ALESSANDRO MASI, LUCANO, PROFESSIONISTA DELLA DISTRIBUZIONE CINEMATOGRAFICA A HOLLYWOOD

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Dino De Angelis

DINO DE ANGELIS

Conosco Alessandro Masi da un bel po’ di tempo, poiché abbiamo da sempre avuto in comune una passione manifesta (quella per la palla a spicchi) e una inconsapevole (il cinema), poi a un certo punto lo perdo di vista e inizio a vedere qualche suo post da Los Angeles. Sulle prime penso: sarà in vacanza, ma i post che arrivano dalla California si ripetono per settimane, mesi, anni. Non può essere una vacanza. Lo cerco, incuriosito: durante il periodo natalizio ogni italiano all’estero che si rispetti torna a casa; è l’occasione giusta per incontrarlo. Parlare con lui, che ha scelto il cinema come professione, è una sorpresa come aprire la scatola di cioccolatini di Forrest Gump: non sai mai quello che ti capita. Ora, tutti noi appassionati di cinema, quando pensiamo alle professioni connesse con questo mondo, ce ne vengono in mente 3 o 4. Il regista, l’attore, lo sceneggiatore, lo scenografo; con uno sforzo ci si può immaginare il costumista, l’esperto di suoni, il montatore. Fine. Poi incontri lui, che ti dice che si occupa di distribuzione. E tutto quello che ha fatto, e persino come lo racconta, sembra la cosa più naturale del mondo. Naturale lasciare l’Italia e approdare in America, naturale studiare marketing cinematografico, naturale decidere di diventare un professionista della celluloide, naturale conoscere alcuni dei più titolati mostri sacri di Hollywood, naturale persino vincere un Golden Globe, ovvero il premio più ambito nel mondo del cinema dopo l’Oscar. Dopo aver parlato con Alessandro mi  verrebbe voglia di fare una domanda ai suoi amici, ai suoi parenti, alle persone che lo conoscono meglio, per chiedere loro una sola cosa: ma voi che lo conoscete bene, perché non me l‘avete detto?

ALESSANDRO MASI Perché il cinema?  Credo che il principale responsabile, seppur involontario, sia mio padre, che è un grande conoscitore e amante del cinema, e ad esso ha avviato me e mia sorella fin da piccoli. Essendo poi sognatore e realista allo stesso tempo, ho scelto una formazione economico-aziendale applicata al settore dell’entertainment. Non a caso, il mio film preferito è ‘Nuovo Cinema Paradiso’, uno dei primi che ho visto al cinema, dato che il protagonista, Totò, seguendo l’insegnamento di Alfredo, decide di dedicarsi alla settima arte.

Come ti sei inserito nel settore e quali sono i punti chiave della tua carriera finora?  Innanzitutto ho indirizzato i miei studi di business verso il settore dell’entertainment con tesi di ricerca sul marketing cinematografico per Spider-Man e sui modelli di business per web tv. La mia prima esperienza è stata in distribuzione televisiva per Zodiak Media a New York, dove ho avuto la possibilità di gestire la monetizzazione di show televisivi globali.  Mi sono poi occupato di strategia digitale e finanziamento di startup e fondi di produzione, per poi condurre al profitto Own Air, una delle primissime aziende del VOD in Europa, trasformandola in aggregatore di contenuti e distribuzione all’avanguardia di titoli come ‘Enter the Void’ e ‘Italy: Love it or Leave it’, nonché produzione di docufilm originali tra cui ‘Suicidio Italia’, che che descrive la recessione italiana nella sua più crudele evoluzione dal punto di vista delle giovani generazioni e mi è valso, in qualità di produttore responsabile della distribuzione, il Golden Globe italiano per il miglior documentario nel 2013, prima di trasferirmi a Los Angeles nel gennaio 2015 per vivere nella capitale mondiale dell’entertainment.  Da allora ho messo a punto strategie di vendita, prendendo parte ai principali mercati e festival come il Marché du Film a Cannes e l’American Film Market, per serie come ‘American Gods’ e ‘The Young Pope’ del colosso della televisione FremantleMedia e per società leader del cinema indipendente come Sierra/Affinity, Carnaby International, Myriad Pictures, ed implementato strategie di marketing per Gathr Films e Cohen Media. Sono fiero di aver svolto un ruolo chiave nella distribuzione globale di titoli di successo commerciale e pluripremiati tra cui ‘Barney Thomson’, ‘Margin Call’, ‘Jeepers Creepers’, ‘Mustang’, ‘The Salesman’, ‘Rise of the Footsoldier’, ‘Captain Fantastic’, ‘Manchester by the Sea’, ‘Hell or High Water’.

Ho inoltre appena terminato la lavorazione di un high-concept transmedia sci-fi chiamato ‘Phenomenon’ e sono anche un panelist come esperto di modelli di business digitali e distribuzione cinematografica e un membro della giuria del primo e più importante festival per contenuti digitali al mondo, l’LA Web Fest, nonché del Rio Web Fest, Berlin Web Fest, Rom Web Fest, Roma Tre Film Festival, Francofilm.

Quali sono i valori in cui credi? Mi definisco un self-starter e un go-getter. Credo nella meritocrazia e nel duro lavoro: è così che ho iniziato ed ho intenzione di andare avanti nella mia carriera. Il network è importante, ma prima di tutto vengono passione e fiducia nei propri mezzi.

I tuoi obiettivi per il futuro? Voglio continuare a distribuire contenuti di alta qualità in tutto il mondo assicurandomi che l’arte abbia senso finanziariamente. Voglio sostenere il lavoro di creativi eccezionali che siano in grado di far sì che le persone si divertano, sognino, si innamorino, e talvolta pensino alle evoluzioni della nostra società, come accade ad esempio in ‘Captain Fantastic’. Da grande, vorrei fondare la mia società di produzione e distribuzione globale di cinema di qualità.

Cosa porti della Basilicata nel tuo bagaglio per Los Angeles?  Porto sempre l’autenticità nella gestione dei rapporti. L’industria del cinema è fortemente volatile nei risultati economico-finanziari, per cui moltissimo si gioca sul piano della buona gestione delle relazioni interpersonali. Inoltre la nostra regione è ormai conosciuta come location per le grandi produzioni hollywoodiane – da ultime ‘Ben-Hur’ e ‘Wonder Woman’ – e sta anche crescendo dal punto di vista delle professionalità. Credo che il cinema, supportato da politiche di incentivi pubblici di sostegno alla produzione, possa essere un settore chiave per lo sviluppo sostenibile della Basilicata e l’attrazione di capitali insieme con la promozione del territorio. Spero vivamente di avere molto presto l’opportunità di supportare la produzione e distribuire in tutto il mondo l’opera di qualche giovane talento della cinematografia lucana, così come detto al nostro corregionale Francis Ford Coppola quando l’ho conosciuto di recente.

Com’è visto il cinema italiano negli Stati Uniti?  Viviamo certamente di rendita grazie a Fellini, De Sica, Risi, e Mastroianni, Loren, Gassman, ma anche grazie ad autori quali Tornatore, Moretti e Sorrentino più di recente, insieme ad artigiani eccezionali come Morricone e Storaro, ma anche a geni visionari del film business come Dino De Laurentiis. Esportiamo professionalità validissime, ne conosco molti a Los Angeles, siamo molto apprezzati. Per quanto riguarda le nostre produzioni, in generale non è facile farsi largo negli Stati Uniti per il cinema in lingua straniera: quello italiano è certamente sinonimo di qualità, ma potremmo di sicuro fare di più costruendo le nostre produzioni in modo più globale, strutturare co-produzioni ed alleanze strategiche nella distribuzione. Gli Oscar contano certamente moltissimo per la promozione, per cui mi auguro vivamente che ‘Fuocoammare’ – senza dubbio il nostro miglior e più importante film del 2016 – possa ottenere il riconoscimento nella categoria dei documentari. Il nostro cinema non è tipicamente pensato per vivere oltre confine, ma il cosiddetto “nuovo cinema italiano”, con titoli di genere come ‘Gomorra’, ‘Anime Nere’, e poi ‘Lo Chiamavano Jeeg Robot’, ‘Mine’, ‘Caffè’, pare volersi finalmente aprire sempre di più alla globalità.

Cosa pensi del futuro del cinema?  Ci sarà sempre domanda per film indipendenti, da qualche parte e in qualche modalità di sfruttamento. I festival continueranno a svolgere un ruolo chiave. Ma l’industria ha il dovere di essere meno avversa al rischio, sperimantare, forse fallire, ma veicolare quelle storie su qualche tipo di schermo – grande, piccolo, da 5,5 pollici, o su dispositivi VR – e poi trovare modi intelligenti per raggiungere quel pubblico . Tutto sta cambiando così rapidamente e la flessibilità è fondamentale. E ‘un momento molto emozionante per essere nell’industria dell’entertainment.

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