Giovanni Benedetto
Sono trascorsi tre mesi dall’inizio del campionato e sono stati tre mesi di successi continui con tante vittorie e tanti gol realizzati e con Franca alla guida dei cannonieri del girone H, con goal di grande fattura e di icn redibile semplicità.
La tifoseria e con essa tutta la città guardano questo Potenza con sorpresa inaudita per quello che in poco tempo, e a valle di un fallimento delle gestioni precedenti, sta compiendo e cioè un vero miracolo ed è per questo che l’ambiente è surriscaldato e l’entusiasmo raggiunge picchi che visti dall’esterno si stenta a giustificare (dal momento che siamo solo alla tredicesima giornata e che non abbiamo vinto ancora un bel niente.)
La tifoseria ha ancora le cicatrici delle scottature prese dagli insuccessi degli anni addietro, fatti di fallimenti, retrocessioni e la comparsa di presidenti che, nelle migliori inenzioni, avevano l’unico interesse di farsi qualche spicciolo e lasciare la squadra dove l’avevano trovata ..
Scottati, perché traditi da questi mercenari, era subentrata la sindrome della rassegnazione di chi si adagia ad avere un ruolo di cenerentola nel panorama dei campionati dilettantistici se non a sparire del tutto come società.Quando nel giro di due mesi si vede giocare al Viviani una squadra che consegue dieci vittorie e due pareggi che potevano essere anche due vittorie passando dall’oscurità delle tenebre in cui eravamo caduti ad una situazione in cui si aprono scenari rosei, come si fa a non esultare a non pensare positivo a non sognare magari andando anche oltre ogni ragionevole previsione?
Tutti in fila per un posto allo stadio di Picerno
Detto ciò è giustificato l’esplosione di massa per i successi e il divertimento che questa squadra ci sta regalando, però dobbiamo fare una riflessione sulle ricadute che questo eccessivo entusiasmo potrebbero avere sulla squadra e anche sulla tifoseria stessa.
Un segnale l’abbiamo registrato domenica scorsa dopo il pareggio conseguito contro il Gravina nonostante avessimo condotto una buona partita pareggiata solo per alcuni episodi avversi, ci sono stati episodi di nervosismo in campo e una delusione evidente tra la tifoseria non proporzionato al pareggio conseguito.
Perché? come mai una partita terminata 3 a 3 contro una buona squadra e giocata per gran parte del tempo nella loro metà campo ha lasciato tanto amaro in bocca? la rabbia di avere subito gol negli ultimi venti secondi? la paura delle inseguitrici che hanno accorciato di due punti la distanza da noi, il timore di non mantenere sempre lo stesso ritmo o qualche errore di formazione?
Forse l’amarezza espressa è la risultante di tutte queste domande.
Non è facile davanti ai successi o gli insuccessi della propria squadra contenere le nostre reazioni emotive siano esse positive che negative e dobbiamo renderci conto che sulle spalle dei calciatori c’è tutto il peso delle aspettative di una città intera con la stampa in testa e ciò può determinare un sovraccarico di responsabilità, visto che mancano più di venti partite.
Ci sono under che potrebbero costituire l’anello piu’ vulnerabile dal punto di vista psicologico e bisognerebbe evitare una eccessiva pressione sui calciatori meno avvezzi a sopportarla.
La squadra c’è è forte e siamo realisticamente fiduciosi che ci regalerà tante altre soddisfazioni, a patto che siu stia tutti con i piedi per terra, evitando da un lato di mitizzare le prestazioni, dall’altro di scadere nell’ipercritica in caso di qualche passo falso. Il giocattolo si potrebbe rompere, se passiamo dall’esaltazione alla delusione. Stare vicino alla squadra significa aiutarla a stare concentrata, a non montarsdi la testa ,a capire che ci sono squadre che hanno speso più soldi di noi e che aspettino che questi soldi si trasformino in prestazioni. Ad oggi il bancomat non ha funzionato, ma se si mette a farlo e’ tutta un’altra storia, come Cerignola, Cavese e Taranto stanno sperando.

