PARCHI URBANI, IL VERDE SENZA CURA NON E’ VERDE URBANO

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TERESA LETTIERI

Pianificare una qualsiasi azione che coinvolga un territorio, una città, un quartiere necessita di un processo preliminare che, nella maggior parte delle occasioni viene completamente eluso e di rado, approssimativamente costruito: la conoscenza dell’esistente. Che si tratti di una programmazione ex-novo, che riguardi uno spazio, un luogo già fruito a vari livelli, non si può prescindere da una serie di valutazioni indispensabili affinché l’ obiettivo fissato si possa raggiungere. L’assenza di questo tassello mina qualsiasi progetto più o meno ambizioso nei risultati poiché mancante del punto di partenza. Senza alcuna vena polemica, ma semplicemente pro-attiva, ciò che sta accadendo al verde urbano della nostra città, da diversi decenni soffre di vision velleitarie e scarsa o assente contezza di ciò che è disponibile sull’area urbana in termini di strutture a verde. L’ambizione, tuttavia, rappresenta, un detrattore laddove si ignora cosa è possibile fare, come fare e quando fare. Se a questo si aggiunge una comunicazione che è completamente distorta dall’evidenza, il progetto o pecca di presunzione o di ignoranza o di follia, ancora più di frequente è un mix di questi elementi, ai quali aggiungerei l’incoscienza. Certo. L’incoscienza, che forse aggrava questo tipo di operato perché pensare di poter disporre del verde alla stregua di un muretto in mattoni o di una generica opera edile è da perfetti incoscienti. Pensare di usare il verde come riempitivo localizzandolo senza pensare cosa rappresenta è da perfetti incoscienti. Spostarlo come si sposta una panchina o un lampione è da perfetti incoscienti. E potrei continuare. Ritorniamo quindi a ciò che è necessario conoscere per poter pianificare. Innanzitutto l’esistente, ciò che da tempo occupa a vario titolo e per scelte pregresse l’area urbana, dalla semplice aiuola all’albero monumentale, dall’area attrezzata rionale al parco. Un patrimonio che non serve solo censire per comprendere da cosa è composto ma occorre valutare, nel tempo, per comprendere se esistono ancora le condizioni  di stabilità, soprattutto per le piante di grossa taglia, se esistono ancora opportunità di fruibilità e come queste sono mutate nel tempo, se gli interventi  o i non interventi hanno modificato l’assetto iniziale della struttura. Decidere, a partire da uno status ben definito, cosa accadrà a quell’ecosistema, quale evoluzione “artificiale” si prospetterà, rappresenta una scelta sicuramente non perfetta, perché condizionata da numerosi altri fattori che non si possono controllare e perché abbiamo a che fare con materiale vivente e in continuo mutamento, ma sarà una decisione in cui le possibilità di errore tenderanno a minimizzarsi perché sostenuta, in linea di massima, da numerosi dati oggettivi e misurabili. Inoltre, e non meno importante, l’aspetto gestionale strettamente connesso depone insieme al programma sulle scelte future, sulla possibilità di ampliare gli spazi a verde, crearne di nuovi o migliorare semplicemente l’esistente. Come qualsiasi programma, la gestione del verde  richiede risorse non di poco conto che afferiscono alle competenze professionali e ai costi per tutti gli input impiegati, ragion per cui, la tenuta adeguata di ciò che già appartiene al territorio definisce strategicamente ciò che avverrà. Trascurare o gestire approssimativamente i vari spazi  pensando di realizzarne degli altri che soffrirebbero delle medesime carenze significa non solo depauperare risorse messe a disposizione dai vari fondi con il rischio di realizzare senza poter manutenere, ma vuol dire aggravare una condizione già precaria che come risultato genererebbe un mosaico di entità vegetative collocate per dare una connotazione temporanea di benessere che già in sé si carica di limiti  che, di lì a poco tempo non mancheranno di esprimere la superficialità di un progetto. La disponibilità di risorse periodicamente utilizzabili attraverso i vari Fondi non deve rappresentare il banco di prova di chi spende, non deve dimostrare una abilità alla spesa, ma deve misurare la capacità di sapere se quell’investimento è commisurato ai costi che sarà necessario sostenere al netto del contributo pubblico. Deve  dimostrare  la capacità degli amministratori di un territorio di poter realizzare nuovi progetti perché i risultati conseguiti sul patrimonio posseduto apre a nuove possibilità e opportunità per chi gestisce e chi fruisce. Deve dimostrare il coraggio di rinunciare a nuovi investimenti se non si ha garanzia  di tenuta nelle migliori e adeguate condizioni. Misuriamoci sulla qualità, sull’ottimizzazione dei servizi, sull’efficacia di ciò di cui disponiamo e sul reale fabbisogno della città. Solo allora potremo pensare di candidarci, perché da che mondo è mondo si candidano le eccellenze e purtroppo il nostro verde urbano non lo è.

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Sull'Autore

Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa
Online dal 22 Gennaio 2016
Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall’agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line ” talenti lucani”, una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell’opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.


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