Credo che il Referendum costituzionale, previsto per il 4 dicembre, abbia scopi meno nobili di quelli sbandierati. Dietro la scenografia delle opposte propagande per il sì e per il no, che, 4xin ogni caso è più sì che no, considerato che gli oppositori di Renzi sono suoi segreti alleati e stanno lavorando per il re di Prussia (se Confalonieri si sbilancia per il sì è d’accordo col suo capo), si nasconde probabilmente il prossimo colpo di mano contro il popolo italiano. Quest’ultimo sarà anche peggiore di quello messo in atto da Monti. Quello del bocconiano lo ricorderemo appena come un pizzicotto rispetto agli sganassoni che prenderemo subito dopo le consultazioni. La stagione di lacrime e sangue che Napolitano aveva inaugurato è tutt’altro che conclusa. Non nei suoi stravizi burocratici e politici, che continueranno a proliferare bellamente, ma nelle sue ultime sicurezze sociali. Saltare la transizione avrebbe accresciuto i rischi di rivolta popolare e questa classe politica di infingardi non avrebbe mai avuto il fegato di saltare subito alle nefaste conclusioni. Il referendum è pertanto la pantomima che precede la tempesta. Siamo, insomma, all’anticamera di un altro golpe bianco contro la nazione paragonabile a quello dei primi anni ’90, quando le Mani pulite e le coscienze sporche rovesciarono come un calzino l’economia del Paese per ridurlo sul lastrico. Solo che questa volta, le solite masse plagiate da una propaganda condotta sull’uno contro l’altro, anziché andare a lanciare monetine all’Hotel Raphael, si recheranno direttamente ai seggi a depositare il loro voto nell’urna e lo faranno, oggi come allora, condizionate da un tam tam mediatico che le ha confuse senza possibilità di rinsavimento. Se vince il sì, , non useranno mezzi termini per privarci di molte conquiste del passato. Le chiameranno ancora riforme ma saranno ulteriori di benessere al nostro standard di vita, dalle pensioni alla sanità: un dimagrimento che renderà la crisi insopportabile, relegandoci nel limbo della pura sopravvivenza. Se vince il no si dovrà cambiare la tattica di intortamento, magari sostituendo il Premier con uno che in nome delle larghe intese farà le stesse cose, il tempo strettamente necessario per trovare altre giustificazioni che ci condurranno allo stesso risultato. Comunque vada sono i poteri internazionali a pretendere che l’Italia rinunci in un modo o nell’altro a quel welfare che, secondo loro, non possiamo più permetterci. Che si chiami partito della Nazione, o che si chiami coalizione per la rinascita , che ci sia falsa unità o finta contrapposizione tra forze, il gioco sarà sempre portato a ridurre le conquiste sociali per le quali si è lottato e si è fatta una Costituzione che quei diritti doveva solennizzare
Gianni Petrosillo porta una tesi che ci lascia senza speranza. Chiunque vinca, gli italiani hanno perso. Lui vede un continuo tirare il collo allo stivale fino a soffocarlo. Ho concordato con molte delle sue riflessioni riguardo all’ingerenza di alcuni paesi e anche ad una certa mancanza di autonomia in politica estera, che sta facendo il danno di molti imprenditori italiani. Ma pensare che si è tutti burattini in mano agli altri a me sembra esagerato. Dobbiamo a noi stessi, ai nosotri governanti se dal 2000.al 2010 , con i tassi che si sono abbassati dal 24 pr cento al 5,6 per cento ci siamo messi a scialuccquare ,anzichè consolidare il debito e ristrutturarlo in maniera da renderlo sostenibile. Quando è arrivata la crisi ci siamo trovati col sedere scoperto, in balia della speculazione e delle nazioni che ,avendo i bilanci in regola, non sono stati disposti a far sacrifici senza dettare le condizioni. D’accordo con lui che non si risolve questo problema dicendo sì o no. La politica è diventato un corpo estraneo, sia da destra che da sinistra. E quando non c’è un esempio positivo, etico, morale, un punto di riferimento alto, semplicemente la gente è scettica, disincantata e non incline a fare sacrifici come nel dopoguerra. Allora c’era un sentimento comune che si chiamava italianità. Ecco allora il tema: se non si cura lo spirito di questo Paese, il corpo non si salverà. rocco rosa
