Non sappiamo quali ragioni pratiche hanno spinto Allegri a varare contro la Lazio un modulo cosi offensivo e completamente inedito per la Juve che negli ultimi cinque anni ed anche in questa prima parte di stagione si era sempre presentata in campo con almeno tre centrocampisti di ruolo sia che si giocasse con il 3-5-2 oppure con il 4-3-1-2. Ma quantomeno, aldilà di quelle che possono essere le future occasioni per riproporre lo stesso schieramento tattico, il tecnico della Juve qualcosa ha pensato e ha messo in pratica, rispetto al passato, per cambiare il passo della sua squadra. Come in diverse occasioni avevamo sottolineato con l’invito rivolto all’allenatore bianconero a trovare i giusti rimedi per una decisiva inversione di rotta di una formazione che in questi cinque mesi in più di qualche circostanza non era apparsa la solita Juve capace di schiacciare qualsiasi avversario. Anche se con onestà dobbiamo riconoscere che i risultati concreti sono comunque arrivati visto che la Juve comanda sempre il campionato, è agli ottavi di Champions ed ha iniziato bene il suo cammino in Coppa Italia. Ma troviamo ancora una volta alquanto ripetitive e fondamentalmente prive di senso pratico e quindi inutili le affermazioni di Allegri, ripetute nella conferenza stampa prepartita con la Lazio, che sbaglia di grosso chi pensa che nel mese di dicembre si possano vincere già il campionato, la Champions e la Coppa Italia. Per la semplice ragione e lo ripetiamo anche in questa occasione che nessuno si è mai sognato di pensare una cosa del genere perché anche i muri sanno che tutte le competizioni finiscono nel mese di maggio e solo allora si potrà avere il quadro chiaro ed inequivocabile dei risultati conseguiti. Come ci è parso controproducente, per se stesso, richiamare, per dare forza al suo ragionamento, la Juve dei 102 punti di Conte che non aveva ancora vinto lo scudetto, pur avendo otto punti di vantaggio a tre giornate dalla fine del torneo. E che poi concluse con altre tre vittorie e con un vantaggio sulla seconda di 17 punti. Tutto vero. Ma Allegri ha omesso di ricordare e lo facciamo noi che quella Juve aveva mostrato un rendimento elevato per tutta la stagione e gli aggettivi per elogiarla erano stati tutti sprecati. E che comunque era arrivata, a tre turni dalla fine, a fare un punteggio già stratosferico di 93 punti. E che si sarebbe potuta rilassare mentalmente nelle ultime tre giornate. E invece, per chi lo avesse dimenticato, giocò quelle ultime tre gare, compresa la partita dell’Olimpico contro la Roma, con la stesse motivazioni e gli stessi stimoli, oltre che con uno spettacolo di gran gioco, che erano state una costante di quella stagione dei record. Ma, invece, di attardarsi in queste elucubrazioni senza senso e che denotano sicuramente una dote di nervosismo di Allegri alquanto accentuata, lo stesso Allegri ha il dovere di dare le spiegazioni il più possibile esaurienti a quello che critica e tifosi vogliono sapere con grande semplicità: perché la Juve non si esprime a livelli superiori di gioco come tutti si aspettano considerando il potenziale stratosferico che la società ha messo a disposizione di Allegri. Quesito e critiche che in questa stagione gli sono state ripetute tantissime volte senza che Allegri abbia sentito la necessità di rispondere con chiarezza e soprattutto senza avere apportato i correttivi, fino ai cambiamenti per certi versi clamorosi nella partita con la Lazio, idonei a cambiare il rendimento della Juve. Quanto pensato e messo in pratica domenica mattina allo Stadium contro i ragazzi di Inzaghi e sui quali ci soffermeremo dopo, ha confermato, ove mai ce ne fosse bisogno, che qualcosa dovesse fare Allegri per non incorrere più in prestazioni tipo Firenze tipo Doha che parecchie volte si sono ripetute in questa prima parte di stagione. A conferma, anche, che le critiche costruttive avevano un fondamento di verità. Per cui Allegri, invece di mostrarsi sempre spocchioso e allergico alle critiche come se si considerasse infallibile come il Papa, ha un solo modo semplice e corretto, come andiamo ripetendo da tempo, per rispondere concretamente alle osservazioni di addetti ai lavori e dei tifosi. Lavorare intensamente negli allenamenti quotidiani per fare ridiventare la Juve ancora più irresistibile. Perché, se cosi non fosse, saremmo costretti a pensare che nello spogliatoio bianconero qualcosa si è incrinato nel rapporto tra Allegri e la squadra, conseguenza di quanto successo nel dopo gara di Doha e che le voci ricorrenti di un addio di Allegri a fine stagione non sono del tutto campate in aria. Per lavorare al meglio Allegri riacquisti la necessaria tranquillità, abbandoni il nervosismo che rimane sempre fuori luogo visto che essendo un personaggio pubblico deve dare conto del suo lavoro e deve dare le spiegazioni a chi, in primis i tifosi, per seguire la Juve si espongono a tanti sacrifici economici e trovi, d’intesa con il suo gruppo, le migliori soluzioni per presentare , da oggi e fino a maggio, la Juve che possa coniugare risultati e perché no anche una certa dose di spettacolo. Qualche osservazione adesso sul modulo presentato contro la Lazio e che, bisogna dire, ha sorpreso tutti. Compresa la squadra laziale incapace di abbozzare, se non nel secondo tempo, una decente reazione. Con i biancocelesti l’inedito sistema tattico ha funzionato anche bene. Per lunghi tratti della partita. Anche se Allegri, aldilà dei moduli e degli interpreti, deve lavorare sulla mentalità della squadra che ieri nel secondo tempo ha preferito, con il doppio vantaggio, gestire il possesso palla per affidarsi a veloci ripartenze in contropiede che avrebbero potuto permettere di arrotondare il punteggio. Proprio quest’ abitudine mentale deve essere modificata, a nostro giudizio. Il possesso palla nel secondo tempo con il gioco sviluppatosi per gran parte più in orizzontale che in verticale, basti pensare che Cuadrado ha fatto, in pratica , più passaggi indietro ai compagni della difesa e poche proiezioni in avanti anche quando c’erano tutte le condizioni per sviluppare altre azioni offensive, è risultato produttivo anche per l’atteggiamento remissivo della Lazio. Ma questo potrebbe non risolvere i problemi quando la Juve troverà sulla sua strada squadre che ti vengono ad aggredire nella tua metà campo se gli lasci troppo campo per farlo o se hanno maggiore qualità tecnica. Per cui crediamo che sicuramente quest’idea messa in pratica con la formazione romana può essere un canovaccio percorribile in alcune occasioni. Ma non sempre. E non sempre si può rinunciare a schierare in mezzo al campo altri centrocampisti di ruolo che hanno altre attitudini più adatte ad interdire e a far ripartire l’azione quando ci si troverà di fronte a squadre più attrezzate e forti tecnicamente. Tra l’altro si rischia di snaturare le caratteristiche di giocatori come Pjanic, Mandzukic, Dybala,Cuadrado che devono svolgere compiti più congeniali alle loro qualità. In conclusione si può dire che l’idea del nuovo assetto tattico e dei suoi interpreti è un primo passo per migliorare le cose, ma non deve essere l’unico. Insistendo molto nell’inculcare alla squadra una mentalità che non deve solo badare alla gestione del gioco che alla fine può diventare solo stucchevole, ma a sfruttare al massimo il potenziale di questo organico che è stato costruito dalla dirigenza non per gestire , ma per imporre sempre, contro ogni avversario e in ogni zona del campo, il suo potenziale che è, inutile ricordarlo, prettamente votato al gioco offensivo. Ma con il massimo dell’equilibrio. Perché giocando in una partita più vicino all’area avversaria che alla propria, si evitano al massimo rischi inutili. Sempre non scordandosi dell’immensa forza dei difensori bianconeri che, quando sono assistiti e supportati debitamente dai compagni del centrocampo , come avvenuto negli ultimi cinque anni, agli avversari concedono occasioni pari quasi allo zero. Allegri
| Fai clic qui per rispondere o inoltrare il messaggio |
