APPUNTI SPARSI SULLA CRISI, DA CONTE A COTTARELLI E RITORNO

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Marco Di Geronimo

Avremo bisogno di tempo per capire a fondo la vicenda. Anche solo provare a definire il vincitore degli ultimi sviluppi è difficile. Salvini, che si è imposto come difensore della plebe ed è tornato a casa con Savona agli affari europei e un euroscettico al MEF? Mattarella, che è riuscito a scongiurare la nomina del professore romano alla casella delle finanze? Di Maio, che ha costretto l’avversario/partner a rinunciare al voto?

Anche solo per questo tracciare un bilancio politico delle ultime ore è difficile. Però possiamo concentrarci su alcuni aspetti un po’ più semplici. Per esempio: i clamorosi autogol di Mattarella. Il Presidente della Repubblica – comunque la si pensi, e cioè sia che lo si ritenga impeccabile sia che lo si ritenga un traditore, comprese tutte le sfumature intermedia – ha segnato molti punti a suo sfavore. In primis, è riuscito a delegittimare la sua istituzione.

Al di là della confusione che regnerà sovrana nelle aule universitarie a proposito dell’articolo 92, Mattarella ha fatto trapelare il messaggio sbagliato. E cioè che non ha voluto nominare Savona perché euroscettico, perché i mercati si sarebbero allarmati e avrebbero eroso i risparmi degli italiani, e quindi era suo dovere intervenire.

Che volesse dire davvero questo o che l’abbia fatto davvero per questo, ha complicato il suo mestiere a sé e ai suoi successori. Aveva Mattarella il potere di trasformare la nomina dei ministri in uno strumento di tutela del risparmio? I mercati si sarebbero allarmati per la nomina di Paolo Savona in particolare (a quanto pare Tria non subisce il medesimo biasimo a Francoforte)? E in ogni caso l’euroscetticismo mette a rischio i risparmi degli italiani? La dose politica di questa decisione è tale da trasformare il campo d’azione del Colle in un campo minato.

Altro aspetto di riflessione è lo spostamento di Savona alle Politiche comunitarie. Sostanzialmente Savona diventa adesso il volto italiano in Europa: non è comunque un segnale preoccupante che si lancia alle istituzioni europee? In che modo bisogna interpretare questa scelta? Forse nel molto scortese intento che quell’ufficio è trascurabile o che in quell’ufficio non conterà nulla?

Andiamo avanti. Mattarella ha provato a incaricare Cottarelli: nomina simbolicamente più controversa non poteva esistere. Ma al di là della scelta disastrosa, l’interrogativo si sposta su altri particolari più inquietanti. E cioè: perché Liberi e Uguali, che ha fatto una campagna elettorale incentrata su posizioni opposte rispetto a quelle del Governo Cottarelli (anche soltanto a livello simbolico, se proprio si vuole credere alla favoletta del governo di scopo) si è minimamente posta il problema del votare la fiducia? Perché il gruppo parlamentare non si è limitato a discutere come far apparire comunque responsabile il voto contrario, e invece ha valutato di dire sì a Mr Forbici?

Anche il PD sembra aver perso il senno, e in particolare mai come ora la gestione collegiale del partito da parte di Martina sembra una non-gestione. A dettare la linea è apparso Carlo Calenda e il suo fronte repubblicano. Il revival delle coalizioni antiberlusconiste… se non fosse che logicamente questo nome serviva a inglobare frammenti del centrodestra, se non addirittura tutta Forza Italia. E proprio quest’ultima ipotesi è stata ribadita con forza da Pierferdinando Casini (“compagno” eletto a Bologna al posto di Bersani). Un autentico suicidio politico con cui i cosiddetti europeisti riuscirebbero a indebolire le proprie posizioni, perdere blocchi di voti e regalarli ai 5 Stelle.

Perché una conclusione c’è, ed è questa. Luigi Di Maio ha scongiurato la delusione inevitabile che avrebbe ottenuto da un ritorno al voto. Ma così facendo comincia ad accreditarsi come l’unico argine credibile e possibile a Salvini. Il che significa che il PD, in futuro, è destinato a contrarsi.

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Sull' Autore

Marco Di Geronimo

Classe 1997, appassionato di motori fin da bambino. Ho frequentato le scuole a Potenza e adesso studio Giurisprudenza all'Università degli Studi di Pisa. Ho militato nella sinistra radicale, e sono tesserato all'Associazione "I Pettirossi". Mi occupo di politica (e saltuariamente di Formula 1) per Talenti Lucani. Scrivo anche per Fuori Traiettoria (www.fuoritraiettoria.com), sito web di cui curo le rubriche sulla IndyCar e sulla Formula E. In passato ho scritto anche per ItalianWheels, per Onda Lucana e per Leukòs.

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