DI ARMANDO TITA
Nella cerimonia della cittadinanza onoraria di Ruvo del Monte del 12 luglio scorso conferita al Presidente Vincenzo De Luca, forte e vibrante è stato il suo ricordo sui ruvesi, emigrati nel Venezuela, nel lontano 1950. La lezione morale della dignità e della libertà e l’insegnamento dei “nostri” padri, emigrati venezuelani, a Noi, bambini invisibili dell’epoca, ha scosso gli animi dei presenti, dal Presidente Bardi al Presidente Pittella, dal consigliere regionale Polese all’on.le Peppino Molinari, dal Senatore Brescia agli innumerevoli Sindaci, dalle autorità religiose e militari al migliaio di cittadini, suscitando tanta intensa e profonda commozione. Lo diciamo per l’ennesima volta a Bardi, Pittella e Polese, siamo stanchi di essere testimoniati da personaggi che l’emigrazione non l’hanno mai vissuta e la conoscono solo attraverso le teche RAI. ,Il bulimico dibattito sulle aree interne, sulla famigerata pagina 45 del PSNAI, sulla privazione dei servizi pubblici essenziali e sui responsabili del disastro, conosciuti da secoli, già oggetto di un mio ampio reportage nei giorni scorsi su Talenti lucani, ci sprona ad essere ancora più determinati e più propositivi. Siamo i cosiddetti “soggetti semplici”, cani sciolti, senza padrini e senza padroni, proveniamo dalla sinistra del vecchio conio e combattiamo con una tenacia, mai doma, nel campo delle analisi e della ricerca, della cultura politica e dello “sviluppo” cosiddetto socio-economico.
Siamo imbarazzati per tanta assenza di vere politiche industriali e per i fallimenti dei nostri siti dove regnano brutali chiusure e brutali delocalizzazioni mai seriamente analizzate e risolte dai vari governi regionali. Ci illudiamo di proiettare le nostre proposte nella dimensione cosmica del futuro prossimo lucano grazie ai buoni servigi del nostro “Comitato Comunità e Sviluppo Basilicata” e ai tanti accademici e politici di spessore che abbiamo coinvolto e coinvolgiamo trimestralmente nei nostri Focus. Futuro che non riguarda solo le ragazze e i ragazzi lucani costretti a vivere senza bussola e senza alcun buon esempio, valido e concreto, ma, soprattutto, riguarda tutti Noi lucani, uomini e donne maturi di buona volontà, costretti a sopportare linguaggi e comportamenti scorretti del mondo politico odierno. La crisi della Sinistra in Europa, in Italia e nella Regione Basilicata ci sconforta ulteriormente . Le tante soluzioni proposte sono poco convincenti e tanto, tanto incomprensibili al nostro bravo, buono e paziente elettorato di sinistra che naviga a vista e… sceglie il più delle volte l’Aventino o l’astensione. Sfumati i diritti sociali, ignorato il precariato e la sicurezza sul posto di lavoro con le nefaste conseguenze delle morti bianche, siamo inviperiti verso questa Sinistra che mitizza la flessibilità e la cultura “woke”.
La sinistra smarrita che abbraccia la cultura woke non la rende più tale, per richiamarci a Gerardo Lisco o ad Antonio Floridia con il suo PD: “Un partito da rifare” o al sottoscritto con il suo: “Il Grigiore ermetico del PD”. Qualche anno fa mi divertivo a creare “metafore” nella nostra società politica lucana. Credevo che fosse una mera boutade, una osservazione spiritosa, arguta e a volte paradossale. Niente di tutto ciò. Mi sono dovuto ricredere, ci siamo svegliati con un pianeta politico lucano all’insegna della “danza degli scranni” e delle “baruffe chiozzotte” di goldoniana memoria che hanno indispettito e indispettiscono la maggioranza silenziosa lucana. Un grande azzuffamento tra uomini e donne delle istituzioni regionali che hanno interessato e coinvolto perfino il Consiglio di Stato. Assimilavo i politici presenti nel Consiglio regionale con le tante varietà e le tante tipologie di uccelli: “Falchi, colombe, piccioni viaggiatori e uccelli paduli”. Il Falco c’è sempre stato in ogni legislatura. E’ il classico politico “rompiglione”, intransigente e massimalista. Poco amato e molto odiato. Molte volte il suo fanatismo ideologico lo fa delirare, farneticare e vaneggiare fino all’irrazionalità e all’isteria. La Colomba è il più delle volte una persona mite, dialogica e amante della mediazione. (Peccato che in questo ultimo decennio sia stata del tutto scomparsa). Il Piccione Viaggiatore è quel volatile dedito al trasformismo e alla “transumanza” è inutile ripeterci , fino alla noia, sono i tanti traditori di convenienza che aumentano a dismisura. Lo scorso Consiglio regionale ha battuto tutti record di “transumanza” e di “danza degli scranni”, da un Gruppo politico all’altro. Un esempio su tutti, il fortissimo gruppo consiliare della Lega ridotto al lumicino e alla sola Merra, che, per non smentire i suoi cari colleghi, alla vigilia delle elezioni regionali ha abbracciato pure lei i tanto amati e desiderati “Fratelli d’Italia”. Resta nel suo splendido isolamento l’Uccello Padulo che oltre all’ambiguità del nome porta molta sfiga. A tal proposito si consiglia di non dargli mai le spalle per evitare eventuali “sgradite” sorprese. Ho voluto sdrammatizzare con la metafora degli uccelli un comportamento politico- consiliare lucano, incomprensibile e insopportabile, già ampiamente approfondito nel mio precedente articolo “La Danza degli scranni” dell’11 luglio scorso. Un comportamento che ha premiato da sempre e senza pudore i tanti “luigini” di “leviana” memoria a tutto discapito degli uomini e delle donne di ingegno, di serietà e, per restare in tema, di talento. Spero dal profondo del cuore dopo l’SOS lanciato dall’ultimo Rapporto Svimez sull’esodo impazzito dei nostri giovani lucani,(a cominciare dai miei figli)che nasca un vero e concreto “Patto per e con i giovani” della Basilicata. Un Patto generazionale di “cerniera” all’Antonio Candela, che superi il vecchio assunto del giovane “salvato” dai nepotismi e dalle clientele a scapito del giovane “fuori tribù”. Da padre di figli fuggiti in Europa con il Trolley siamo stanchi di tante fughe di cervelli e di tanto capitale umano lucano che se ne va e se ne va… per sempre. Siamo stanchi di essere intrappolati dalla “Sindrome del Galleggiamento”, alla Censis, e di vivere irrazionalmente questo strano e tragico momento politico regionale, nazionale, europeo e mondiale. Auspico un ritorno alla ragione. Vivere in contraddizione con la propria ragione come sostiene Tolstoj è la morale più intollerabile e più insopportabile. L’uomo politico lucano ragionevole, fuori dalle metafore ornitologiche, si adatta al mondo e alle situazioni, l’irragionevole insiste nel cercare di adattare il mondo e le situazioni a sé. L’irragionevolezza, la mancanza di buon senso e di minimale e decente coerenza ha creato quel fenomeno degenerativo delle “transumanze” nei vari gruppi consiliari regionali. Uno spettacolo indecoroso per la maggioranza del popolo lucano…di dignità. Del resto aver denunciato per “secoli” la totale assenza di meritocrazia e averla praticata compiutamente con coerenza e serietà in famiglia, è stato per me e per i miei figli motivo di orgoglio, e, soprattutto, l’avvio di un serio processo di discontinuità con l’avvilente vissuto politico lucano di sempre.(Spero di fare proselitismo per costruire un vero universo libero lucano e meridionale). Far prevalere il merito alla protezione politica è una prima e vera rivoluzione copernicana a favore dei giovani lucani. E’ veramente cosa buona e giusta dare priorità al merito e al talento e chiudere definitivamente con questo sciagurato passato. Siamo su “ Talenti Lucani” e non possiamo più consentirci di derogare ancora sul Merito. La meritocrazia, illustre sconosciuta, nel Palazzo della Regione Basilicata,(sede del mio adorato e amatissimo ultratrentennale “funzionariato”), deve, dopo cinquant’anni di spudorate clientele e spudorati nepotismi, dare spazio ai meritevoli e ai Talenti. Bisogna rispolverare urgentemente il vecchio Progetto “Cento Talenti “, precisiamo “Cento Talenti” non “Cento Parenti”. Per dirla, alla Senatore Lapenta, gentleman dc lucano, da me “attenzionato” nei precedenti articoli, … “Temo i Mediocri e li vedo, purtroppo, sempre più in crescita…”. Siamo stanchi di constatare questo spropositato aumento di mediocri, che, pur non eccellendo in nulla, raggiungono livelli apicali…immeritati, alla Geronimo Larussa.