A MELFI LA COLLINA CHE NON C’È

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FRANCO CACCIATORE

Melfi alla ricchezza monumentale univa un bene naturalistico davvero eccezionale. Era la collina Tabor, detta dei Cappuccini, per esserci sulla sua sommità chiesa e convento, governati un tempo dai frati francescani. Della collina che lambiva gran parte della città – questa la sua rarità – ne resta davvero ben poco. Purtroppo è stata assalita da ogni parte, rasa al suolo e invasa da “cemento e catrame”. Ad iniziare addirittura verso la fine del 600 con la costruzione della chiesa dei Morticelli, per la quale era amputata la parte terminale, che si estendeva in quella che era Piazza Mercato, ora Mancini. Ancor oggi che la chiesa in parte crollata, a causa del terremoto del 1930, e poi abbattuta (con il suo bel campanile ancora in piedi!) per far posto a uno stabile, affiora testimonianza della collina. Dopo molto, negli anni ’40 del secolo scorso, là dove vi erano delle taverne, crollate a causa del sisma, spianamento per la creazione del campo sportivo (ora sullo spiazzo il Palazzo di Città), al quale si aggiungeva nel ’70 costruzione di palestra. Negli anni ’50 spariva anche la strada, che si inerpicava sulla collina, con la costruzione del nuovo Ufficio Postale. A seguire gli stabili edificati lungo quella che era la strada denominata “teologo” (per il convento dei Cappuccini, centro toologico), ora Di Napoli, ne portono via ancora una parte. E mentre la collina continuava a sparire, le sue viscere ci regalavano qualcosa di prezioso, una necropoli del IV secolo a.C. con reperti di rara bellezza, come una coroncina in argento riservata ad atleta vincitore o guerriero distintosi in battaglia. Per l’accesso alla collina si costruiva altra strada e necessariamente avveniva l’ennesimo taglio. Causerà il crollo di pino, che era parte integrante del paesaggio della città. E sempre verso la metà del secolo scorso, nella costruzione di stabile per la sede del Consorzio Agrario in Via Bagnitello, ancora un taglio alla collina. Affiorano altre tombe, purtroppo depredate. Andando avanti con gli anni la collina era ancora spianata. Si costruisce lungo Viale D’Annunzio, all’epoca Via Stazione, e poi più su, ora Viale Libertà, ancora stabili. Anche qui affiorano tombe con interessanti reperti. Si va oltre e si crea una nuova strada, Via S. Sofia. Certamente lì un tempo una cripta legata al mondo ortodosso. Un lungo taglio netto alla collina. Lo spianamento prosegue per edificare altre abitazioni. Ancora uno sbancamento per la costruzione di una scuola e quindi di un intero isolato, che si snoda lungo via Colombo. Ultima isola della collina villa Ciasca con la sua secolare abetaia, fra piazzale Stazione e Via Bagnitello. Anche questa, anni scorsi è andata via. Prima in piccola parte per l'area di servizio Agip, poi per l’edificazione di stabili, attualmente ancora in costruzione. Fra gli edifici, visibile il costone della collina. E un po’ ovunque essa riaffiora,cerca in ogni modo di non sparire. Le sue tracce, quasi a mostrare quanto parte della città occupava e poi la sua vendetta: il crollo delle pareti in tufo! Ora della collina restano solo le foto e i versi della poetessa Lucia Pagniello: “Su la ridente e fertile collina/sparsa di vigne digradanti al piano/sorge l’antica chiesina con attiguo convento…” Peccato, davvero peccato. Si è persa un’occasione unica quella di avere, cosa eccezionale, nel centro abitato un parco naturalistico, dai mille risvolti, e primo fra tutti dare un polmone verde alla città.
Oggi l’unica possibilità per portarsi e godere di quel poco che resta della collina è percorrere la “Via Crucis”, che porta alla chiesa e ci regala anche stupendo belvedere del centro storico, dominato dal castello. L’ultimo regalo che Don Dante Casorelli, ha voluto lasciare alla sua Melfi!

 

Immagini: COPERTINA Dopo il sisma del 1930: costone della collina
con il pino e stadio, appena realizzato. A sinistra campanile dei “Morticelli” .

Nella piantina (in verde) quella che era la collina dei “Cappuccini” – – Pareti della collina lungo via S. Sofia e nelle costruzioni di via Bagnitello – Resti in vicoletto Stazione, via Colombo, piazze Campanile e Mancini – Coroncina in argento rinvenuta nella necropoli – La Via Crucis che si snoda sulla restante collina – Belvedere centro storico.

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