ANCHE UN SANTO SOGNAVA LA PROVINCIA DI MELFI

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La pagina inedita di una storia lunga 150 anni 

FRANCO CACCIATORE

Nella lunga storia della istituenda provincia di Melfi, svoltasi in oltre 150 anni, ai tanti che ci hanno creduto spendendo alla causa la loro vita, subendo inganni e tradimenti, se ne unisce uno di inusitata particolarità, una pagina inedita con il ritrovamento dell’epistolario “Patrie e domestiche cose” di Gaetano Carlucci, padre gesuita, partito ventenne da Melfi il 1855. Prima in Argentina, dal 1873 defitivamente in Spagna e per 27 anni.Assidue le sue lettere alla famiglia, al fratello Gennaro, interessandosi della sua attività di titolare della farmacia di famiglia, ad oggi ancora esistente a Melfi. Sempre con tanto affetto e la raccomandazione della preghiera. Spesso l’invio di somme per il vescovo di Melfi, da destinare ai poveri della diocesi. Rimasto legatissimo alla sua città, negli scritti sempre  il ricordo della sua Melfi, di cui si legge chiaramente il sogno di vederla elevata a capoluogo di provincia. In verità lui agli onori degli altari  non è proprio giunto ma è morto davvero in odore di santità, tanto da essere sepolto nella cattedrale di Cordova. Il Consolato con lettera datata 29 gennaio 1901 forniva notizie alla famiglia della scomparsa del loro congiunto, avvenuta il 12 giugno 1900 a Cordova. Nello scrivere che Padre Carlucci non lasciava “bene di sorta” che non possedeva “come nei precetti dell’Ordine”, riferiva di quanto fosse stato onorato per il suo apostolato, per la dedizione agli orfani e i bisognosi, come fondatore della Comunità dei Giuseppini e di Congregazione che associava “da umili figlie del popolo a donne dell’alta società”, e il adoperarsi per la costruzione di Cappella, ricca di marmi, dedicata alla Madonna di Lourdes. Alla sua morte, fu da tutti considerato santo e i tanti fedeli, accorsi a venerare la sua salma, si divisero “gli acini del suo Rosario e ritagli del suo vestito”.  Per soddisfare le numerose richieste dei più devoti anche “il suo mantello fu tagliato a piccoli pezzi”, distribuiti come reliquie. Uno di questi è inviato alla famiglia con un calamaio e un temperino, a lui appartenuti. Proprio in considerazione della sua santità, fu eccezionalmente seppellito “innanzi all’altare di cappella” della cattedrale. A sua volta il giornale El Pais di Buonos Aires del 15 giugno 1900 informava che ai suoi funerali a Cordova “migliaia di persone di tutte le classi sociali avevano reso tributo di ammirazione e riconoscenza alla memoria del Reverendo Padre Carlucci per l’opera da lui svolta”. Alla fondazione di istituti religiosi aveva unito l’apertura e il mantenimento di numerose scuole. E proprio in Cordova si era costiuita “commissione con lo scopo di innalzare monumento al più popolare dei religiosi”.

Ebbene Padre Gaetano in una delle sue lettere al fratello, sempre con la sua terra nel cuore e il ricordo dei compaesani, datata Balaguer 15 luglio 1862, esprime compiacimento ad aver appreso che Melfi, dopo aver  attraversato momenti turbinosi e di crisi, stesse “migliorando di giorno in giorno”. E crede che “fosse divenuta capoluogo di Provincia”. La particolare affluenza di  impiegati, di liberi professionisti e altro personale lo porta a pensare che la sua città sia divenuta appunto capoluogo e se lo augura così tanto da sperare di non ingannarsi.

Anche Padre Carlucci ha vissuto, come tanti di più generazioni, questo antico sogno, purtroppo rimasto tale a causa della miopia di chi non ha visto nella creazione di una nuova provincia, la crescita della regione.

 

LE FOTO: Immagine di Padre Gaetano Carlucci ( COPERTINA). La cattedrale di Cordova, già moschea. Antica foto della farmacia Carlucci con gli originari titolari. Disegni di legge, delibera consiliare del 1866 e pubblicazione sull’erigenda provincia di Melfi.

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