Se ci fosse bisogno di una prova chi che cosa significa perdere la titolarità della risorsa acqua , passata in mani romane, con un ammiccamento ai privati , questa è data dal fatto che, pur essendo la diga del Camastra a secco, Ente Acque del Sud Spa, non si è minimamente posto il problema di cogliere l’opportunità di eliminare la causa che è stata alla base dell’apertura tecnica delle paratoie per mantenere la diga ad un livello di sicurezza. Ci sono dieci metri e forse qualcosa in più di materiale di sedime, tronchi d’albero, sassi, fango , inerti vari, derivanti in parte da erosione delle sponde, in parte da dissesti idrogeologici e in parte da apporti fluviali. Si è calcolato, in uno studio dell’Università di Basilicata che ogni anno il fondo di quella diga si alza di una percentuale media dell’1,5 per cento, così che per una diga che non è stata dragata da 30 anni si possono facilmente dedurre quanta acqua in meno si sia costretti ad invasare , o a sversare, per mantenere un livello di sicurezza. Da chiunque avvertisse un po’ di senso di responsabilità ,una situazione del genere sarebbe stata presa al volo per richiedere una vero e proprio intervento di manutenzione straordinaria, con l’asportazione del sedime in maniera da ricondurre l’invaso ad una capienza bastevole alle necessità idriche dei paesi che fornisce. Vista la dramamtica situazione, almeno cogliamo l’occasione per affrontare alla radice il problema. Di questo non si parla da parte dell’Ente che è subentrato all’Eipli nella gestione degli invasi, né si avvertono sollecitazioni da parte regionale in tal senso. Tanto più che il sedime non è più considerato ,dal 2023, come rifiuto speciale ma solo come materiale da caratterizzare prima e da avviare poi, o a ripascimento della fasce costiere o a utilizzazione come materiale da costruzione. Questo insieme alla necessità di manutenzione dei letti dei fiumi, operazione che il Dipartimento Ambiente si è detto pronto ad avviare. Ci vogliono, è vero, soldi e tempo, ma l’emergenza e la crisi costituiscono l’occasione per una decisione coraggiosa da assumere , iniziando, alla Camastra, a fare un programma di respiro sull’agibilità piena degli invasi. Da qui la domanda : se a Roma non hanno previsto niente, che cosa può e deve fare la Regione? Ecco dunque la necessità di di organizzare una interlocuzione ad alto livello specialistico con i nuovi detentori della risorsa. Con un commissario straordinario che veda tutta la materia delle dighe, del mancato collaudo, di che cosa bisogna fare per metterle a norma, di come procedere alla loro pulizia, di come e di chi deve preparare un piano di manutenzione straordinaria delle dighe. Insomma una figura di tutela dei cittadini per questa materia che rischia di andare a finire in mani estranee e per scopi meno pubblici e meno nobili. La popolazione si sta facendo sentire con la Regione,è giusto che la regione alzi lavoce a livello nazionale e pretenda che la risorsa messa a disposizione di tutti venga garantita e tutelata. Per quanrto riguarda la vexata questio della potabilizzazione dell’acqua del Basento, il Presidente Bardi giustamente afferma che l’acqua di quel fiume, o classificata A2 o classificata A3, può andare verso la potabilizzazione. Questo significa che avrù avuto assicurazioni che l’impianto di Masseria Romaniello disponga di tutti i filtri adatti, a sabbia o a carbone ,che possano consentire il trasferimento al potabile di acqua non particolarmente pulita. E che quei filtri sono perfettamente funzionanti. Speriamo che sia così.. Rocco Rosa
IN COPERTINA, MATERIALE DI RISULTA AI MARGINI DELLA DIGA DEL CAMASTRA
5 commenti
Un disastro senza precedenti dovuto ad insipienza di chi è al governo regionale da 6 anni.
Lo scarica barile è uno sport che non risolve il problema della mancanza di acqua potabile.
Una crisi voluta,poi si stupiscono che la regione si spopola.
Nel frattempo a Tito l’acqua erogata da Acquedotto Lucano è assente dalle 16,30 di venerdì senza soluzione di continuità.
Qualche addetto ai lavori è in grado di spiegare ai Titesi perché i residenti del ‘VICINO’ Capoluogo pur con le restrizioni riescono ad avere un minimo di servizio dalla rete pubblica?
Secondo me, l’ acqua non deve prevedere alcun ammiccamento al privato, mai. Vista la malaugurata e sciagurata gestione degli invasi, perché non si diversificano i metodi di captazione dell’ acqua? Penso al Pnrr che si è dissolto con pochissimi interventi di grande portata e tanti debiti( quando mai ) .
L’ acqua può essere captata anche con i pozzi artesiani ( scusate, ma abbiamo quelli petroliferi ) oppure con i dissalatori, visti i km. di coste di cui la Basilicata è dotata.
Occorre tanta oculatezza e non tanta fatica per prevedere un serio piano di manutenzione degli invasi esistenti ma anche un programma alternativo di captazione delle acque che non sia quello di utilizzare le acque del Basento.
Firenze, che è stata chiamata in causa in quanto a qualcuno risulta che utilizzi l’ acqua dell’ Arno per fornire acqua ai suoi cittadini, invece ha il bacino del Bilancino come fonte unica di approvvigionamento del proprio acquedotto . La manutenzione è forse stata leggermente diversa se a Firenze non ci sono stati problemi di siccità.
A buon intenditore…….
Oggi il Presidente Bardi parla in TV come se la potabilizzazione del Basento fosse una vittoria, quando in realtà è la più grande sconfitta che la regione potesse conseguire.