Alle radici del pregiudizio: le Corna

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articolo/ricerca di Teri Volini

 

Siamo costretti, nel nostro secolo ormai ventitreenne, a riscontrare, nel quotidiano, sui media – e con un dilagare esponenziale sui social media – una  mole infinita, spesso triviale, di affermazioni intrise di convincimenti falsi e di pseudo-paradigmi auto-generati di pessimo livello.

È la scarsa propensione alla conoscenza  – e alla corretta informazione ad ampio respiro –  a formare i pregiudizi, gli stessi che in tutto il tempo storico hanno contribuito a creare quelle False Credenze che sono alla base – voluta o conseguente a quella ignoranza –  dell’ostilità tra gli esseri umani  e causa perenne di violenza, terrore e guerre, scatenate da chi aveva – o ha tuttora  –  l’intenzione di   affermare a tutti i costi la propria visione della vita, e con essa il suo strapotere.

Storicamente, le visioni prodotte da quest’impostazione autoritaria si erano strutturate in Istituzioni religiose e politiche, che, imponendosi con le armi, avevano violentemente lottato contro quelle primeve, distruggendole o sovrapponendosi ad esse, o addirittura  usurpandone le caratteristiche più diffuse e salienti per utilizzarle a proprio favore: oppure demonizzandole, col  modificare il   significato originario, fino a capovolgerlo del tutto, per  rendere negative e spregevoli le precedenti culture e, con esse, il loro modo di vivere e le loro divinità di riferimento.

Demonizzazione dei simboli

Uno degli esempi emblematici di questa perversa modalità è contenuta nei simboli ancestrali, ad esempio quello delle corna, aborrite da quasi tutte le culture e forme religiose dominanti, nel tempo storico di circa 5000 anni, in cui attualmente ci ritroviamo.

Le corna sono fra i simboli più esecrati, grazie al volgare significato affibbiatogli dalla cultura storica patriarcale, riferito all’onore maschile offeso, per il quale innumeri donne sono state assassinate in tutti i tempi, per giunta con l’impunità per chi le uccideva, spesso pretestuosa- mente. Riscontriamo nell’odierno femminicidio l’eco di una forma mentis mai superata *

Le corna diventarono simbolo per eccellenza del diavolo, anche se  solo a partire dal secolo 15° il diavolo assunse – soprattutto nell’arte italiana – aspetto umano (es. il Giudizio Universale di Luca Signorelli nel Duomo di Orvieto), mentre nell’arte nordica mantenne aspetto mostruoso, ad es. in Bosch, Durer, Bruégel, ecc“.*

Esso veniva di volta in volta “assemblato” con elementi di varia natura, anch’essi scelti con cura perché si potessero esorcizzarli – tramite l’associazione con lo “spirito  del Male” –  in quanto appartenenti al mondo ancestrale e alla sua religione, quella distrutta e da rendere spregevole, come il dio silvestre Pan, insieme a corna, coda, orecchie a punta e zoccoli caprini…

Un potere celeste

 

 

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Originariamente, le corna erano figurazioni o presentificazioni di un potere celeste, simbolo di sacralità, riferendosi alla divinità lunare. Ancor prima dei Romani, che onoravano Selene, dea della luna, e Diana Lucifèra (da lucem ferens, la portatrice di luce), esse si evidenziano come simbolo sacro in tutte le rappresentazioni egizie sacre femminili, Iside, Nut, Hathor, e maschili, Horus, Osiride, Ra, Amon, nonché di faraoni e regine”.*

 

Successivamente, le corna  furono usate presso diversi popoli guerrieri, anche se col diverso significato  di potere e di valore militare, come attesta  la stele di Stele di Naram Sim (un bassorilievo su lastra di arenaria, alta 2 metri, che celebra la vittoria  sui Lullubiti del sovrano accadico, con tanto di corna sul suo elmo, Louvre (2054 a.C ca ), e/o con un’importanza rituale/ /cerimoniale, come nella statuetta dell’età del bronzo, ritrovata nel sito archeologico di Enkomi, isola di Cipro.

 

 

Un più “recente” esempio – sempre trasposto nel valor militare – è rappresentato dalle corna di capra sfoggiate dall’eroe nazionale albanese Scanderbeg (XV secolo) sul suo magnifico copricapo… Purtroppo,  “Nell’ignoranza derivante dalla mancanza di approfondimenti su tematiche così ricche e  ramificate, e dai loro preconcetti, gli   “esperti” si arrampicano sugli specchi, pur di  darne una spiegazione qualsiasi, con risultati farseschi”…* In questo,  le informazioni dei social sono uniche!…

         

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A dispetto di tanta demonizzazione, il simbolo appare di frequente anche sui frontoni delle chiese, nel subliminale ricordo dell’antica sacralità.
Per restare in Basilicata, a Castelmezzano, Piccole Dolomiti lucane, sul frontone della chiesa madre, intervallate da altri simboli a rilievo, si possono notare diverse teste di toro, con tanto di corna
”…*

Un caso straordinario

Significativa l’alta considerazione per le corna, tipica di tutti i popoli a base pastorale, in cui la capra in particolare era tenuta in grande considerazione, come del resto tutti gli animali che fornivano agli umani la possibilità di vivere, grazie alla carne, a latte, alla lana, etc. Lo stesso vale per la vacca, il cammello, il bisonte, lo yack, il lama etc., presso tanti i popoli del mondo.

Nel mondo islamico c’è un esempio straordinario di apprez- zamento delle corna, soprattutto per l’attualità dell’evento e per il luogo di provenienza, il Turkmenistan, in Asia centrale: i Nokhuris –  un’ isolata tribù montana  – hanno sempre considerato sacre le capre di montagna per i motivi già menzionati e per la loro forza e resistenza.

Nonostante oggi  siano convertiti all’Islam, essi utilizzano  ancora  le corna di capra, posizionandole sopra le tombe dei defunti, come mostra l’immagine iniziale: la notizia è   citata dalla rivista “Archeology & Civilization” e da “Atlas obscura”.

La cosa eccezionale è che lo facciano ancora oggi, e in un modo così venerabile, a protezione dei loro defunti,  oppure ponendole  sopra le porte delle case in funzione apotropaica, per scacciare il male: inequivocabile il riferimento all’ancestrale sacralità, nonostante la conversione alla nuova religione…

Oltre che in Medio Oriente, dove l’arrivo dell’Islam ha  cancellato  le tracce delle religioni precedenti, incorporandole nella nuova religione,  in alcuni luoghi sono stati rispettati i sistemi di credenze pre-islamiche,  creando un sincretismo spesso simboleggiato nei riti di sepoltura delle tribù locali.
Sembra in questo caso  che l’Islam si sia comportato meno ferocemente rispetto a quanto è accaduto per tutto il tempo storico  nel nostro occidente,  in senso censorio e ferocemente restrittivo e distruttivo rispetto ai simboli sacri nelle precedenti forme religiose, o in genere delle forme “altre”  e del pensiero  diverso.

Conclusioni

La facilità con cui assorbiamo i pregiudizi ha sempre danneggiato gli esseri umani e il loro rapporto con gli altri, e lo abbiamo potuto constatare anche di recente,  rispetto ad atteggiamenti a senso unico, privi di rispetto verso le opinioni altrui, nei riguardi ad es. della  pandemia e della guerra, quando la scarsa e incompleta conoscenza dei fatti ha favorito  errori di valutazione e abusi  dalle gravissime conseguenze.

Ciascun paradigma imperniato su errate e parziali premesse s’impianta come un cancro nella società, e spinge a prendere decisioni inquinate, essendo in quel caso la visione della realtà mancante di imparzialità, logica e rettitudine; come nel passato storico, l’unilateralità della percezione permette il dominio indisturbato della falsità,  creando danni molto dannosi per ciascun ente e pericolosi per la sopravvivenza stessa dell’umanità…

*   (dal saggio Glifi, una ricerca mitoarcheologica in Basilicata)

**  I disegni a colori sono dell’autrice

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Sull' Autore

Pittora, incisora, performer land artista, designer, ricercatrice, poeta, portatrice di memoria, linguista, conferenziera... ha esposto dagli anni '80 le magiche suggestioni de La Montagna Stregata – ispirata alle piccole dolomiti lucane di cui è originaria – seguita da diversi cicli di Opere pittoriche, presenti in oltre 90 mostre personali in sedi regionali, nazionali ed estere, come Potenza, Milano, Zurigo, Winterthur, Nizza, New York, Arles en Provence, Canterbury... con notevoli riscontri di critica e pubblico, ed in numerose collettive, con pubblicazioni, premi e riconoscimenti. Tramite i diversi linguaggi espressivi - pittura, scultura, poesia, installazioni, performances, azioni simboliche, video, manifesti d’artista, ricerche, conferenze, articoli, incontri mirati con le giovani generazioni e la società civile - l'Artista biofila si fa promotrice di un nuovo rispetto per il pianeta, percepito non come un oggetto da dominare e sfruttare, ma come Terra Madre, generatrice e nutrice di tutti i viventi. Presidente del Centro d’Arte e Cultura Delta di Potenza, ha al suo attivo un sito web e un blog, due raccolte poetiche, una trentina di ebook, pubblicazioni su diverse testate a livello regionale e nazionale, la collaborazione in free lance con La Grande Lucania, Il Lucano, Il Capricorno, Talenti Lucani, Valori... Canta nella donna il valore femminile originario, sottolineandone sacralità, bellezza e magia nell’esuberante creatività e nella corrispondente ciclicità con la Natura: l'una e l'altra essendo portatrici e nutrici di vita. Preconizza un tempo in cui l'arte e la vita siano coincidenti ed in cui sia possibile riconquistare l'incanto gioioso di fronte alla bellezza e al mistero della vita sulla terra.

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