
DI ARMANDO TITA
Sono lontani i tempi quando l’artigianato lucano dei primi anni novanta garantiva PIL e Occupazione. Abbiamo dedicato tanti articoli allo strategico artigianato lucano dopo i devastanti Report della CGIA di Mestre sulla chiusura di oltre quattromila aziende nell’ultimo ventennio. Non possiamo però ignorare l’accorato e ultimo SOS che impazza su tutta la stampa lucana, lanciato da Rosa Gentile, dirigente della Confartigianato, sulla grave assenza di ben duemila profili professionali nell’artigianato lucano. Un tale SOS contrasta amaramente con l’ultimo autorevole riconoscimento 2025, a distanza di ben trentaquattro anni, assegnato al Progetto “F.I.ART 1991”(Formazione e Innovazione in artigianato) della Regione Basilicata, sia da parte della UE che dell’INAPP(Istituto Nazionale per l’Analisi delle Politiche Pubbliche). Un gran bel progetto che dava la possibilità alle varie aziende artigiane di formare nuovi profili professionali seguendo il principio della bottega-scuola con il supporto dei Centri Studi Nazionali di Eccellenza. Ci eravamo illusi nel lontano 2015 sia del varo, in primis, della legge quadro regionale n. 29 del 12 agosto 2015 che del riconoscimento, in “secundis “, del vecchio PROGETTO ARTIGIANATO della Regione Basilicata 1989 inserito tra le “buone pratiche” dalla “Banca Dati Professionali STAIRS” della Camera dei Deputati (cod. identificativo 7462) e identificato come “Patrimonio librario”della “Biblioteca di Montecitorio”, dopo le pubblicazioni sulle prestigiose riviste “ OSSERVATORIO ISFOL e RASSEGNA DELL’ECONOMIA” n.1/89 e n.5/91.
Come sarebbe bello con questa patogena crisi del settore rituffarsi in quel mondo fatto ancora di tanta creatività, di tanta progettualità, di tanto entusiasmo e di tanta concreta e sostanziale occupazione? Quei ragazzi di trent’anni fa formati dal Progetto Artigianato oggi sono imprenditori cinquantenni , titolari di aziende artigiane di successo. Peccato che non ci sia mai stata una seria continuità e una dovuta e giusta riproposizione di tali interventi. L’artigianato lucano è andato progressivamente degradando fino ad essere mortificato e umiliato dall’ultimo PSR(Piano Strategico Regionale) che lo ha ignobilmente ignorato non prevedendo alcuna misura specifica dedicata direttamente al suo sviluppo. La mala politica del lontano 1993 aveva cancellato tutto…progetti di successo, istituti di ricerca e aziende regionali vocate allo sviluppo e alla promozione del settore. Una cancellazione brutale senza una razionale e sostanziale giustificazione. Come sarebbe bello oggi risvegliare quegli addetti ai lavori di ieri per dare una vera anima all’arida legge quadro regionale che giace in un cassetto del Dipartimento Attività Produttive da dieci anni…nella totale ignavia delle Istituzioni e delle Associazioni di Categoria. Abbiamo tentato invano con un Focus ad hoc voluto e organizzato dal “Comitato Comunità e Sviluppo Basilicata” di risvegliare coscienze sopite in stato di torpore e di ridotta capacità. Un successivo emendamento, una posta finanziaria di cinquecentomila euro e un “odg” ad hoc approvato all’unanimità dal Consiglio regionale ci aveva fatto ben sperare. Da quel momento un vuoto “assoluto”, una cappa di silenzio. La mediocrazia imperante purtroppo ha prevalso…non abbiamo avuto più contezza del Bando e dei provvedimenti inerenti e conseguenti. Come sarebbe bello ripristinare il vecchio Progetto Artigianato con tutte le sue opportunità occupazionali. La proposta elaborata dal Prof. Magno era stata presentata dall’assessore Savino e completata efficacemente dal giovane assessore Gianni Pittella che, grazie, ai buoni servigi dell’ufficio preposto, aveva ottenuto la definitiva copertura finanziaria e la conseguente decretazione.
Tale intervento prevedeva:
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L’assunzione di 1800 giovani presso aziende artigiane della Basilicata;
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La Priorità nelle assunzioni agli artigiani delle aree interne della Basilicata.
Obiettivo ampiamente raggiunto e superato dal Progetto Artigianato 1989/90 e dal F.I.ART 1991/92.
A causa della complessità degli interventi contemplati nell’azione formativa per l’esplicitazione dei criteri, per la localizzazione corsuale dei formatori teorici di base rivenienti dalle Associazioni di categoria, per la individuazione dei profili professionali richiesti dal mercato, nonché per la totale impreparazione iniziale dei titolari d’azienda, il progetto subì una serie di ritardi. Nonostante queste difficoltà iniziali il Progetto ha avuto nel suo complesso una eccellente accoglienza nel pianeta artigiano lucano e presso i Centri Studi Nazionali di Formazione Professionale delle Associazioni di Categoria coinvolte e una copertura finanziaria pressoché totale (97% a carico del Ministero del Lavoro e del FSE e 3% a carico della Regione Basilicata).
È d’uopo precisare che sono stati esclusi tutti i profili professionali rivenienti dall’edilizia perché non avrebbero potuto garantire la continuità formativa per l’intero biennio previsto dal Progetto Artigianato e “imposto” dall’art.3 della legge 863/84. Tale modello organizzativo si è avvalso nella prima fase dell’assistenza tecnica dell’ARSA (Azienda Regionale Sviluppo Artigianato) puntando sulla crescita imprenditoriale e manageriale degli artigiani e sull’autonomia gestionale delle Associazioni di Categoria.
Associazioni di categoria che si sono caratterizzate con brillanti risultati conseguiti sul campo nella seconda fase del Progetto F.I.ART (Formazione e Innovazione in Artigianato) e, soprattutto, con punte di eccellenza sia in termini occupazionali (oltre 2300 assunti per 898 aziende artigiane coinvolte) che formativi, per la presenza dell’ISVOA /Confartigianato di Padova e di Treviso e dell’ECIPA/CNA di Bologna. La predisposizione /promozione di opportunità non assistenziali e l’attivazione di una concertazione di funzioni e di ruoli (non vanno sottaciuti i ruoli espletati sia dai formatori delle Associazioni di Categoria FTB-Formatori Teorici di Base sia dagli artigiani, FTP-Formatori Tecnico-Pratici, in seno alle loro aziende) esercitati dalla Regione e dalle Confederazioni artigiane, non è stato un generico orientamento all’occupazione, ma, una vera organizzazione programmata con una moderna e innovativa sperimentazione didattica. Applicando criteri operativi e metodologici di grande innovazione questa nuova programmazione formativa e aziendale ha assicurato non solo risultati positivi e lusinghieri, ma, soprattutto, piena efficienza ed efficacia all’intero sistema di intervento delle politiche attive del lavoro della Basilicata. Vanno altresì menzionate le azioni seminariali, formative e di stage per formatori teorici di base e tecnico pratici organizzate dalla Confartigianato di Treviso e il progetto dell’ECIPA di Bologna denominato Obiettivo RADAR (riqualificazione a distanza artigianato)rivolto ad un campione rappresentativo di aziende artigiane operanti nel settore del tessile-abbigliamento. Cari amici di Talenti Lucani, termino qui, non vorrei tediare ulteriormente i bravi artigiani della Basilicata che hanno collaborato proficuamente per raggiungere gli obiettivi occupazionali prefissi dalla Regione, dal Ministero del Lavoro e dal FSE, nei lontani bienni formativi 1989/90 e 91/92. Era un semplice tuffo nel passato, senza boria con tanta umiltà e con tanta disponibilità a fornire progettualità e competenze, ampiamente riconosciute nel passato dalla UE, dall’ISFOL, dai Centri di Eccellenza , dal FSE(Fondo Sociale Europeo) e dal vecchio Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale, senza dimenticare, lo ripeto, per i distratti amministratori regionali, l’ultimo riconoscimento come “Best Practices 2025”dall’INAPP(Istituto Nazionale per l’analisi delle politiche pubbliche)presieduto dal dr. Natale Forlani, ex Cisl, e dalla UE, Progetto F.I.ART (Formazione e Innovazione in Artigianato)1991, un riconoscimento inaspettato e inatteso.
Altri tempi…Altri uomini.