ANTONIO LOTIERZO- POESIE 1976-2024

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Mario Santoro

 

E’ sempre particolarmente impegnativo parlare della poesia di Antonio Lotierzo, poeta di valore capace di non cedere a talune tentazioni autolesionistiche e di rifuggire da scontati adescamenti, dai richiami facili della musicalità del verso preferendo spesso caricarlo di significanze diversificate, di contrastive opposizioni, di dati emozionali forti, manifestati per cenni, di interruzioni e di sospensioni e, come dichiara l’autore in una sua dotta nota, ‘di scon-volgimento’ ossia di ‘volgimento dentro noi stessi della realtà, epifania dei conflitti interiori “, e finanche di ironia velata oppure dichiarata apertamente. Insomma si rischia, dinanzi al corposo volume ‘Poesie -1976-2024’ che raccoglie in progressione il lungo itinerario poetico, la cosiddetta ‘diminutio capitis’. Risulta evidente, non solo nelle prime raccolte, una poesia provocatoria ed a tratti eversiva sul piano della sperimentazione; la parola si connota generalmente come volutamente precaria, a tratti aspra, oppositiva, franta, talora onomatopeica con o senza vera corrispondenza, significante pur nella insignificanza, scomoda. Allo stesso modo cambia la disposizione del verso talora con evidenti frantumazioni, grossi spazi bianchi, cesure estremamente libere se non anche volutamente arbitrarie, parole non parole capaci di evocare suoni e situazioni senza decodificazioni, assenza o quasi di punteggiatura. L’autore è sempre attento a tenersi a debita distanza da espressioni fatte ed abusate, da luoghi comuni, da rimandi scontati e ripetitivi e propende per una modalità poetico-espressiva sempre nuova e robusta, personale ed originale, capace finanche di sorprendere e di disorientare, di ricorrere ad anomalie, contrasti e opposizioni e di operare pause prudenziali. Per questo lo stile resta decisamente anticonformista con innalzamenti di tensioni consapevoli e naturali in parallelo con una robusta preparazione culturale e finti abbassamenti di tono. E tutto questo, andando più nello specifico, e pescando quasi casualmente, lo si può notare bene nella prima raccolta di poesie “Il rovescio della pelle”.estremamente indicativa già nel titolo. Significativo ed emblematico risulta il riferimento allo sperimentalismo nella poesia “Gli abissi della palude”:

“Vi sono!

sbra sbra sbra

squascchf pluuschh tungsschhh
il buco dell’assurda caverna

elicoidale
scopre un magma puteolente

dai riccioli maleodoranti d’ametista

lucida

-scloppff ssschff-
mi raggomitolo al caldo dello sterco

e
in posizione fetale

sprofondo
senza fine
nelle fauci della terra.
Ssssstrasffffscchhschhhschplaaaangtung!
E giù
giù

sempre più giù!

E se per certi aspetti lo “sbra sbra sbra…” iniziale sembra evocare vagamente lo ‘Zang Tumb Tumb’ di Marinetti o il ‘Treno treno tron tron…’ gli altri suoni che si frammischiano opportunamente alle parole rientrano decisamente nella letteratura dello sperimentalismo e si accostano alle forme piuttosto spinte di Lorenza Colicigno con i suoi tanti punti esclamativi che a tratti staccano le lettere (!/!/!/!/!/!/ V/i/r/a/l/e/, al tecnicismo, a tratti esasperato, di Raffaele Nigro, e ai più noti Scialoja e Piumini. Per altri aspetti il ‘magma puteolente’ e i ‘riccioli maleodoranti’ rimandano ‘alla piaga rossa languente’ di Campana. E appare decisamente naturale lo sprofondamento inevitabile fin ‘nelle fauci della terra’ e, se possibile, ancora e ‘sempre più giù. E si tratta di sprofondamento fisico e spirituale! Pure altrove il tenue velo della speranza riaffiora e sembra, a tratti, scelta decisa, pensata e voluta con i limiti impliciti e qualche faticosa prospettiva ed in perenne condizione contrastiva: “Ti ho scelta, sconosciuta speranza, /perché ancora, sei insieme amore e fine/carne desiderata e pelle da maturare /pace silenzio e quiete in cui annegare…” E se è vero che, come scrive altrove, con la morte “Non è più niente il furore,

è altrettanto vero che la memoria mantiene vivo se non intatto il ricordo sicchè ‘L’albanella’ puo continuare ad avere “le ali alte sul ponte” e pu’ fare anche di più:
A precizio sorvoli l’occhio del burrone; /sei l’amante del falco nello spazio /e contorta rigiri il
monte /e la vallata gaia al tu passaggio”.
Analoga sembra essere la condizione di fondo in “Moritoio marginale” che testimonia una sorta di nevrosi della scrittura, con strategie e violenze improvvise, accostamenti terminologici arditi e, a tratti, caotici, furore sempre presente, evidente difficoltà della disambiguazione da parte del lettore, nel groviglio apparentemente disordinato e casuale delle parole, quasi matassa difficile da sbrogliare con qualche ‘Tam tam. intruglio /tout court’ che non è ‘il Kurt moraviano.’ E contemporaneamente entrano in gioco “le vie dei paesi del Nulla” con la “nostalgia ” di “castelli dirupati” e di “chiocciole d’oro”e ogni tanto, e come inaspettatamente, il gallo stregato, impettito forse, che canta all’alba ‘al poeta addormentato’ prima dell’impatto inevitabile con “Uomini senza voce e volti /piccole piccole piattole” in una sorta di continuo ‘smemoramento’ che sembra confinare il poeta inevitabilmente e fatalmente nel ‘mattatoio degli affanni’ con ‘orridi padri leziosi’, con occhiazzurri venustà’, con ‘ appuntiti capezzoli di capra’ e tanto altro ancora.
E il disfacimento continua con rimando preciso e puntuale al ‘cantuccio della disperazione’, alla botte annerita della cantina, ad un ammasso di oggetti di vario genere, fino a segnare una sorta di aspirazione del poeta che pare quasi aprire un possibile varco, ancorché stretto, quasi una fessura:
Se giovane ancora in questo moritoio / marginale venissi ad essere /inghiottito… già tanto resterà/ che il liguaggio confuso di un bambino/ fra il monotono grido della cicale reciterà/ il mio nome contando di sera / le stelle.”
E ancora lo stesso può dirsi in “Golfo di sogni inquieti”. Anche qui sin nel titolo una linea ossimorica sembra fungere da sottile filo conduttore. Per il poeta la poesia resta ‘coincidenza d’opposti, risultante ordinata degli squiibri intellettivi ed affettivi’ o più precisamente ‘vaso/umido di chiarore disperato’ e dunque il campo tematico non diverge dalle prime raccolte e permane una sorta di costante e permanente conflitto senza certe punte dissacratorie e con una evidente presa di distanza o almeno di attenuazione dello sperimentalismo ed è facile dare ragione a Tito Spinelli che sottolinea non solo la ‘quantità di timbri’ ma anche ‘l’identifiazione del nòcciolo problematico accanto alla scissura dell’io, il sentimento attonito mescolato alla crudezza del reale’

Scrive il poeta:
“Caso mondo, caso io stesso, vaso/ umido di chiarore disperato./Mi aprii all’andare della terra:/nel tempo vidi nascere le cose / e nelle più oscure paludi fui tuffato/ per risalire all’accecante luce.” Il richiamo della poesia e al ‘vaso’ per certi tratti sembra fare il paio con il ‘vaso rotondo ” che galleggia su fiume tumultuoso del poeta Porta nel contemporaneo rimando alla vivida luce così come la ‘rosa agostana’del padre rimanda, per sfumature e vaghezza, alla ‘prima viola… sull’opposto muro” del poeta Sbarbaro. Scrive Lotierzo: “La rosa agostana l’incantava. / A noi appena alzati mio padre / la mostrava a trofeo nelle mani / crettose e la felice stanchezza / che l’aria terrigna offre alla vita. Il poeta a tratti sembra voler cedere all’emozione a quasi al cedimento e alla confessione: “Le speranze tarpano l’anima,/ l’animale insegue il visibile,/ le previsioni non mi sorreggono /più”. E poi. “Non questa noia mi pesa / senza tempo diverso ma vuoto/lo spazio raffrenante la vita” E verrebbe voglia di continuare ma quasi ad interrompere il flusso dei pensieri che gravano l’anima ecco la formula diversa consegnata all’allitterazione: “Giùbili giocondi giù al giubilèo / giuggiole aggiungono gigli, / giubilanti giorni ginnici / già gitani agitanti grazie“.
E ancora, sulla linea ammorbidita, di altra consonante:
“La demolizionne demoniaca /destina dietro /dimore ardenti /per motivi tellurici /dissanguamento
/ (domani disvelerà?) / derisione / deiezione dolorante / dubbuo di doti dissacranti. E poi la poesia, in forza della sua capacità di piegarsi, di lasciarsi plasmare, cera molle nelle mani del poeta, torna a rinnovarsi magari attenuata nella forza propulsiva se non anche un po’ addolcita come allude sovente:
“La tua profanazione finisce col mio flaccido / e immielato turgore. M’accoccolo / al tuo madido seno e la tua carne /m’affoga, vertigine quieta /da sprofondamenti e lieti deliri”. E cede anche il passo alla lingua dialettale che meglio coniuga, pur nella difficoltà della decodificazione, memorie diversificate senza cedere mai al suono per il suono o, peggio ancora, come accade a molti poeti, al rumore che finisce per impoverirla; il poeta sa tenere tutto sotto controllo e lo fa con naturalezza congeniale anche quando racconta, sul filo dell’ironia:
“Na furésa busciàrda, na pentìta venìhe / addò mamma mia tutta resentìta./ “Vui nun c’avìta crère a i malalénghe /ca ve vénene a rìce ca ìye e u sìnneche / amma fatte kazze e kucchiéra”/ (E s’infucàva e muvìya nu rìscete / nnanze e ddurrète nda l’aria)./ Mamma, ca ngiavìa fatte u calle, / facìa a ciota pe nun z’appezzecà/ cu na cévettuola ca puzzava re latte munte / ma tenìa rùye casecavadde tuoste assàye”.
La poesia di Antonio Lotierzo continua il suo cammino, e canta, ora ad alta voce, ora con tono modulato e lieve, e ride, trattenendosi un poco, e s’innalza leggera prima di planare e di sollevarsi più in alto, e sospira come chi non è contento, e sa anche cedere al pianto ma non al piagnisteo e riprende tono e robustezza e si si spinge in avanti, ardita o, al contrario, timida e qualvhe volta si accuccia nel bene ma non si arrende ne si ferma mai.
E ci sono partenze obbligate, passaggi veloci e transiti improvvisi, fuggevolezze garbate o sgradevoli, saluti chiari e addii prolungati, richiami e rimandi, reminiscenze vaghe e dimenticanze fino alla smemorataggine ricercata e voluta, ricordi forti, rispecchiamenti e occultamenti, soli e lune, quotidianità e straordinarietà, concretezze e astrazioni, finitudini e illimitatezze sulla linea della capacità della poesia di essere sempre altro e ancora altro con la sua forza di trascinamento nella tensione sovente al trascendente, ossia alla realtà cosiddetta ulteriore con lo sforzo di allontanamento, sia pure parziale, dalla soggettività ma anche, al contrario nella ricerca sempre del trascendentale.
E non sfugge il poeta alla regola della poesia “Croce e delizia”.

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Sull' Autore

Mario Santoro Mario Santoro è nato a Miracolo (Avigliano) ed è residente a Potenza. Già docente di materie letterarie, è poeta, scrittore e critico letterario. (Mariosantoro43@gmail.com) Ha pubblicato: -Embrici- poesie -Alfagrafica Volonnino- Lavello, 1986; -Embrici e poi- poesie -Alfagrafica Volonnino- Lavello, 1987; -Concerto di memorie- romanzo -Ed. La Vallisa- Bari, 1989; -Concerto di memorie- romanzo rid. Sc. Medie -Ed Appia 2- Venosa 1991; -Pianeta uomo- Tematiche di Attualità -Ed Il Girasole- Napoli, 1991; -Pianeta uomo- Tematiche di Attualità- Formato tascabile -Ed. Il Girasole- Napoli 1991; -Sentieri di ragno- poesie -Ed. Il Girasole- Napoli 1993; -Uomo e società- Tematiche di attualità- Ed Il Girasole- Napoli, 1994; -Elementi di linguistica e psicomotricità- Ed Il Girasole- Napoli, 1994; -Meridiani e paralleli - poesie -Ed La Vallisa- Bari, 1997; -Scorci di tempo- Poesie e prose- Unitre sede di Potenza, 1999; -Viaggio nella terra dei Suomi- cronaca di un’esperienza- Ed Il Portale- Pignola, 1999; -Il riverbero della luna- romanzo –ErreciEdizioni- Potenza, 2000; -Alla fontana...le parole- La Grafica Di Lucchio- Rionero in Vulture (Pz), 2009; -Stagliuozzo come strazzata- Centro Grafico Castrignano- Anzi, 2010 -Il grano azzurro- romanzo ErreciEdizioni- Anzi (Pz), 2023 -Viaggio con la madre- romanzo ErreciEdizioni- Anzi (Pz),2023 Ha pubblicato, in qualità di critico letterario i seguenti volumi: -Oltre le barriere- Ospiti del centro La Mongolfiera- Tip. L’aquilone- Potenza, 2002; -La memoria e l’identità- Antologia di poeti e scrittori lucani volume marrone- Consiglio regionale della Basilicata- Potenza, 2004; -La Memoria e l’Identità: Lucania versi- Cento schede- Consiglio Regionale di Basilicata – Potenza, 2004; -La memoria e l’identità- Antologia di poeti e scrittori lucani volume azzurro- Consiglio regionale della Basilicata- Potenza, 2005; -C’era una volta...insieme- raccolta di fiabe- Dipartimento salute mentale A.S.L. num.2 Potenza. Centro sociale La Mongolfiera, Coop Benessere- Potenza, anno 2006. Ha scritto e pubblicato centinaia di percorsi su poeti, scrittori, artisti. E' autore di percorsi poetico-letterari a tema pubblicati su riviste e antologie.

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