Amarcord Mondiali:ITALIA -GERMANIA OVEST 4-3

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di Vittorio Basentini

 

Perfino chi non era ancora nato tende a illudersi di esserci stato. Perché Italia-Germania 4-3, semifinale del Mondiale 1970, è stata epica. In barba al gioco non strepitoso e agli errori. Ma grazie a un carattere che ci piacerebbe avere in tutti i momenti difficili.

Eravamo forti, ma non tra i favoriti.

Certo, i campioni d’Europa in carica eravamo noi, ma la semplice presenza dei brasiliani ai campionati del Mondo di Mexico 1970 poteva anche uccidere qualsiasi forma di ambizione.

E in ogni caso, anche i Campioni d’America in carica dell’Uruguay non facevano dormire sonni tranquilli ed anche la stessa Inghilterra detentrice del titolo.

Quell’edizione dei Mondiali di calcio tuttavia non passa alla storia soltanto per la vittoria dello squadrone di Pelè, di cui il campione carioca rappresenta soltanto la punta di un iceberg composto da fuoriclasse assoluti e forse inarrivabili.

Mexico 70 è eternato anche e soprattutto da quella che gran parte della critica mondiale definisce come la più avvincente partita di tutti i tempi: Italia-Germania 4-3.

La prima pagina della Gazzetta dello Sport del 19 giugno 1970

El partido del siglo — Intorno a quell’evento nasce una retorica che a tutt’oggi tende a non essere sopita.

Per qualcuno è il riscatto dell’arte di arrangiarsi contro l’organizzazione fatta Stato sovrano, per altri è appena la giusta rifusione del destino dopo ciò che è accaduto in Italia per mano tedesca fra il 1943 e il 1945.

Comunque la si voglia considerare, la partita fra azzurri e tedeschi occidentali è leggenda per il modo in cui i fatti si susseguono e per una serie di coincidenze che forse non sono tali, ma che in ogni caso arricchiscono una trama già ricca e complessa.

Del resto, se ancor oggi all’interno dello stadio Azteca di Città del Messico una targa commemora “Italia y Alemania” come “el partido del siglo” (la partita del secolo), un motivo pure ci sarà.

Un caldo pomeriggio all’Atzeca — È il 17 giugno di 48 anni fa, ci sono oltre 102 mila spettatori sugli spalti, mentre altre centinaia di milioni di abitanti del pianeta sono collegati in Mondovisione.

In palio c’è un posto in finale, dove il Brasile (che nel frattempo ha sconfitto per 3-1 l’Uruguay nell’altro confronto di semifinale) attende di sapere contro chi dovrà scendere in campo per giocarsi la Coppa Rimet domenica 21 giugno 1970.

Sono le 16, ore locali, di un mercoledì in apparenza come altri. Il caldo – riportano le cronache – è piuttosto torrido, ma pochi sembrano farci caso. In Italia è tarda sera, nessuno capace di intendere e di volere vuole perdersi lo spettacolo.

Italia – Germania Ovest, 17 giugno 1970, stadio Atzeca, semifinale del Mondiale del Messico: la stretta di mano dei due capitani a inizio partita. Giacinto Facchetti e Uwe Seeler si salutano sotto lo sguardo dell’ arbitro, il peruviano Arturo Yamasaki – Italy Photo Press

Due percorsi diversi — Italia e Germania sono arrivate in semifinale attraverso percorsi differenti. La Germania ha vinto e convinto nel gruppo 4, in cui è opposta a Perù, Bulgaria e Marocco. Gioca le tre partite a Leòn, Messico centrale, e per assurdo la squadra che più la mette in difficoltà è proprio quella africana (solo 2-1 per i tedeschi). Contro Perù e Bulgaria è poco più di una formalità: 3-1 ai peruviani e 5-2 ai bulgari, con un Gerd Muller in vena realizzativa strepitosa.

Italia poco convincente — L’Italia invece non ha convinto e neppure sempre vinto. Nel gruppo 2, che si snoda fra Puebla e Toluca, gli Azzurri chiudono in testa grazie a una vittoria per 1-0 con la Svezia (rete di Domenghini) e con due pareggi a reti bianche con Uruguay e Israele. Gioco frammentario, poche idee. Insomma un girone superato con molto mestiere e senza subire reti. La critica francese ci definisce una “caisse d’épargne” (una cassa di risparmio), che con il minimo sforzo ottiene il massimo ottenibile. Definizione forse sprezzante ma veritiera. Nella fase a eliminazione diretta la cassa di risparmio apre d’improvviso i cordoni della borsa: Riva si è finalmente sbloccato e anche grazie a una sua doppietta superiamo i padroni di casa del Messico per 4-1.

Un momento della partita Italia contro Germania Ovest – Italy

Inghilterra out — Ma la vera impresa è quella della Germania Ovest, perché la sorte le pone di fronte l’Inghilterra. Si ripropone nei quarti di finale lo scontro per il titolo di quattro anni prima. Ci vogliono i tempi supplementari, ma alla fine la zampata vincente del solito Muller fa fare le valige agli albionici campioni in carica. Finisce 3-2 per i tedeschi e ora tutto è pronto: “el partido del siglo” può cominciare, ma ancora nessuno può neppure immaginare che scontro sarà. L’arbitro è il messicano Arturo Yamasaki, uno che fra nome e cognome sembra conciliare al meglio tortillas e cucina sushi. Innanzitutto, bisogna sgombrare il campo da un equivoco: partita avvincente non significa per forza partita bella. Italia-Germania non è affatto bella e in certi momenti sembra una gara a chi gioca peggio.

Boninsegna dopo otto minuti — Il gol di Boninsegna dopo otto minuti incanala l’incontro nella direzione che l’Italia preferisce: far fare gioco agli avversari e ripartire in contropiede. Molto italiano, tutto ciò. E il colpo sembra riuscire, perché di rado la Germania riesce ad avvicinarsi in modo pericoloso dalle parti di Albertosi, preferito a Zoff dal ct Valcareggi come portiere titolare. Nelle redazioni stanno battendo le prime pagine dei quotidiani del giorno dopo. La solita Italia risparmiosa che va in finale con un golletto striminzito, sta sentenziando qualcuno, ma l’arbitro non ha ancora fischiato la fine, anzi siamo due minuti oltre il 90°. È l’ultimo assalto tedesco, la difesa italiana dà segni di cedimento ma in effetti manca pochissimo. Dal limite sinistro dell’area azzurra Grabowski lascia partire un cross al centro. Si avventa sul pallone il difensore Schnellinger, uno che avrà segnato tre volte in vita sua. La difesa azzurra lo lascia inspiegabilmente libero. Colpo quasi in spaccata e al 92’ e 30’’ la Germania pareggia.

Si va ai supplementari — Imperdonabile chi ha lasciato solo a centro area l’autore del gol. Ma non c’è neppure il tempo per recriminare. Si va ai supplementari e le rotative dei quotidiani si bloccano in un attimo. Tutto da rifare. Come nel primo tempo Rivera aveva preso il posto di Mazzola, ora Valcareggi si gioca in difesa la carta Poletti, al posto di un Rosato quasi claudicante. Dall’altra parte, uno stoico Beckenbauer gioca con una vistosa fasciatura al braccio (attaccato al petto) che non limita una delle più belle prestazioni di sempre del Kaiser Franz. Nemmeno una lussazione alla spalla può fermare un fuoriclasse come lui. I supplementari, con un’Italia ancora sotto shock, iniziano come peggio non si potrebbe. 5’ del p.t.s. ed è proprio Poletti a propiziare il fattaccio. Su un debole colpo di testa verso la porta italiana di Seeler, il difensore sembra poter addomesticare per lasciare la presa ad Albertosi ma i due non s’intendono. Si inserisce Muller e dopo un tocco di rapina la palla rotola in porta sotto lo sguardo attonito di chi poteva evitare un esito del genere.

Imprevisto Burgnich — Sembra la fine, perché l’Italia non dà la sensazione di avere la forza per reagire, ma per fortuna non è così. Anche perché non siamo gli unici in debito di energie. Sono passati quattro minuti dal gol di Muller. Punizione dalla tre quarti di Rivera che si trasforma in un cross al centro. Held, che potrebbe rinviare con relativa calma, si erge invece a emulo di Poletti e serve involontariamente l’ultimo che ti aspetti a centro area avversaria, Tarcisio Burgnich. Il roccioso difensore friulano, pochissimi gol fatti in vita sua, approfitta del regalo e con una freddezza che di solito non gli è propria, brucia il tentativo di opposizione del portiere Mayer: 2-2.

Mondiali 1970, semifinale Italia – Germania Ovest: il gol di Gianni Rivera.

La stanchezza & il coraggio — Sta per finire il primo “tiempo-extra”, ma la grande emozione è lì in agguato. Controlla l’orologio l’arbitro Yamasaki, quando Rivera lancia il contropiede innescando Domenghini sulla sinistra. Cross al centro per Riva che fa tutto di sinistro. Controlla, disorienta Schnellinger, alza lo sguardo e fulmina Mayer con un rasoterra diagonale più preciso che potente da posizione leggermente defilata in area. Incredibile: sembravamo finiti e ora chiudiamo il “tiempo” in vantaggio. Chi quella notte di 45 anni fa non è stato colpito da infarto, è ancora vivo o è morto d’altro. In realtà i 22 in campo non ce la fanno più, si susseguono errori su errori e non sembra nemmeno Italia-Germania, ma piuttosto un match fra Apollo Creed e Rocky Balboa: un pugno tu, un pugno io. In particolare Albertosi sembra dare i numeri in certi momenti, anche se non è tutta sua la colpa del gol che riporta i tedeschi in pareggio.

Riscatto Rivera — È sua la disattenzione che genera il calcio d’angolo, ma sulla deviazione aerea di Muller (sempre lui!), Rivera dovrebbe fare un passo in avanti e liberare. Invece resta immobile sul primo palo e si lascia scivolare la palla di fianco. Sarà tozzo, sgraziato, per nulla elegante Gerd Muller, ma ci arriva anche stavolta. “L’uomo dei piccoli gol” come viene chiamato in Germania, ha appena fatto il suo centro numero 10. Sarà capocannoniere dei mondiali. Nel suo caso non è lo stile che fa il campione, ma l’efficacia e i numeri realizzativi di Muller testimoniano la grandezza di uno dei bomber più letali di sempre. Il capitano del Milan, investito dagli improperi di Albertosi, si sente in colpa e vuole rimediare. La palla è stata appena rimessa al centro e Rivera segue l’azione in avanti. Facchetti lancia Boninsegna sulla sinistra. L’attaccante cerca di andare sul fondo per poi crossare e lo scontro di forza con Schulz gli dà ragione. Palla al centro per l’accorrente Rivera. È una sorta di rigore in movimento, perché i difensori tedeschi si sono completamente dimenticati di lui.

Piattone destro non forte ma preciso e Mayer viene preso in controtempo. Minuto 111: Rivera si è subito riscattato e l’Italia conduce per 4-3.

Martellini commosso — «Non ringrazieremo mai abbastanza i nostri giocatori per queste emozioni che ci offrono», dice in diretta un Nando Martellini sul filo della commozione. E gli azzurri sembrano cogliere appieno il messaggio, perché cominciano a fare ciò che riesce loro meglio: far passare il tempo una volta di nuovo in vantaggio. I tedeschi sembrano avere esaurito tutte le energie.

L’ultimo ad arrendersi è Beckenbauer con un braccio solo.

Boninsegna potrebbe fare 5-3 ma sciupa malamente. Yamasaki, da molti considerato reo di avere concesso un recupero eccessivo alla fine del secondo tempo regolamentare, guarda l’orologio e al minuto 120 decide che può bastare.

L’Italia è in finale e quattro giorni più tardi affronta il Brasile di Pelè.

Impresa disperata, secondo alcuni. Alla portata secondo altri.

La realtà fu diversa perché il Brasile era veramente la squadra piu’ forte del mondiale Mexico’70 e travolse gli azzurri per4-1, nonostante un primo tempo equilibrato con il pareggio dell’ex Potenza Roberto Boninsegna.

 

 

 

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