ACQUA , VA IN SCENA LA DEBOLEZZA DI UNA REGIONE

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Quando sono troppi i galli a cantare non fa mai giorno, recita un vecchio proverbio contadino. Ed è difficile intravedere un buon giorno da una legislazione che sulla risorsa idrica ha fatto tutto e il suo contrario, montando e smontando enti, prendendo pezzi e rimontandoli da un’altra parte e lasciando un disordine nel quale chi è più forte rischia di avere la meglio, anche a discapito di chi ha la ragione dalla propria parte. Da tempo il pianeta acqua che nella Basilicata trova la sua forza di gravità permanente è oggetto di schizofrenia legislativa il cui filo conduttore però è chiaramente individuabile: non solo fare, come è giusto, della risorsa un diritto di tutti, ma passare da questo assunto ad un concetto tutto diverso di chi ,con questa scusa, nega la titolarità di un bene al territorio che quel bene lo mette a disposizione. Sta di fatto che la creazione di un ente sovra regionale come il distretto meridionale dell’acqua, sede Caserta, piano piano, cacchio cacchio sta assumendo ruoli che non gli spettano, ledendo la potestà della Regione Basilicata  che da titolare della risorsa si trova a condividerla con altre 4 regioni, portando il suo peso decisionale , nelle questioni che contano,dal cento per cento al 20 per cento . E anziché affrontare la scalata di questo macigno legislativo, chiedendo di rispettare  i diritti di chi quella risorsa detiene, pur in in quadro di condivisione, la classe politica regionale si concentra a valle e cioè ad accaparrarsi gli enti che a vario titolo quella risorsa la gestiscono per il territorio lucano, tra Eipli, Acquedotto Lucano, Acqua Spa in liquidazione , Egrib.

La critica non è finalizzata alla sola moltiplicazione dei costi, neanche tanto trascurabile, ma alla confusione dei ruoli sulla stessa materia del tipo: chi fa cosa.

Ma, facciamo qualche passo indietro:

alla fine degli anni novanta, dopo la separazione da Acquedotto Pugliese, Acquedotto Lucano assunse le competenze sul territorio Lucano dei fluidi potabili e da depurare per intenderci acquedotti e fognature.

Il Legislatore regionale dell’inizio del terzo millennio pensò di fondare una società Acqua SPA che acquisisse nel tempo le competenze anche sull’acqua grezza negli invasi (dighe) e grandi adduttori sostituendosi all’EIPLI commissariato dal 1979.

Qualcosa andò storto perché mentre Acqua Spa è evaporata, dopo le solite assunzioni di comodo, i cui – senza scomodare i Santi – bagnati dal signore di turno si sono ritrovati poi infilati in uffici regionali vari ed eventuali, EIPLI è ancora commissariata e continua a gestire l’Acqua Lucana emunta dal territorio Lucano, trasportata attraverso il territorio lucano per contribuire in modo importante alla economia agricola della Puglia e della Calabria (fino alle risaie dei laghi di Sibari) e al bilancio di Acquedotto Pugliese. 

La Basilicata come si è già scritto, grazie alla debolezza della sua classe dirigente politica ed alla miopia  di plenipotenziari delle acque – oggi innocui nonnetti – partecipa a decisioni assunte in seno al distretto meridionale sulla ripartizione dell’oro blu Lucano, avendo come contropartita il diritto, bontà loro, a decidere con un presidente rappresentante del Governo e altri quattro presidente di regioni, che fruiscono del bene acqua creato dal Padreterno in Basilicata. La democrazia del consumo, potremmo dire _ cioè un bene che viene deciso da chi lo fruisce a prescindere dalla titolarità di questa risorsa.

Pochino rispetto al miliardo di mc di acqua grezza vettoriata dalla Basilicata.

Facendo due conti e per volendo valutare in media 15 centesimi di € il valore di un mc. di acqua, la Basilicata “esporta” ogni anno circa 150 milioni di mc.; ciò, volendo considerare solo gli ultimi venti anni, potrebbe aver generato in ipotesi un valore di circa 3 MLD € altro che PNRR.  

Non solo, ma volendo osare si sarebbe potuto generare reddito e, quindi, occupazione: dai fanghi essiccati degli impianti di depurazione che invece rappresentano un costo; dai fanghi degli invasi separando la parte organica da quella inerte e a questo alcuni soliti noti ci stanno già pensando; sempre dagli invasi con fotovoltaico d’acqua, eolico, (gli sbarramenti sono posti su vere e proprie autostrade del vento), idroelettrico, geotermia, e sviluppando il tanto di moda idrogeno green. 

Si sarebbe potuto obbligare Terna a realizzare le autostrade dell’energia per acquisire e trasportare la risorsa energetica green là dove deve essere impiegata e, udite udite, si sarebbe persino potuto pensare a dei distretti green con riduzione dei costi energetici per le attività che producessero con processi sostenibili prodotti ecologici.

Sarebbe complicato mentre è più semplice giocare a fare la classe dirigente esogena, rinnovare qualche permesso di emungimento di idrocarburi ed incrementarne la quantità senza alcun controllo, gestire un po’ gli interessi sanitari, disporre che la classe dirigente endogena eserciti un ferreo controllo sui permessi di impianti di energie rinnovabili e, all’occorrenza, autorizzare progetti natalizi di qualche milione di Euro che trattino fanghi da essiccare da ultimo mantenere più attori istituzionali, quindi più prebende da elargire purché nulla cambi..

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Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa Online dal 22 Gennaio 2016 Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall'agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line " talenti lucani", una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell'opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.

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