AGRIPPINA SOLMO: ‘IL MARCHESE DI ROCCAVERDINA’ DI LUIGI CAPUANA

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DI MARIO SANTORO

La letteratura è ricca di figure femminili speciali: la saggia e illuminata regina d’Egitto Hatsepesut che si distinse per la costruzione di opere di pubblica utilità; la figura straordinaria di Semiranide, (A vizio di lussuria fu sì rotta,/ che libito fe’ licito in sua legge); la tristemente nota Erodiade di cui si ricorda la vita incestuosa con Erode Antipa; la leggendaria Salomè che volle la testa di Giovanni Battista; la altrettanto leggendaria Cleopatra, adorata dai sudditi come ‘Novella Iside’. Che  dire poi delle donne omeriche: le schiave, oggetto di contesa e di scambio come Criseide e Briseide; le fedeli, seppure  prese con la forza, come Andromaca; le fatali, come la ‘splendente’ Elena che porta morte e rovina; le innocenti e ritrose come Nausica’ dalle bianche braccia’; le  infelici come la ‘venerabile Calipso’ o la maga Circe, le pazienti come la Penelope.

Semiramide

Possiamo ancora ricordare, senza alcuna pretesa di esaustività, quasi  a caso: Didone, straordinaria figura femminile, regina integerrima e fedele alla memoria del marito che, tuttavia, cede ad Enea, non per la sua bellezza fisica  ma per le sue grandi imprese, oppure Camilla, regina dei Volsci, alleata dei latini, consacrata a Diana ed educata come guerriera coraggiosa e cacciatrice, indomita e ancora, compiendo un salto enorme nel tempo,  Eloisa, sposa segreta, ma neppure poi tanto, di Pietro Abelardo.  E possiamo ricordare, sempre e solo per esemplificare, altre figure significative: Vannozza Caetani detta, a giusta ragione, l’amante dei papi Giulio II e Alessandro VI; Giulia Farnese, soprannominata la bella, che sostituì proprio la Caetani diventando la ‘concubina papae’ o la ‘sponsa Christi’; Fiammetta Michaelis, indicata come la damigella di singolare beltà nota, non solo perché figlia di prostituta importante, ma anche per aver ricevuto giovanissima, tutti i beni del cardinale e umanista Iacopo Ammannati Piccolomini.  E ancora: Imperia Corgnati, Fornarina, Margherita Luti, Tullia d’Aragona, Angela Greca, Giulia Campana, Antea, Beatrice Pareggi, Lucrezia Porzia, Isabella Di Luna, Fillide Melandroni, Maddalena Antognetti e tante altre.

Salomè

Senza seguire un ordine preciso ricordiamo qui una straordinaria donna di potere, Matilde di Canossa, ricca feudataria sempre al fianco del papa nella lotta per le investiture, dotata di tempra d’acciaio e giustamente nota per l’incontro, di notevole portata storica, nella sua dimora di Canossa, tra Enrico IV, simbolo dell’impero e il papa Gregorio VII, difensore della chiesa. E ci sono le tante donne dei secoli  a seguire che tralasciamo per soffermarci sulla figura di Agrippina Solmo, donna silenziosa e protagonista  del romanzo “Il marchese di Roccaverdina” di Luigi Capuana.  Il libro, a giudizio unanime della critica, è considerato  l’opera narrativa più felice dell’autore siciliano, per la spinta realistica, per la ricerca psicologica, per l’attrazione per il soprannaturale, per la ricerca del gusto del particolare, reso con minuziosa accuratezza, per la vivacità dei personaggi, per la condizione di vita brutale e angosciosa che domina. Ed è in questa  cornice che va inquadrata la figura della donna Agrippina Solmo protagonista femminile, umile, devota, riservata, di bellezza prorompente, inconsapevolmente provocante, quasi diavolo tentatore, amante silenziosa ed obbediente, innamorata del marchese e pronta a qualsiasi sacrificio, ma anche  personaggio forte e deciso, eroina e vittima al tempo stesso, figlia del suo tempo. Intanto va detto che il romanzo, pubblicato in pieno verismo ed in Sicilia dove Verga e Capuana erano in auge, presenta una  scrittura paratattica, formale, realistica nella narrazione oggettiva, nella messa in evidenza di situazioni precarie del mondo contadino e degli umili, nel racconto distaccato in sequenze -se ne contano sei- che ha come voce narrante l’autore, esterno  e onnisciente, dotato di senso di estraneità. Condizioni di miseria, di povertà, di abbandono, cristallizzano la società siciliana ancora classista con i nobili a spadroneggiare sulle classi umili, malgrado le illusioni create dopo la spedizione dei Mille e la liberazione dell’Italia meridionale o la piemontesizzazione della stessa, come affermano alcuni. La storia presenta una trama facile da comprendere e solo verso la fine subentra il dato psicologico, l’analisi dell’inconscio con una sorta di apertura a quella che sarà la letteratura di riferimento alla psicanalisi ed a Freud.  Il protagonista maschile è Antonio Schirardi, nominato una sola volta con il suo nome di battesimo perché nella realtà egli è il marchese di Roccaverdina: uomo benestante, anzi ricco e stimato, non più giovanissimo, proprietario terriero e preoccupato solo dei suoi affari.

Fa di tutto per rinunciare al matrimonio che mamma Grazia vorrebbe facesse, ovviamente con persone del suo rango, o per lo meno per rinviarlo il più possibile. Per questo un tentativo di matrimonio combinato con una fanciulla nobile, tale Zòsima, il cui cuore palpita per lui, non si conclude per il suo rifiuto più o meno palese. La sua vita monotona e tutto sommato piatta è appena smossa da personaggi del paese che appaiono, per una ragione o per l’altra, un tantino stravaganti o, al contrario, sonnacchiosi e vittime del sistema di relazioni e di rapporti statici e convenzionali. Lo  stesso marchese, che esce in calesse per i campi a controllare che i lavori procedano bene, raramente si intrattiene a chiaccierare con il canonico Cipolla, con don Silvio La Ciura, con don Aquilante che interroga i morti e rievoca gli spiriti.

La vita del marchese continuerebbe a scivolare mesta e triste se non capitasse  nella sua enorme casa Agrippina Solmo, giovanissima e assunta da lui a servizio per intercessione di amici. Ella è bella, nella semplicità della persona e senza l’ausilio di artificio alcuno, nemmeno il belletto per le guance, serena, discreta, disponibile, attenta e con il suo silenzio eloquente conquista il cuore e la mente del marchese.

Questi, senza neppure farle una corte discreta, ma quasi considerandola di sua proprietà, la seduce, o è sedotto da lei e dalle sue maniere, e diventano amanti strani e segreti. Ella soggiace a tutte le richieste e le voglie di lui e lo fa con naturale sottomissione forse per appartenenza ad un ceto poverissimo, forse perché si sente onorata di  essere al servizio del marchese, forse perché lusingata e innamorata pur consapevole, sin dal principio, che non potrà diventare mai la marchesa di Roccaverdina, ruolo al quale non osa nemmeno aspirare.  Durante il giorno lavora attivamente e la sera rientra a casa sua; successivamente comincia, di tanto in tanto, a fermarsi a dormire con il marchese che è sempre più preso dalla donna. E’ addirittura stregato dalla sua condiscendenza, dal suo concedersi tutta senza reticenze e senza chiedere nulla in cambio, nemmeno una parola d’amore. È a sua disposizione tutte le volte che egli la desidera e sa scomparire quando la sua presenza potrebbe infastidire o semplicemente disturbare: è come un’ombra discreta e delicata, gradevole e silenziosa, e illumina con la sua presenza l’ambiente.

Dopo qualche tempo Agrippina Solmo non torna più a casa sua se non assai di rado e tutti cominciano a capire che ella appartiene al potente uomo: è la donna del marchese ufficiosamente. E’ lei che al mattino apre la porta di casa, come una vera signora ma senza darsi le arie, con atteggiamento umile, da serva.

E serva rimane fino a quando il signore non ha voglia di lei; poi diventa l’amante docile capace di fare tutto quello che il marchese desidera e di usare con lui sempre il tono di riguardo e il voi anche nei momenti più intimi. Le basta la sua fedeltà, il suo essersi concessa totalmente, con tutta la sua persona. Il suo sacrificio lo accetta di buon grado. Sarà la serva del marchese sempre anche quando egli, per soddisfare le convenzioni sociali, deciderà di sposarsi. Allora ella rimarrà solo la sua serva e, come tale, servirà anche la nuova padrona, senza portarle rancore e, se egli qualche volta vorrà degnarla ancora di uno sguardo e  la desidererà, sarà totalmente a sua disposizione. Si tratta di una figura femminile assai particolare e richiama alla mente la  Diodata nel romanzo di Verga, ‘Mastro don Gesualdo’. Intanto la gente nel paese comincia a mormorare e trova strano che il marchese  rifiuti tutte le proposte di matrimonio anche le più convenienti, cioè con persone del suo stesso rango e cosi Agrippina Solmo, che viene additata come donna corrotta e di facili costumi, in qualche occasione, subisce apprezzamenti non propriamente positivi. Ella tiene duro. Le considerazioni delle persone non la scalfiscono: quello che conta è la forza del suo amore anche se non benedetto dalla chiesa. Per sua fortuna però Don Silvio, il curato del paese, mette a tacere i pettegolezzi per non rischiare di guastare i rapporti con il marchese.

Ma questi è ossessionato dai parenti e da una vecchia zia, che prega e minaccia e che palesemente gli ricorda i suoi doveri e il suo casato, invitandolo a prendere moglie, a regolarizzare la sua situazione e soprattutto a mandare via Agrippina da casa sua. Il marchese non ne può più e allora pensa ad un diabolico stratagemma per mettere a tacere la gente e non rinunciare ad Agrippina.

Parla con uno dei suoi fattori più fedeli, Rocco Criscione, che è in un momento di particolare bisogno; gli offre aiuto e vantaggi ad una condizione e cioè che egli sposi Agrippina Solmo ma la rispetti come una sorella. Del resto, sarà libero, di andare a donne come e quando vuole.  La consegna è terribile: con Agrippina solo gesti formali anche se per tutti devono essere marito e moglie, cosicché la gente possa tacere. Rocco, pur inizialmente reticente, accetta la condizione. Allora il marchese, che nel frattempo non ha fatto parola con alcuno, nemmeno con Agrippina, sicuro che ella non rifiuterà la soluzione proposta da lui, per devozione nei suoi confronti e per amore, una sera le comunica la sua idea, senza giri di parole ma direttamente e quasi brutalmente.

E Agrippina ascolta in silenzio, non batte ciglio, non replica, non pronuncia neppure una parola: se quella è la volontà del suo uomo-padrone ella non potrà che obbedire senza obiettare alcunché: il suo amore è talmente sconfinato e totale che qualunque volontà del marchese deve essere accettata di buon grado.

L’affare si combina. Il marchese si fa ripetere la promessa-giuramento da parte di Rocco Criscione e tutto sembra mettersi a posto, con sollievo della vecchia zia, del parroco, dell’avvocato amico del marchese.

Il matrimonio si fa e Agrippina, da donna sposata, può liberamente andare a casa del suo padrone che la vede anche più bella, forse perché più tranquilla.  Intanto in casa Solmo-Criscione per i primi mesi, non succede niente, anche perché Rocco cava le sue voglie fuori, poi però, a vedere Agrippina bella, desiderabile, ufficialmente sua, qualche cosa scatta nella sua mente e nel suo cuore e  chiede alla donna qualche attenzione. Ovviamente Agrippina rifiuta e gli ricorda la sua promessa e lui morde il freno ma la rispetta procurando in lei anche una forma di dispiacere e di sofferenza. La situazione è grottesca tanto più che Rocco una sera va oltre le parole e tenta di averla, fermandosi solo dinanzi alle minacce della donna.  Qualche giorno dopo il marchese viene a sapere delle avances di Rocco da Agrippina e, sebbene ella lo rassicuri, in lui scatta il meccanismo del sospetto e della gelosia che lo disturba  e che gli fa vedere la sua donna nuda tra le braccia del suo rivale. Si tratta di un’immagine insopportabile che lo tormenta e non gli dà pace. Diventa così sempre più smanioso fino a che un giorno, approfittando di una situazione che lo vede solo con Rocco,  imbraccia il fucile e lo uccide.  Qualche tempo prima la gente aveva sentito Rocco Criscione bisticciare con il contadino Neli Casaccio col quale c’era una vecchia ruggine perché Rocco gli aveva insidiato la moglie e l’uomo aveva minacciato di ucciderlo. Allora le guardie fermano come sospetto, l’incolpevole Casaccio e lo incarcerano: tutto sembra essere contro di lui. Il marchese teme di poter essere sospettato e fa in modo che Agrippina, in lutto, non vada  a casa sua, poi, mostra generosità prestando aiuto alla famiglia di Neli Casaccio e così mette a posto la coscienza. Ora è solo. Sente, in maniera oscura, di desiderare Agrippina e al tempo stesso di non amarla più: la figura di lei scava il rimorso per aver ucciso un uomo a lui fedele. Intanto le gente pensa e dice le cose più strane e non manca chi vede Agrippina Solmo implicata nella faccenda se non propriamente colpevole di assassinio. Tutti poi giudicano l’assenza di un figlio nella coppia Solmo-Criscione, come segno di colpevolezza. Il sospetto grava sulla donna che, a sua volta, è anche tormentata dal fatto di essersi sempre rifiutata di concedersi ad un uomo, dinanzi a Dio, suo marito, ma la disturba soprattutto il fatto che anche il marchese possa sospettare che sia davvero lei  l’assassina per  tornare libera e magari farsi sposare dall’amante.

Non vuole assolutamente che l’uomo, al quale ha sacrificato tutta la sua esistenza, possa solamente essere sfiorato dal dubbio: la volontà di lui è sempre stata vangelo per lei. Per questa ragione, contravvenendo all’ordine del marchese di non andare da lui, ella si intrufola nella sua casa e riesce ad affrontarlo. E mentre l’uomo è sbrigativo e pone le distanza, ella tiene a precisare che è lì solo per assicurargli che non c’entra nulla con l’uccisione del marito. Allora il marchese dichiara che non è importante quello che pensa lui, quello che conta è che ora ella vada via e Agrippina replica: Me ne vado… Questa è l’ultima volta che voscenza mi vede qui. Il Signore dovrebbe farmi cascare fredda prima di uscire dal portone.

E poi, prima di allontanarsi sotto lo sguardo indifferente dell’uomo, mormora: Le ho voluto bene. L’ho adorato come si adora Gesù sacramentato!…Mi ha preso dalla strada, mi ha colmata di benefici, lo so…Ma in compenso non le ho dato in mio onore, la mia giovinezza, il cuore tutto? Nessuno saprà mai  quel che ho sofferto dal giorno che voscenza…-Quasi fossi stato uno straccio da buttar via. Oh, era il padrone di fare quel che le pareva e piaceva – Mi disse: -Devi giurare- ed io giurai, davanti al Crocifisso. Mi sarei fatta polvere per essere calpestata dai suoi piedi! Crede, forse, voscenza, che non sentissi ripugnanza?…Che la coscienza non mi rimordesse? Che importava?…Ero nel peccato (quando è destino, una che può farci) e restavo nel peccato. Per questo avevo giurato, alzando la mano dritta davanti al Crocifisso!… E ora me ne vado!…Mi scoppiava il cuore se non parlavo! È convinto voscenza che ho fatto ammazzare io Rocco Criscione? Mi denunzi alla giustizia! Mi faccia condannare a vita!…Ma no voscenza non lo crede, non può crederlo. C’è nelle parole di Agrippina tutto il desiderio di uscire pulita dalla storia dell’assassinio e di essere creduta. Solo questo importa a lei. Se il suo uomo l’amerà ancora e la vorrà, passa in secondo piano. Quello che conta è che egli sia certo della sua innocenza. C’è la dichiarazione del suo amore per lui fino all’adorazione senza alcun pentimento anche ora che tutto sembra precipitare. E soprattutto c’è tanta nobiltà d’animo nella donna che  riconosce di aver avuto benefici dall’uomo e non gli rinfaccia nulla né, meno che mai, lo minaccia di una qualche ritorsione. Ed è una bella figura di donna, colpevole certo, che ha sbagliato per amore e che continua ad amare e a rivendicare in silenzio il suo amore. E lo fa anche quando rievoca il passato: -Mi lasci stare, mi lasci tare- io le ripetevo.  E mia madre piangeva, poveretta. -E’ la tua disgrazia, figlia mia!-. È stato vero. Che m’importa se ora non mi manca niente? Casa, oro, roba, voscenza può riprendersi tutto…Un’altra non parlerebbe così! E intanto la baronessa, il Signore la perdoni, dice che io vengo qui per tornare di nuovo da voscenza, per…Mi vergogno di ripetere quel che mi ha rinfacciato!…Quando mai? Quando mai?… Neppure allora che voscenza ogni giorno: -Sei la padrona, qui, sarai sempre la padrona!- Oh, non si arrabbi!… Me ne vado.

E noi la chiudiamo  qui, pur essendo tentati di continuare, di dire di tanti stravolgimenti, del matrimonio del marchese con la nobile Zòsima, del travaglio interiore dell’uomo, della sua follia. Aggiungiamo solo che alla fine sembra prevalere il buon senso borghese. Il medico annuncia che per il marchese è solo questione di ore e invita Agrippina ad allontanarsi: le regole vogliono che non sia l’amante a stare accanto al morente: meglio se non c’è nessuno piuttosto. E Agrippina, dopo aver baciato e ribaciato quelle mani che avevano ucciso per lei, docile obbedisce e si lascia accompagnare fuori.

 

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Sull' Autore

Mario Santoro Mario Santoro è nato a Miracolo (Avigliano) ed è residente a Potenza. Già docente di materie letterarie, è poeta, scrittore e critico letterario. (Mariosantoro43@gmail.com) Ha pubblicato: -Embrici- poesie -Alfagrafica Volonnino- Lavello, 1986; -Embrici e poi- poesie -Alfagrafica Volonnino- Lavello, 1987; -Concerto di memorie- romanzo -Ed. La Vallisa- Bari, 1989; -Concerto di memorie- romanzo rid. Sc. Medie -Ed Appia 2- Venosa 1991; -Pianeta uomo- Tematiche di Attualità -Ed Il Girasole- Napoli, 1991; -Pianeta uomo- Tematiche di Attualità- Formato tascabile -Ed. Il Girasole- Napoli 1991; -Sentieri di ragno- poesie -Ed. Il Girasole- Napoli 1993; -Uomo e società- Tematiche di attualità- Ed Il Girasole- Napoli, 1994; -Elementi di linguistica e psicomotricità- Ed Il Girasole- Napoli, 1994; -Meridiani e paralleli - poesie -Ed La Vallisa- Bari, 1997; -Scorci di tempo- Poesie e prose- Unitre sede di Potenza, 1999; -Viaggio nella terra dei Suomi- cronaca di un’esperienza- Ed Il Portale- Pignola, 1999; -Il riverbero della luna- romanzo –ErreciEdizioni- Potenza, 2000; -Alla fontana...le parole- La Grafica Di Lucchio- Rionero in Vulture (Pz), 2009; -Stagliuozzo come strazzata- Centro Grafico Castrignano- Anzi, 2010 -Il grano azzurro- romanzo ErreciEdizioni- Anzi (Pz), 2023 -Viaggio con la madre- romanzo ErreciEdizioni- Anzi (Pz),2023 Ha pubblicato, in qualità di critico letterario i seguenti volumi: -Oltre le barriere- Ospiti del centro La Mongolfiera- Tip. L’aquilone- Potenza, 2002; -La memoria e l’identità- Antologia di poeti e scrittori lucani volume marrone- Consiglio regionale della Basilicata- Potenza, 2004; -La Memoria e l’Identità: Lucania versi- Cento schede- Consiglio Regionale di Basilicata – Potenza, 2004; -La memoria e l’identità- Antologia di poeti e scrittori lucani volume azzurro- Consiglio regionale della Basilicata- Potenza, 2005; -C’era una volta...insieme- raccolta di fiabe- Dipartimento salute mentale A.S.L. num.2 Potenza. Centro sociale La Mongolfiera, Coop Benessere- Potenza, anno 2006. Ha scritto e pubblicato centinaia di percorsi su poeti, scrittori, artisti. E' autore di percorsi poetico-letterari a tema pubblicati su riviste e antologie.

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