ARRIVARONO GLI AMERICANI: LIBERTA’, VOGLIA DI VIVERE ED EROS

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Dal  pudore astioso all’urto della Storia

LUCIO TUFANO

Soffiava imperterrito sulla piazza esposta a bòrea ed alle tramontane il vento impetuoso, precipitoso, che riempiva di fredda aria i suoi otri capienti sull’Arioso o su Montocchio e li scaricava sui comignoli e sui tetti da Portasalza al Muraglione. Batteva vigoroso le coste e sferzava la cordigliera delle  mura e delle finestre, fino al rantolo delle grondaie.

Fischiava nei vicoli il sibilo delle sue canne. Erano qui orientati, secondo il percorso del vento, le stradine, le torri, i balconi, le porte aperte al freddo ed agli inverni che con la veste nevosa ricoprivano la città. Alcuni uffici erano imbacuccati nei muri, al caldo dei primi termosifoni: corridoi ovattati dal silenzio.

La messa della domenica raccoglieva nella Chiesa della Trinità, gli artigiani, i commercianti e gli impiegati, la gente tutta: uomini e donne erano separati.

Il clima glaciale, le rabbiose intemperie, le plumbee giornate hanno pesato sulle generazioni di cappotti indossati nei decenni, voltati e rivoltati, nel corso delle noiose epopee dei conformismi di regime. Questa fu la città degli impiegati, queste le scuole, le feste, gli amori, la mentalità, il peccato, le passioni, la paura, la viltà, il vilipendio e l’ironia degli impiegati.

Una categoria imprescindibile del “tenero amore” è la carezza (il tatto), che si trascina, in diverso grado, per tutta l’esistenza dell’uomo, in maniera più accentuata presso le donne e si estende a tutti gli esseri viventi, a tutte le cose possibili; la carezza, espressione essenziale dell’eros.

E vi è amore per le pellicce, per il velluto, per le penne d’uccello, per i gonfi cuscini dei salotti e dei letti, per i vari oggetti, molli, elastici o duri; e tale amore trova le sue emozioni nel bisogno di toccare teneramente … e così fino al mito di Anteo che perde la propria forza quando gli viene tolto il contatto con la terra, dove la terra è la mamma che caldamente ci abbraccia e avviluppa, e come Pentéo che per spiare le baccanti in una delle loro orge, per tentare di accarezzarne qualcuna, fu da queste afferrato e fatto a pezzi. È forse inopportuno trasgredire la poeticità della carezza, quando osiamo pensare o approfondire il tema del tatto epidermico, quel pomiciare presso la mentalità più retrograda, che nella vecchia città andava sotto il cattivo appellativo di rattuso, la cui attività organizzata era “la mano morta”, e di cui vi è una vasta letteratura.

Non vi furono le Harlem o gli slums di New York o di Londra, né il Basento aveva l’importanza del Mississipi, ma i potentini chiamavano Shangai o Sing Sing le zone popolari ed i quartieri cinesi erano le baracche e le bidonville per un ancestrale richiamo alle avventure biodegradabili di Malthus. Vi furono canzoni accompagnate da chitarre sotto i balconi, vi furono mani innamorate che nel porgere un fiore o una  missiva furono serrate tra le imposte; vi furono corteggiatori castigati dalle pentole d’acqua o da vasi di basilico piovuti su di loro, gli scherzi sadici di un astioso, aggressivo pudore. Pacchi di lettere accatastati nelle frigo-bare dell’oratorio, fiati sospesi tra una domanda ed un sorriso, baci catturati dal cacao, sguardi desiosi, densi, intensi, spesi nelle brevi distanze, consumati come scarpe nell’ansioso via vai della Pretoria …

Pare che al di là dei fatti noti, moltissimi altri non si sono mai appalesati, bontà ed accortezza dei protagonisti, che hanno potuto incontrarsi e gioire al di là dell’occhio malevolo di una cittadina calunniosa e maldicente.

I poeti sciuparono interi spartiti per le signorine pisciamorti, scarrozza e trenta carrini, anche se queste preferirono innaffiare il Basilico di tutto il vico Addone.    

Nei giardini comunali si aggiravano i gobbi eccitati dall’aria leggera, frizzanti di umorismo e loquaci di barzellette porno, di sottintesi. Annusavano avidi la menta delle aiuole asciugandosi il sudore delle mani con le larghe foglie degli ippocastani. Le fanciulle fuggivano leggere come cerbiatte inquiete, fiutando la presenza caprigna, scambiando l’attenzione per intenzione.

Poco si sa delle rare stelle di città, Italia Volpiano, l’attrice famosa nei rioni, meno famosa nel cinema, chiromante della villa, Mata Hari delle case popolari, salutata dai sorrisi, oltre le gabbie dei canarini.

Poi venne la miss, la ragazza del tennis e dello schiffon, Ada, il simbolo della bellezza muliebre. A lei si addicevano le rose. Sfilava, regina, sui tappeti di ginestre del Corpus Domini.

Chillino, con i capelli neri ed impomatati, la sciarpa di seta bianca, il vestito da sera, impazzì per lei che non gli rivolse mai la parola.

Erano scritte nei cessi del liceo, sui muri della città, nelle latrine del teatro, le parole in frammenti, i nostri amori innocenti, sconcertanti, il desiderio inaudito, mai esaurito. Ndonia! Ndonia mia! Ansimava la rima baciata. La professoressa incinta? Chi è stato? … un mascalzone in treno.

Quante notti perdute tra i sepolcri, quante sere cucite nel rosario, quante vite rinchiuse nei portoni dei palazzi, nei sottani tra le gatte, nei vicoli delle megere, negli stracci del pregiudizio. Le ragazze non poterono che amare il semplice dispendio del vento caldo d’aprile e le soffici camomille bollite nei decotti accidiosi dell’inverno.

Una necropoli erotica, inesorabilmente discreta: non soddisfece le sue esigenze di primavera. Si sono sentiti i racconti, gli amori felpati dei chiostri e dei conventi. provenivano dalla Val d’Agri e dal Melfese, dalla pianura, insomma, ove gli umori della terra si mescolano ai soffi delle marine.

Qui la montagna e gli scarsi incontri furono il ricatto della scomparsa dei boschi e della nuda campagna.

* * *

            Entrarono gli angloamericani. Dalle tolde dei carri giunsero sigarette e cioccolate: Chesterfield, Camel, Navigut, Luckj Strike, odori nuovi di una civiltà diversa rispetto al vecchio tanfo del Trinciato, delle Indigene e delle Milit, ivi compresa la fraschetta di granturco.

Un’esplosione di nuove sensazioni: donne e ragazze, soldati canadesi, inglesi scozzesi, neozelandesi, australiani, marocchini, bianchi e neri, schiamazzi e coprifuoco. Di notte la sfrenata gazzarra della libertà. Maculata aveva accatastato sotto il suo giaciglio di meretrice multietnica pile di cioccolate, barattoli di rosee e di latte condensato, … continuò a fare ciò che aveva fatto con i tedeschi. Grande idrovora: ingerì centinaia di rapporti, interi reparti e corpi d’armata, esponenti di cinque continenti.

            Nugoli, fiocchi, pettinesse e scialli rossi, chiappe in minigonna, braccia e slip, rosso per labbra e guance in cipria: harem da lire trenta.

Metafore bistrate degli occhietti, degli occhioni, biacioni a pizzicotto, blocchetti di carezze, le impertinenti dimore dell’amore. V’era molto in comune con le ballerine, la rosa, le cosce, le gonnelline.

Un dinamico curatore ingaggiava non più di tre o quattro signorine. Giovanni Ficusecco teneva quello di sotto e la signora Carla quello di sopra, centocinquanta metri di rotabile. Sorsero nel 1919, addio mia bella signora lasciamoci così senza rancore …, con qualche decorazione per tutta la nazione.

Il dottore giungeva in carrozzella per la visita medica. Le signorine temevano di contrarre l’infezione, il talco borato, il permanganato, il defatigante esercizio, il gioco assiduo, il tatto burocratico, l’olfatto.

L’incontro si svolgeva con tutti, alti, nani, vecchi, grossi e belli, attempatelli …

Le nuove arrivate, cipria e belletto, dovevano recarsi in questura, per una firma sulla natura. Chi entrava aveva suonato, chi fumava era seduto, nel salotto violetto. L’accesso al piano superiore si svolgeva in punta di piedi; otto lire per una marchetta, quindici per la doppia che si segnalava dalla camera oscura.

La nottata non era consentita e neppure il capriccio. Era vietato l’ingresso ai minori, ai bastoni, ai pistoloni. La bolognese faceva rinascere l’arnese, tornava il tornese, si contraffacevano le generalità. Harem di provincia, le favorite, le traviate, le camelie.

Agli altri era proibito l’ingresso. Le tariffe andavano da lire otto a lire dieci e, nel ’44, a venti lire. Le jeep americane sostavano per ore.

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Sull' Autore

Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa Online dal 22 Gennaio 2016 Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall'agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line " talenti lucani", una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell'opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.

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