
Ritratti nella duecentesca cripta di Santa Margherita – Gli affreschi a rischio scomparsa
di Franco Cacciatore
A Melfi nuovi motivi di interesse verso la preziosa duecentesca cripta di S. Margherita, interamente affrescata. Scoperta nel 1899 da Giambattista Guarini e poi dimenticata. Quasi riscoperta negli anni ’50 del secolo scorso grazie all’opera di volontariato, quindi alla cura di Pro Loco e Comune e agli inizi degli anni 2000 oggetto di completo restauro conservativo ed inclusa nell’habitat rupestre della Basilicata ad opera di Soprintendenza e Fondazione Zetema di Matera. Al centro di larga attenzione, con promozione APT, a partire dal 1994 per la scoperta, da parte dello studioso Lello Capaldo, di immagine di Federico II, in abiti da falconiere.
Oggi nell’attuarsi il Cammino di Guglielmo da Vercelli, la cripta è stata inclusa nel suo tragitto per contenere la raffigurazione del santo (1895- 1142), quasi coeva alla sua vita. Dunque torna la centralità della chiesa rupestre, purtroppo oggi con gli affreschi che destano per il loro stato conservativo preoccupazioni.
La preminenza della chiesa rupestre, per il particolare legame con Melfi e la sua devozione verso il
santo.

San Bartolomeo
D’altronde non poteva essere altrimenti. Guglielmo verso il 1100 sceglieva la sua oasi di pace sul Vulture in Monte Crugname, luogo della sua meditazione eremitica ed erigeva in Melfi monastero di monache di clausura, intitolato a S. Bartolomeo, all’epoca patrono della città con S. Martino e S.Tommaso d’Aquino. Questi santi rimasero protettori della città sino al 1626, quando il nuovo vescovodi Melfi, Deodato Scaglia, volle un un unico patrono, S. Alessandro, il cui corpo fece traslare dacatacombe di Roma. E qui è ancora la cripta di S. Margherita a mostrare altro motivo di interesse. 
Affresco con l’immagine di S. Bartolomeo, nella usuale rappresentazione, fra le mani la sua pelle,simbolo del martirio. Pertanto un culto e una devozione non molto diffusa in Italia, che Melfi ha ancheverso questo santo.In tale risveglio di interesse, come anticipato, preoccupa l’attuale stato degli affreschi assaliti dalla flora funginea, che sta sfigurando le immagini, come è possibile vedere proprio da quelle dei santi Guglielmoe Bartolomeo. É urgente eseguire un nuovo urgente restauro conservativo, per non rischiare la perdita degli affreschi dalla preziosità unica.
Immagini: Affresco S. Guglielmo da Vercelli, in disegno di Luigi Urbino del 1899, ed oggi con gli evidenti segni della flora funginea – Quel che resta di S. Bartolomeo – (copertina) L’atrio del monastero di S. Bartolomeo, in attesa di ristrutturazione – Affreschi dell’altare maggiore con S. Margherita ed altri santi e “il monito dei morti” con Federico II, in foto scattate dopo il restauro.