di Teri Volini

In molti paesi lucani sono tuttora vive le antiche tradizioni, fra cui la celebrazione del “matrimonio sacro”, che perpetua uno dei riti arborei più ancestrali e sentiti dalla popolazione.
“Il Matrimonio Sacro è un tema ricorrente nella consuetudine sociale e nell’arte religiosa già nel Neolitico e nell’Età del Bronzo: un insieme di riti celebrati nei momenti più significativi per la vita rurale, nel mese in cui si celebrano sagre e feste dedicate: maggio. Fin dai tempi più antichi, l’unione del maschile con il femminile, simboleggiata da quella di due alberi, accompagnata da canti e rituali amorosi, era celebrata come la Sacra manifestazione dei misteriosi poteri che donano e mantengono la vita”.
Nel borgo di Castelmezzano il rito viene celebrato in concomitanza con la festa di S. Antonio di Padova, nel mese di Settembre, 11, 12, 13, e viene chiamato U’Masc’, il Maggio.
“La centralità dei riti consisteva nel Matrimonio Sacro, lo Hieròs Gámos, simboleggiato dall’unione di due alberi: il Cerro, che rapresentava il Re del bosco, e l’Agrifoglio, che ne era la Regina. Tuttora, la Cima, altro nome della Pianta Regina, che dopo essere stata – al pari del Re, il Cerro – scelta e tagliata, ma non scortecciata, né privata dei rami e delle foglie, viene trasportata preferibilmente a spalla, da uomini robusti, con ogni cura “perché non si sciupi”, viene chiamata anche Croccia.

U’ Masc’ a Castelmezzano, anni ‘40, Archivio Michele Santoro
Gli uomini che trasportano la Croccia o Cima sono i crocciaioli, detti anche cimaioli… Quelli che trascinano, con delle pariglie di buoi, il Cerro – privato dei rami e scortecciato – sono i masciaiòli. Suoni e musica, e, anticamente, oltre ai canti e alle danze, complessi riti erotici e magici, accompagnano la Cima, in un vero e proprio rituale d’amore e di corteggiamento”.
L’Albero, un collegamento fra i mondi
L’Albero ha avuto, nelle mitologie e religioni del mondo, un ruolo rilevante. L’Albero della Vita, presente anche nelle tradizioni esoteri- che, è associato, nel folclore, nella cultura e nella narrativa, all’immortalità e alla fertilità.
Nella religione popolare, gli alberi sono spesso la dimora di spiriti e divinità. In Basilicata, l’antica Lucania, terra dei boschi, molte usanze vi fanno riferimento, seppure adattate all’attuale forma religiosa, con cui si mescolano e convivono …
L’antropologo James Frazer sottolinea la fede nel potere benefico contenuto nello spirito dell’albero, che si pensava potesse elargire magicamente doni e fortuna: in questo lo studioso colloca l’origine dei culti arborei diffusi in tutta Europa.
Perciò all’albero di maggio o albero della cuccagna, una volta tagliato e sfrondato, venivano attaccati doni e cibarie, che faticosamente e perigliosamente si cercava di conquistare con la scalata.
Universalità spazio-temporale dei riti e delle credenze
Nella cultura kirgysa, l’albero della vita è il “pioppo d’oro”, altyn terek, che s’innalza fino alla stella polare, altyn kazik, e su quell’albero lo sciamano si arrampica per guarire le anime degli ammalati.
Il druidismo e il paganesimo germanico crearono la pratica cultuale nel bosco sacro, riferito spesso alla quercia; quanto al noce, la sua importanza era così rilevante, da venire poi, per converso, ampia- mente demonizzato, come “albero delle streghe”, dalle religioni sostituitesi a quelle ancestrali.
Nella mitologia scandinava, il frassino Ygadrasil era ritenuto sacro: principio di vita e di morte, simbolo di tutto il sapere, la sua chioma si estendeva fino a ricoprire l’Universo intero, e le sue immense radici affondavano in tre mondi diversi: la dimora dei giganti, quella degli Asi, (divinità nordiche) e la terra del freddo; presso ciascuna radice si trovava una sorgente..
Anche presso i Longobardi, l’albero era oggetto di culto e di venerazione come incarnazione della divinità. Le promesse di matrimonio erano fatte all’ombra di un gigantesco castagno. Nella notte del 30 aprile alcuni giovani andavano nei boschi per tagliare “l’albero del maggio”, poi lo decoravano con nastri rossi e lo innalzavano nella piazza del paese.
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cfr.Teri Volini, Madonne e Streghe a Castelmezzano. Dee Edizioni, 2000
cfr. Teri Volini. Glifi, una ricerca mitoarcheologica in Basilicata, Edizioni Hermaion, 2022
In copertina : U’ Masc’ a Castelmezzano, anni ‘40, Archivio Michele Santoro