ASPETTANDO.. CIVUDDINE

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by LEONARDO PISANIaspettando civuddine

I Turchi…. Quanto se ne è parlato, quanto se ne parlerà; e viene da pensare ma tutti conoscono cosa sono i Turchi e tutti hanno visto i Turchi. E’ proprio così? Ammetto, sono tra quelli che ha assistito poche volte alla parata dei Turchi; non per snobbismo ma più per pigrizia o perché semplicemente da ramingo lucano, spesso non c’ero. Però i Turchi li ho nel mio onirico. Ebbene sì. Ho conosciuto la Parata ancora prima di vederla; anzi quando per me Potenza era un luogo lontanissimo; non dico misterioso ma quasi: era la Città così grande grande che quando dovevo andarci per me era un evento. Era il luogo dei sogni di bambino perché significava avere di sicuro un giocattolo, regalato da nonne o zie; per me era la vecchia Upim, dove nel sottopiano c’erano i balocchi; era per me Vinciguerra- si chiamava così? Sono passati più di 40 anni la memoria vacilla- negozio delle meraviglie dai così tanti giocattoli, soldatini di ogni genere ed epoca, le vecchie macchinine di metallo. Potenza per me era la pizza con la ricotta che non si trovava nel mio paese, era vedere l’arrotino, era tanta gente che passeggiava, era viaggiare con la lenta Calabro- Lucana. Certo, non avevo mai visto i Turchi, ma erano nei miei sogni, nelle mie fantasie che abbinavo assieme alla Torre di Taccone; immaginavo che da lì uscissero cavalieri e anche Re Artù e Lancillotto. Ed anche i Turchi di Potenza. Strano, ma è così. Poteva essere il 1975, giù di lì ed un libro mi affascinava: La Basilicata. Una collana sulle varie regioni d’Italia, con una bella copertina e belle foto e fu così che conobbi i Turchi. Cito a memoria perché è tra quelle immagini e reminiscenze che non ho mai dimenticato, anzi quanto meno te l’aspetti mi affiorava in mente; ossi a Milano o Roma, qualunque età avessi; ancora adesso: per me i Turchi rimangono quella descrizione che mia affascinò da bambino. Però ammetto: sono trascorsi più di qualche lustro , anzi più di un quarto di secolo prima che la fotografia dl libro diventasse realtà davanti ai miei occhi. Insomma perché vedessi dal vivo la mitica parata delle mie fantasie infantili. Per tanti motivi, innanzitutto l’età; allora ci si muoveva in treno, banalmente servivano i soldini per il biglietto e poi Potenza era lontana:. Poi la mia festa era San Vito; si aspettava perché era l’inizio dell’Estate, uscivano i risultati delle scuole, si era più liberi di scorazzare nei quartieri della vecchia Avigliano e giocare con un pallone se lo si aveva o con barattolo di latta sognando di essere Rivera, Mazzola ed i più bravi Pelè. E crescendo poi, andando alle superiori a Potenza, per noi di paese il 30 maggio era una data da evitare perché – altri tempi- la nostra corvè scolastica finiva prima per nostra scelta., e coincideva spesso con San Gerardo la nostra chiusura con la scuola, la fine delle levate mattutine, e via quell’assillo dei compiti. Insomma per me e per tutti era la festa dei potentini; e per noi era la festa delle vacanze arrivate con largo anticipo. Poi si cresce; per anni il 30 un giorno come tanti altri. Ma quella immagine di Turchi mi era rimasta marchiata nella memoria e mi incuriosiva. Poi si ritorna; si inizia a lavorare, ogni giorno a Potenza, le frequentazioni, le amicizie e di rapporti tra colleghi, però ammetto il 30 per me era e rimaneva il giorno del Santo Patrono di Potenza, l’unica cosa importante erano gli uffici chiusi e da evitare Potenza per pigrizia: il solo pensiero di trovare parcheggio mi faceva desistere. La verità? Ammettiamola, San Gerardo non era la mia festa, non la sentivo mia. Sono Aviglianese, era normale che per me San Vito e la Madonna del Carmine- seppur laico- fossero le feste della tradizione mia, dei miei concittadini e dei miei avi. Poi, non so come spiegare; è avvento, è mutato, è variato all’improvviso questo ….. Una sera mi decisi: andiamo a dare vita a questo ricordo di fanciullo. Eccoli i Turchi; ecco la Parata, ecco la suggestione e non solo mi è piaciuta ma mi sono lasciato trasportare. L’ho sentita mia. Che penso ora? Vivo I Turchi e vivo San Gerardo in un’altra prospettiva: è la Festa del Santo patrono di Potenza, ma mi piacerebbe che fosse la festa del Potentino. Potentino inteso come un’area geografica che è quotidianamente connessa; per un motivo o un altro Potenza è il luogo di incontro di tutte le comunità limitrofe. Non voglio fare né sociologia né qualunquismo alla lucana; ma tutti abbiamo bisogno di un simbolo; di qualcosa che ci possa unire oltre le appartenenze, le tradizioni particolari. Mi piacerebbe che I Turchi diventassero un patrimonio collettivo, un evento che unisca tutti i campanili; un simbolo che dia senso di appartenenza ad un’intera area geografica e diciamo anche culturale; il Potentino che corre il rischio di rimanere senza un’anima collettiva; una somma di comunità che seppur simili e con una storia comune vanno ognuna per la sua strada senza trovare un punto di sintesi. Sono aviglianese e sono lucano ed ora vivo San Gerardo come una festa che mi appartiene; la sento mia perché i confini li stabiliamo noi, perché Potenza è il crocevia di cento campanili, Forse è solo un mio utopistico desiderio; però nel mio piccolo lo vivo così. Resto legato alla mia tradizione, al mio dialetto, anche alle mie festività;ma quella immagine vista da bambino ora mi trasmette anche un’altra appartenenza: quella di essere un lucano fiero della ricchezza della sua Terra e delle sue tradizioni. E vivo nella zona del Potentino; ora San Gerardo è anche la mia festa ed ora I Turchi sono anche”la mia tradizione” e senza perdere quelle ancestrali.

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