenditore, lungi dall’essere un attore egoista o speculativo, è colui che legge i bisogni della società, investe risorse, crea opportunità. È un innovatore, un costruttore di futuro. In Basilicata, dove molte realtà imprenditoriali nascono da legami familiari o territoriali profondi, l’impresa può essere la risposta più autentica al desiderio di autonomia e radicamento. Ma questo richiede un contesto abilitante: norme semplici e chiare, infrastrutture adeguate, tempi certi nella giustizia, accesso al credito. Una legislazione regionale favorevole e semplificata. Il rapido utilizzo dei finanziamenti aggiuntivi. Pensiamo al Pnrr piuttosto che ai fondi europei, ma anche ad una capacità di spesa spedita in funzione del sistema delle piccole e medie imprese che vivono a ridosso del sistema regionale. La libertà economica, dopotutto, non è un’astrazione ideologica: è la possibilità reale di iniziare, crescere e competere. 

  1. Lavoro e dignità: creare opportunità, non dipendenza

Un nuovo umanesimo non ignora il ruolo centrale del lavoro. Ma lo vede in una prospettiva attiva: non come qualcosa da garantire per decreto, ma come esito di un sistema che stimola la partecipazione, la responsabilità e il merito. La dignità del lavoro nasce quando le persone possono contribuire con le proprie capacità a qualcosa di più grande di sé. In questo senso, la formazione diventa decisiva. Ma accanto alle competenze tecniche, serve un’educazione all’intraprendenza: aiutare i giovani a pensarsi non come utenti del sistema, ma come protagonisti, capaci di trasformare idee in progetti, e progetti in impresa. Così come il lavoro pubblico, anche quello della burocrazia regionale, va promosso, valorizzato e incentivato. Servono nuove competenze ad alta professionalità. In Regione Basilicata si stenta, invece, a elargire la produttività e a renderla selettiva. Si accumulano ritardi persino nella gestione ordinaria dei buoni pasto.

  1. Un’economia dei luoghi: libertà che genera sviluppo

Qui da noi, ogni borgo può essere un piccolo laboratorio di economia civile e moderna, se lasciato libero di sperimentare. Il problema, spesso, non è la scarsità di idee, ma l’eccesso di ostacoli: permessi lenti, normative contraddittorie, difficoltà nell’accesso ai fondi. Un approccio liberale valorizza il principio di sussidiarietà: lo Stato e poi le Regioni e gli Enti Locali devono fare ciò che serve per garantire le regole del gioco, ma non possono né devono sostituirsi agli attori economici. Serve una regia leggera, capace di accompagnare chi intraprende senza soffocarlo. Ed è questa la differenza di fondo fra lo statalismo di sinistra e la libertà dei corpi sociali espressione della cultura liberale. La stessa transizione ecologica e digitale può diventare un’occasione concreta per la Basilicata, se tradotta in chiave locale e pragmatica. Le imprese lucane sono pronte a innovare, ma hanno bisogno di strumenti semplici, accessibili e di una pubblica amministrazione che agisca come alleato, non come ostacolo.

  1. Una leadership consapevole per una regione che cambia

Un umanesimo economico autentico ha bisogno di una  classe dirigente consapevole: imprenditori, amministratori, professionisti che sappiano tenere insieme libertà e responsabilità, autonomia e visione. Leader che non si limitano a gestire l’esistente, ma lo trasformano, costruendo reti e comunità economiche capaci di affrontare il futuro. Questa è la sfida che deve cogliere ora e adesso il centro destra lucano. In questa prospettiva, università, ITS e scuole professionali devono assumere un nuovo compito: formare non solo tecnici, ma cittadini liberi, capaci di discernere, progettare, cooperare. Serve un’educazione al rischio, al coraggio, alla fiducia. Soprattutto l’università lucana deve fare un passo avanti e completare il processo di integrazione nel tessuto culturale, sociale ed economico della nostra comunità.

  1. Libertà e comunità: non contrapposte, ma solidali

Rimettere al centro la persona non significa indulgere in un’economia compassionevole, ma promuoverne una giusta: capace di premiare chi innova, chi investe, chi resta. In Basilicata, parlare di un nuovo umanesimo significa riconoscere il valore di chi sceglie di costruire qui la propria impresa e il proprio futuro. La vera sfida non è ridistribuire ricchezza, ma crearla attraverso la libertà, senza dimenticare che ogni impresa vive dentro un contesto sociale. La fiducia, la cooperazione, il capitale relazionale sono fondamenta invisibili ma essenziali. Un liberale lo sa: non c’è libertà senza legami, né crescita senza fiducia.

  1. Un umanesimo lucano, liberale, generativo

Da una terra apparentemente marginale può nascere un’idea forte: che il riscatto economico del Sud non passerà dai sussidi, ma dalla libertà di intraprendere. Un umanesimo economico che ha il volto di chi osa, progetta, unisce. Di chi sa che lo sviluppo non si pianifica a tavolino, ma si costruisce giorno per giorno, dentro le imprese, nei territori, nelle relazioni tra persone libere e responsabili. Così, forse, da questa terra antica e giovane, silenziosa ma tenace, può sorgere un’economia che ha il coraggio di essere umana perché è davvero libera.

 

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Sull' Autore

Scrittore, Poeta, Giornalista

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