
Leonardo Pisani
DI LEONARDO PISANI
Ed eccoci alla seconda puntata della serie sul Dottorato DISU/UNIBAS. In cosa consista il Dottorato di Ricerca lo abbiamo già detto in precedenza:si tratta del terzo ed ultimo livello della formazione universitaria (il primo è costituito dalla laurea triennale, il secondo dalla laurea magistrale) che consente a giovani talentuosi di condurre ricerche. Si conclude con la discussione di una ponderosa tesi frutto di un lavoro ben fatto, la tesi viene pubblicata” – spiega la professoressa Maria Chiara Monaco dell’Università degli Studi della Basilicata (DISU-PZ). “Spesso si tratta della pubblicazione del primo libro scientifico di un giovane che, in futuro, potrà anche non continuare con la carriera accademica, ma che quel bagaglio di conoscenze e di metodo, se lo porterà comunque dietro come un prezioso valore aggiunto. Oggi vogliamo sottoli

Maria Chiara Monaco
neare un altro aspetto di questo terzo livello della formazione. In molte sedi universitarie, e il nostro dottorato non fa eccezione, i giovani ricercatori non sono solo studenti interni, ma provengono da altre regioni, da altre esperienze, e da altre realtà italiane. La parola va dunque ad uno di loro: il dottor Maurizio Castoldi dell’Università di Milano”
“Ho affrontato il mio triennio di Dottorato tra 2016 e 2019 presso il Dipartimento di Scienze Umane dell’UNIBAS. Ho avuto così l’onore e il piacere di conoscere la Basilicata, una terra meravigliosa che, prima di questa avventura, avevo solo sfiorato. Nato e cresciuto vicino a Milano, mi sono laureato tra Lombardia e Piemonte, per trasferirmi poi in Valle d’Aosta, dove vivo. Da quindici anni ormai lavoro nel campo dell’archeologia, tra didattica museale, scavi archeologici e interventi di tutela preventiva: nel 2016 ho ritenuto di voler completare la mia formazione. Ho presentato un progetto di ricerca con cui ho vinto una borsa di studio alla Scuola di Dottorato UNIBAS e che ho portato a termine sotto la guida scientifica della Prof.ssa Maria Chiara Monaco.

Nel mio percorso accademico mi sono sempre occupato di Archeologia classica e, in particolare, dello studio dei marmi usati per la decorazione degli imponenti edifici pubblici e delle lussuose residenze private di età romana. Spesso si tende a pensare che questa ricchezza fosse esclusivo appannaggio della capitale o delle principali città nelle provincie. Con il mio progetto ho invece voluto spostare l’attenzione su comunità più piccole, considerate secondarie o periferiche, confrontando fra loro tre colonie romane fondate in territori interni e di montagna, Augusta Praetoria (l’attuale Aosta, dove vivo) e, per la Basilicata, Grumentum e Venusia (la moderna Venosa). L’identificazione dei marmi usati dai Romani ha costituito la base del mio progetto di ricerca: questi materiali erano estratti in grandi cave sparse per tutto il Mediterraneo, da Carrara e dalla Grecia all’Egitto, dalla Numidia all’odierna Turchia ed è quindi importante capirne la provenienza. Trasportarli dalle coste del Mediterraneo a Roma, su apposite navi e poi attraverso strade e fiumi, aveva costi enormi: per questo motivo, trovare marmi esotici negli scavi di città “minori” induce a pensare che le antiche classi dirigenti locali abbiano voluto fare importanti investimenti per abbellire templi, piazze, terme e teatri. Ho quindi passato in rassegna, tra Valle d’Aosta e Basilicata, un totale di 9000 frammenti: lastre, colonne, capitelli, cornici, statue con l’obiettivo di fare una statistica dei marmi usati.
È emerso, ad esempio, come nei templi di città tra loro così lontane e diverse come Aosta e Grumento venissero usati gli stessi marmi colorati, probabilmente per imitare i grandi monumenti della capitale, immagine del potere imperiale. Mi ha impressionato constatare, nelle Terme di Venosa,la presenza di marmi asiatici e di porfidi rossi egiziani, oppure ricomporre l’apparato marmoreo di una vasca delle Terme imperiali di Grumentum, rivestita di un costosissimo marmo verde greco. Inoltre, alcuni sopralluoghi nei pressi di Aosta mi hanno portato a identificare una probabile cava antica di travertino locale e un’osservazione attenta di una cava a gradoni presso Venosa ha rivelato inedite tracce di probabile estrazione antica. Insomma, molti spunti d’interesse che, spero a breve, saranno disponibili nell’edizione dei risultati di tesi che sto per pubblicare come monografia.

Dottor Castoldi, ci Illustri altri aspetti del tuo soggiorno lucano e della sua ricerca
“Vincere il concorso di Dottorato a Potenza mi ha permesso di conoscere e scoprire questa terra meravigliosa, con la generosità e le radici antiche del popolo che la abita. Progettazione e lavoro di squadra sono state le parole d’ordine, dal confronto con i funzionari di Soprintendenza e la collaborazione con i professionisti di Effenove, un’importante realtà locale che opera in campo nazionale e internazionale anche nell’ambito della tecnologia digitale applicata al patrimonio culturale. Partecipare alle campagne di scavo e ricerca sul territorio UNIBAS, ad Anzi e Ferrandina, ha costituito ulteriore occasione di crescita e dialogo con i colleghi di una nutrita e prolifica squadra di collaboratori: un laboratorio in continua ebollizione, proiettato a una costante produzione scientifica e alla ricerca di nuovi percorsi. Il Dottorato conseguito a Potenza è stato un ottimo volano per incrementare le mie esperienze fuori dall’Italia: durante l’ultimo biennio ho avuto infatti la possibilità di trascorre quattro mesi per fare ricerca ad Atene, presso la Scuola Archeologica Italiana, grazie a una convenzione vigente proprio con l’Università della Basilicata, e tre mesi all’Universitat de Barcelona, da anni all’avanguardia nelle linee di ricerca interessate dal mio progetto”.