Al Lucano non far sapere cos’è lo Skolstrejk för klimatet

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Giuseppe Digilio

Mentre i leader di Governo si alternano nelle piazze e nei teatri della Basilicata per la campagna elettorale, chi promettendo di aumentare le estrazioni petrolifere alla ricerca di greggio pulito che Salvini giura di voler portare alla luce, chi di abolire la povertà, chi di salvare dall’abisso della disoccupazione i Lucani, il 15 marzo gli studenti di migliaia di città in tutte le parti del mondo partecipano al Venerdì per il futuro. Lo sciopero scolastico per il clima. Una manifestazione organizzata da studenti e associazioni ambientaliste per chiedere ai Governi politiche e azioni più incisive per contrastare il cambiamento climatico e il riscaldamento globale.

Uno sciopero che il caso ha voluto fosse organizzato a pochi giorni dalla visita del vice ministro Matteo Salvini a Scanzano dove ha parlato ancora di nuove estrazioni pulite e agricoltura di qualità. Due contraddizioni in termini, giacché il petrolio non può essere pulito né l’agricoltura può essere di qualità lì dove il petrolio produce inquinamento e contaminazione. Per fortuna le centinaia di persone convenute alla kermesse del leader della Lega Nord nella zona Jonica della Basilicata, zona notoriamente più fragile per infiltrazioni mafiose, inquinamento ed economia, erano lì solo per il selfie di rito. Spero! Altrimenti non si spiegherebbe la partecipazione ad un comizio dove si auspicava apertamente un cambio di passo politico tra una classe dirigente incapace di gestire il fenomeno estrattivo e una che dovrebbe seguire, incline ad una maggiore attività estrattiva.

Per fortuna è arrivato lo sciopero per il clima a riportare tutti verso una più ragionevole considerazione del fenomeno estrattivo. Contrariamente a quanti in età adulta seguono sirene ammaliatrici, gli studenti lucani hanno molto bene in chiaro che il futuro appartiene a loro e che non possono più permettere a politici che improvvisano soluzioni improbabili di compromettere il futuro loro e del pianeta.

Le nuove generazioni si autodeterminano e sposano il principio di sostenibilità ambientale. Una lezione di maturità per i Governi e i politici che con il loro agire stanno mettendo a dura prova la resistenza del pianeta. Altro che nuove estrazioni in Basilicata. Altro che applausi a scena aperta per chi intende colonizzare la regione per farne bancomat a proprio uso e consumo. Domani si registrerà un “NO” senza se e senza ma all’inquinamento e a nuove estrazioni in Basilicata e un “Sì” all’ambiente e al futuro del pianeta.

A Matera, Potenza e Policoro, i ragazzi degli istituti scolastici di ogni ordine e grado, le associazioni di genitori, i professori, gli ecologisti e i cittadini, scenderanno in piazza per sostenere le ragioni che Greta Thunberg, la studentessa Svedese di 16 anni, ha manifestato con la sua semplicità ai grandi della terra rispetto ai cambiamenti climatici, indossando un cartello con su scritto “Skolstrejk för klimatet”, sciopero per il clima.

La manifestazione intende sollecitare i Governi a occuparsi più seriamente del cambiamento climatico, perché adottino politiche più incisive per ridurre le emissioni di anidride carbonica, in controtendenza rispetto a quanto auspicato da alcuni esponenti di Governo, impegnati in questi giorni di campagna elettorale.

Le prove scientifiche sul cambiamento climatico e sulle responsabilità delle attività umane, sono incontrovertibili. A maggior ragione, in Basilicata, dove le emissioni sono triplicate rispetto al resto del paese per effetto delle estrazioni petrolifere. Dalla conferenza internazionale sul clima organizzata dalle Nazioni Unite in Polonia, la COP24, è emersa con drammaticità la poca attenzione dei nostri ultimi Governi rispetto al tema del surriscaldamento globale. Le politiche di profitto hanno occupato il posto di quelle di tutela, generando un debito per le generazioni future non di poco conto.

L’enorme emissione di anidride carbonica immessa in atmosfera nel 2108 ha causato un innalzamento delle temperature facendo registrare il quarto anno più caldo mai registrato. La Terra si sta scaldando a causa delle attività umane e in Basilicata si continua a “promettere” maggiori estrazioni?

La politica dovrebbe rinsavire evitando di pensare alle proprie casse millantando nelle piazze un benessere che non può più dipendere da politiche energetiche fossili. L’incertezza normativa che sta ostacolando il settore delle energie rinnovabili, ha fatto perdere al nostro paese ben sette posizioni nella classifica dei paesi più virtuosi. Secondo il Climate change performance index, infatti, i tagli agli incentivi e il ritardo sull’adozione di politiche energetiche sostenibili e quello sulle politiche di sostegno alle colture biologiche, hanno determinato una retrocessione del nostro paese dal 23esimo posto rispetto al 16esimo dello scorso anno.

Grazie a questa miopia politica e agli scarsi impegni nazionali per la lotta ai cambiamenti climatici ampiamente insufficienti, a tre anni dall’Accordo di Parigi sul clima, le emissioni globali di gas serra, sono tornate ad aumentare.

A pagarne le conseguenze saranno i nostri figli e i figli dei nostri figli con i loro figli che se anche non vedremo per sopraggiunti limiti di età, abbiamo il dovere di tutelare lasciando loro un pianeta vivibile come lo abbiamo ereditato.

Saremo capaci di farlo? A giudicare da quello cui stiamo assistendo non è scontato, salvo che la generazione del Skolstrejk för klimatet non sia davvero esempio per tutti.

Giuseppe Digilio

 

 

 

 

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