Ai nuovi legislatori regionali bisogna far presente che la precedente legislatura ha lasciato problemi inevasi e quesiti irrisolti, come quello che riguarda il passaggio di tutti gli invasi dell’Eipli alla nuova società creata dallo Stato, Acque del sud spa, e la conseguente gestione della risorsa idrica a livello nazionale che toglie di mezzo ogni competenza regionale nella materia, naturalmente qualche mese prima dell’attuazione dell’autonomia differenziata. E’ stato un colpo di mano del Governo di destra, realizzato nel momento migliore, in coincidenza con un governo regionale dello stesso colore che ha praticamente chiuso gli occhi di fronte a questa scelta, neanche trovando un sussulto di dignità nel rivendicare una presenza nel nuovo organismo denominato acque del Sud SPA. Così siamo di fronte ad una realtà che è andata nascendo con un percorso in parte illegittimo, in parte deviato verso interessi particolari . Illegittimo perché questa operazione contrasta con la volontà popolare sancita dal referendum del 2011 circa il mantenimento della risorsa idrica come bene pubblico ( dal che l’iniziativa di proporre un referendum abrogativo della legge che sta andando avanti ).Qui in teoria si mantiene la maggioranza della società in mani pubbliche ( Ministero del Tesoro ) , dando la possibilità ai privati di partecipare per almeno il 30 per cento, e alle Istituzioni pubbliche per un altro 5 per cento ( le Regioni meridionali). Ora, si dà il caso che il 90 per cento degli invasi e delle traverse di cui il nuovo ente è entrato in possesso sono allocati in Basilicata ( la diga del Pertusillo, quella di Acerenza, quella di Genzano, la diga del Monte Cotugno, La diga della Camastra, la diga del lago Saetta, la traversa del Sauro,la traversa del Sarmento, la traversa dell’Agri). Un minimo di serietà avrebbe dovuto convincere il legislatore a portare obbligatoriamente in consiglio di amministrazione i rappresentanti delle Regioni che sono depositari della risorsa. Niente di tutto questo. Invece si scopre che quel 30 per cento destinato ai privati sta già mobilitando alcune operazioni societarie nelle quali compaiono Acquedotto Pugliese e Acea, due società che distribuiscono la risorsa idrica , così come fa l’acquedotto lucano. Poiché il diavolo si nasconde tra i dettagli, questi privati dovrebbero assolvere non al ruolo di soci di capitale ma a quello di soci operativi, cioè dovrebbero avere affidamenti di contratti o concessioni per attività proprie di una società mista. Che non vengono specificate, se non con un riferimento generico allo sviluppo di potenzialità ENERGETICHE DA FONTI DIRICHE, COME POTREBBE ESSERE L’IDROELETTICO NELLE DIGHE O NEGLI SBALZI DI QUOTE DEI FIUMI. Una lettura corretta di questo articolo dovrebbe far pensare all’ingresso in società miste con Acque del Sud di imprese come Enel, A2A, EDISON , cioè imprese altamente specializzate nella produzione di energia da fonti rinnovabili e non già aziende che distribuiscono l’acqua . Invece per questo modo insano di dire e non dire, c’è più di un sospetto che si miri a società di scopo per attività connesse alle dighe e agli invasi lucani, come reti di adduzione, impianti di sollevamento e tutto quello che può riguardare la manutenzione straordinaria degli invasi, magari coperta da qualche pala eolica per giustificare l’affidamento. Detto in parole povere, con una Puglia che si muove e una Basilicata che fa la siesta sotto un sombrero messicano, c’è il pericolo che quell’ex socio arrogante che ha il nome di Acquedotto pugliese, cacciato dalla porta, oggi rientra dalle finestra per riprendersi il controllo totale della risorsa idrica e fare business alla faccia nostra. Per favore qualcuno risponda con i fatti, non con le chiacchere sul faremo, diremo. Rocco Rosa
ACQUA, LA PUGLIA CHE GIOCA A RIPRENDERE IL CONTROLLO DELLA RISORSA LUCANA
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2 commenti
Ma i nostri politici che fanno dormono la Basilicata ricca di acqua ci deve comandare una regione come la Puglia povera di questa risorsa e diverrebbe famelica per accaparrarsi e naturalmente commerciare e poi l’altra regione a più di 500 km dove non conosce le varie ubicazioni degli invasi a questi signori dovremmo anche fare da guide i nostri politici al senato e camera è ora di smettere di riscaldare la sedia e darsi da fare
L’acqua è nostra e deve rimanere nostra e se vogliono fare altro sarebbe meglio riprendere il dominio delle acque minerali che da un po’ si sono vendute alla coca cola, vedi Monticchio, gaudianello, Frida regalata alla san benedetto e i nostri stanno a guardare come anche il petrolio che in Basilicata costa piu di altre regioni. Allora per finire abbiamo altro da dare?