
ANNA MARIA SCARNATO
In questi anni di consiliatura regionale, a fronte di decisioni il più delle volte calate dall’alto dei poteri al governo (pensiamo alla privatizzazione dell’acqua, alla questione energetica, allo sfruttamento del territorio, alla sciagurata autonomia differenziata e a tanto altro che, al solo pensiero, in faccia dovrebbe cogliere il rossore per l’imbarazzo di essere lucani e di non esserci ribellati come la tradizione identitaria avrebbe voluto) non si è udita parola da parte del Governatore che giustificasse o cercasse di spiegare la logica di quelle scelte fatte. Al più si sono sentite poche frasi che cercavano faticosamente di sottolineare, in una sfacciata pagina di sperequazione ai danni della Basilicata, qualche virgola di utilità per i Lucani. Lettera maiuscola per un popolo dalle antiche glorie passato al dormitorio da “papagna”, sostanza ipnotica in uso prima del ’50 per favorire il sonno. E qui da noi la “papagna” è stata “somministrata” dall’illusorio gas gratuito, adesso dallo sconto sul consumo dell’acqua, dal bonus benzina, antecedente a codesta amministrazione regionale, dicendo anche grazie, genuflettendoci, alle multinazionali che, a fronte di estrazione di petrolio, concessero l’elemosina dei royalties e limitatamente ai territori sfruttati. Appare sulle scene di ogni attività lavorativa e culturale della Regione proprio ora, miracolosamente per chi per 5 anni non l’aveva visto arrivare. Addirittura in America ci è andato a rappresentare, come già fece l’ex governatore Pittella, la tradizione materana del Presepe nei Sassi, interpretata con un’opera ispirata da un artista illustre lucano, Franco Artese, e ora esposta nella Chiesa della Nostra Signora di Pompei in New York, diretta dal Parroco bernaldese Don Luigi Portarulo. La sua presenza a promuovere la Basilicata e ciò che offre, “una terra in cui il silenzio ha ancora valore, dove la spiritualità è tangibile e dove le tradizioni sono sinonimo di accoglienza e condivisione”, secondo il suo commento. Ci è andato con un occhio più attento e vigile alla realtà che gli dispiacerebbe lasciare, considerando che le cose e le persone si apprezzano quando si perdono e non quando hai la fortuna di viverci accanto. E nel contempo, strizzare l’occhiolino alla Chiesa per disorientare il “cattolicesimo” che deve votare e che potrebbe vedere di buon occhio “l’umanesimo” e l’impegno sociale del possibile candidato civico Chiorazzo? Con ciò pensa il Governatore, forse, di “lavare” i vari disimpegni che lo hanno visto muto nella parola, o quasi, indifferente e recalcitrante a prendere una penna e scrivere di noi, di questo popolo che spesso si fida e spesso sbaglia a fidarsi di politici? Una parola che sia di protesta per la non approvazione preliminare dei livelli delle prestazioni sanitarie obbligatorie per tuti i cittadini o che che si di appoggio alle posizioni dei vari sindaci rappresentanti i territori lucani a dire no agli inaccettabili studi condotti dalla Sogin che in conclusione hanno individuato zone dedite ad agricoltura, zone archeologiche, zone di interesse storico-culturale, per allocare il deposito unico di scorie radioattive, impipandosi delle rimostranze dei Presidenti delle due province. Avrà mormorato, non certo come il Piave, poche sillabe interpretate come un NI. E ci troviamo, noi Lucani, ancora non svegli del tutto, a pensare il da farsi perchè “lo straniero” non passi. E dispiace trovarsi in casa, un “forestiero” se ha dimenticato le vocazioni territoriali, le caratteristiche del sottosuolo in cui devono sotterrarsi le scorie, quasi maldisposto verso la nostra terra, viene in certi momenti la tentazione di pensare, un agnostico della politica, che, anche quando pronuncia tale parola per circostanza istituzionale, non esprime entusiasmo e orgoglio nei suoi occhi. Ma chi così lo raffigura, potrebbe ricredersi oggi, alle porte di una Consultazione elettorale se il Governatore sembra, dopo il viaggio in America, aver trovato la parola. E cosa fa? Per il Dimensionamento scolastico, che è stato definito nelle forme e nei numeri approvati dalla Regione Basilicata, secondo i dettami legislativi stabiliti a Roma, fortemente penalizzante per la Basilicata, ormai declassata, spopolata, angustiata, si annuncia di aver dovuto decidere al posto di chi non lo ha fatto, riferendosi ai due Presidenti di Provincia. Di essere riuscito, in seno alla terza e quarta commissione regionale, a ridurre il numero di soppressione di dirigenze, indicato dal Ministero, portandolo da 26 a 24. Che gli alunni non si sposteranno dagli Istituti dimensionati, trascurando l’importanza della presenza continua di un Preside nella Scuola di reggenza. Trascurando l’accorpamento degli uffici amministrativi in una sola Scuola, e sicuramente diminuendo l’organico nelle segreterie, determinando la movimentazione delle famiglie che abitano in zone montane per disbrigo di documentazione relativa alla frequenza dei figli, aumentando la frattura tra i centri e le periferie. Ma ancor di più il Governatore ha usato la parola per convincere della convenienza di questa deliberazione legislativa del Dimensionamento scolastico. Non l’avesse mai proferita per giustificare uno scippo ulteriore alla terra nostra, alle nostre Scuole. E quando non si trova la giustificazione giusta, che risiede invece nell’obbedienza totale al Governo Meloni, si vuol incolpare altri di incapacità a risolvere il problema della riduzione delle dirigenze e l’accorpamento degli Istituti. E non a caso la sua parola ritrovata ha come bersaglio i due Presidenti della Provincia di Matera e Potenza, forse temibili fantasmi che si potrebbero concretizzare avversari con le loro candidature. Incautamente, poi, si improvvisa competente in strade non sperimentate di cui solo dirigenti e docenti della Scuola potrebbero ben insegnare i percorsi giusti per un’educazione e formazione dei ragazzi che li vede protagonisti attenti alle problematiche adolescenziali, ai disagi familiari, lavoratori in una Scuola che richiede ore straordinarie per “compiti” a casa, richiede un ruolo sempre più amministrativo da impiegati e burocrati. E il Governatore accenna a fattori positivi quando parla di “accorpamenti funzionali e oggettivi che mirano a valorizzare le eccellenze didattiche e organizzative presenti in Regione per dare agli studenti una Scuola migliore”. Quanto dire che una Preside su due Istituti è un valore che migliora, senza presenza costante, il buon andamento scolastico. Che una Preside su due paesi è l’elemento che favorirebbe le eccellenze didattiche cioè la conoscenza, percorsi di studio di qualità, preparazione individuale di merito, maggior coinvolgimento degli studenti, non è cosa che si può sentire. Le parole del Governatore, a sostegno del Dimensionamento scolastico approvato, non convincono e il provvedimento è contro la Scuola e la Basilicata. “Mi piace chi sceglie con cura le parole da non dire” (Alda Merini). Meglio il silenzio, Governatore, quel silenzio a cui ha fatto cenno, quel silenzio caratteristico, secondo Lei, della nostra terra rispetto al caos di una città come New York, durante la visita. Se si tornerà a vedere sedere a capo della Regione protagonisti di una narrazione che non ci appartiene poiché non ascoltano, non parlano di verità, non partono dai bisogni comunitari ma di convenienza elettorale, sarà colpa di noi Lucani e di un Centrosinistra che non trova ancora un “sedativo” alla malattia cronica di cercare un posto in poltrona a tutti i costi, di perdere tempo in chiacchere più che a ricercare il ritorno ad una coscienza civica di servizio alla comunità. Il servizio alla comunità si esprime con il sacrificio. Esso vale il bene di un popolo.