Da pochi giorni è partita in alcune regioni la campagna vaccinale antinfluenzale e antipneumococcica rivolta a tutti i cittadini oltre i 65 anni e alle categorie cosiddette a rischio: diabetici, cardiopatici, bronchitici cronici ect. L’ Azienda Sanitaria del Potentino anche quest’anno pensa di affrontare questo importante presidio di salute pubblica affidandosi esclusivamente al proprio personale del Dipartimento Prevenzione e Sanità Pubblica. Peccato però che i dati della copertura vaccinale dell’anno passato sono a livello di terzo mondo e dimostrano il fallimento di questa scelta considerato che nel 2016 solo il 40% dei cittadini over 65 anni residenti nella provincia di Potenza ha effettuato la vaccinazione antinfluenzale, dato che ha influito anche sul dato complessivo della regione Basilicata (46.7%). Questi dati dovrebbe far riflettere i nostri amministratori perché il Dipartimento di Prevenzione e Sanità Pubblica non è assolutamente in grado di garantire la copertura capillare che invece può offrire la Medicina Generale, considerato che ormai gli uffici igiene in alcuni comuni garantiscono l’apertura solo una volta al mese, in altri ogni quindici giorni, in altri un giorno alla settimana. La scelta di non coinvolgere la medicina generale non è solo la conseguenza di una mentalità ragionieristica-amministrativa della sanità pubblica ma è anche l’espressione della visione arcaica della medicina:
Io medico, io struttura sanitaria sono qui in attesa che tu cittadino ti ricordi che devi vaccinarti e quindi vieni, vieni, vieni……
Peccato però che a differenza degli anni passati i servizi offerti ai cittadini risentono della cosiddetta razionalizzazione dell’offerta legata anche al blocco del turnover per cui il personale degli Uffici Igiene, sia medico che sanitario, andato in pensione non è stato sostituito se non parzialmente. E così un importante presidio di salute pubblica come la vaccinazione antinfluenzale rischia di non essere disponibile per tutti i cittadini, alla faccia dell’uniformità della risposta ai bisogni di salute delle nostre popolazioni !!!!.
Scelta fortemente miope perché i nostri amministratori si preoccupano di risparmiare oggi 100 senza guardare al domani: eppure dovrebbero sapere che la vaccinazione antinfluenzale è un importante presidio di prevenzione, secondo alcuni studi avrebbe anche un ruolo importate nel ridurre il rischio cardiovascolare in determinati soggetti: cardiopatici, diabetici.
Eppure anche in questo campo, il ruolo del medico di famiglia – di cui la letteratura documenta la costante efficacia d’intervento – è cruciale: assiste nel tempo tanto i soggetti a rischio, candidati ideali alla vaccinazione, così come quanti presentano invece controindicazioni; conosce lo stato di salute della persona, la storia clinica, il contesto familiare, sociale, assistenziale (l’inserimento – o meno – in un nucleo familiare o in una struttura residenziale, l’eventuale stato di abbandono) e culturale, ovvero tutti gli elementi necessari a creare un piano di prevenzione personalizzato. A differenza degli altri operatori sanitari, ha l’opportunità di gestire una relazione di cura continua nel tempo, basata su un rapporto di fiducia che lo rende il consigliere preferito dai pazienti, e, conseguentemente, ha la possibilità di sostenere la fiducia nelle vaccinazioni, sfruttando tutte le occasioni di contatto per garantire un percorso di motivazione dell’assistito nonché procedere all’atto vaccinale.
A questo punto ci chiediamo come le Associazioni dei Pazienti, i Sindaci dei nostri piccoli comuni, possano accettare in silenzio una evidente ingiustizia perpetrata verso i propri associati e verso le proprie comunità.
