ANTONIO BISCIONE
Siamo portati ad appropriarci di tutto nel mondo di oggi. Persino il sentimento.Troppo sovente ci sfugge che, in fondo, siamo degli uomini e il nostro dolore,la nostra gaiezza ed il nostro rancore, sono del mondo, dell’essere umano. Tanto famoso il componimento “Pianto antico” del maestro Carducci, il quale ci ha voluto dire, riconnettendosi alla antica tradizione letteraria greca, che il pianto, come ogni altro sentimento, è eterno, immortale, e pertanto non particolarizzabile. Sono convinto che se l’uomo di oggi guardasse alla propria esistenza come ad “uno dei tanti tasselli” che compongono non già il creato, ma la umana storia, potrebbe essere più felice, e vivere più sereno. Dopo tutto, siamo soltanto uomini.
PARGOLA VOCE 
Dalla cuna s’ode un pianto
Forte e lieve come neve.
Canta bianca stanca un canto,
Sofferenza densa e greve.
 
Deve ancor durare tanto
Come dura la ventura 
D’un bisogno, sogno, incanto.
Quanto dura la paura
 
Che Natura ha messa in petto
Al viandante della strada.
Canta stanca al cuor ristretto,
Langue sangue di rugiada.
 
Cada il cielo a ricoprire 
Con la notte grotte oscure.
Fino all’ora di dormire,
Grondi e mondi le paure.
 
Pure note dalla cuna 
Si fan grevi, brevi canti.
Nel pallore della Luna
Giaccion, taccion anche i pianti.
 
Quanti volti e quanta gente
Che s’affolla in questa terra,
Quanta guerra e quanto niente,
Quanta fame che s’afferra.
 
Serra il pianto il pargoletto,
Non ricerca che una stella,
Sul soffitto, sul suo letto,
Sulla stanza. La sua cella.