
Armando Tita
DI ARMANDO TITA
In una regione dove prevalgono da sempre truppe cammellate e boiardi senza scrupoli è molto difficile fare “massa critica”. Boiardi che possiamo tranquillamente definire: “Analfabeti relazionali”. Una categoria speciale bonificata dalla politica politicante che non ha mai coltivato e non ha mai avuto un briciolo di empatia verso gli altri perché da secoli ha amato solo le filiere corte ed esclusive e l’amichettismo e ha odiato a dismisura i “rompiglioni” come Noi, cani sciolti, cittadini lucani, senza padrini e senza padroni. Sono “Canne al Vento” che non hanno mai ricevuto un’adeguata educazione emotiva durante l’infanzia e si sono cibati di rendite di posizione e di privilegi senza alcun pudore e senza alcun limite, e che prediligono solo il tanto amato “Dio denaro” con spregiudicatezza e qualche volta con una volgarità paragonabile, per certi versi, ai furbetti del Quartierino. ( Gli amici di Ricucci).
La metafora “Canne al Vento” ripresa dalla filosofia di Blaise Pascal che vede questi uomini, questi “rentier”, questi “analfabeti relazionali” come esseri fragili suscettibili di essere spazzati via in ogni momento dalla “politica politicante” lucana non basta, non può bastare ed è credibile solo parzialmente. Essi sono resistenti e cocciuti, tenaci e pazienti, pronti a riciclarsi e a crearsi un nuovo “riequilibrio” di rinascita come inequivocabilmente avvenuto in questi ultimi sei anni di centrodestra. C’erano una volta le manifestazioni contro la precarietà, contro lo stupro territoriale delle Multinazionali del Petrolio e delle industrie chimiche, oggi dobbiamo accontentarci di qualche “strepito” consiliare dell’Araneo del Movimento “Cinque stelle”, un movimento che sconta la totale assenza di radicamento sul territorio, gli ultimi desolanti risultati elettorali delle Comunali di Potenza (nessun consigliere)e di Matera(un solo consigliere, l’ex Sindaco uscente) ne sono la plastica dimostrazione e conferma. Impietosa l’intervista di Gerardo Lisco al coordinatore del Gruppo Territoriale di Potenza pubblicata su Talenti Lucani il 25 luglio scorso sul ritorno della “Casta” e sulle consolidate abitudini verticistiche dei 5 Stelle di Conte più o meno apertamente burocratiche. Per noi del vecchio conio ultrasettantenni, niente di nuovo sotto il cielo, la mera chimera della democrazia partecipata dal basso è una pia invenzione delle “schizofrenie” di Beppe Grillo. I risultati sconvolgenti prodotti dal “bibitaro” del San Paolo (l’unico vero mestiere che lo inorgoglisce), oggi “Rappresentante speciale della UE per la regione del Golfo” sono sotto gli occhi di tutti. Tutti i conflitti del Medio Oriente sono stati studiati, monitorati e “attenzionati” dai suoi Dossier. Le sue proposte si sono cibate di tanti interventi che nessuno ha mai visto, proposte che giacciono sulla sua scrivania …sconosciute da tutti.
Un Di Maio che ha saputo costruire intorno a sé un meraviglioso effetto placebo. Nessuno parla del suo incarico, nessuno chiede lumi sui risultati prodotti. Eppure l’indennità d’oro che percepisce indegnamente dovrebbe interessare più di qualche organo di stampa a cominciare dal Fatto Quotidiano di Travaglio. Tutto tace. Perché? Torniamo a bomba, torniamo ai nostri “analfabeti relazionali” e agli ex intellettuali del PD, quelli che avevano scambiato la militanza, per dirla, alla Giovanni Caserta, ( vedi GdM “Riprendiamoci la speranza” Ed. Hermaion 2021 ) con la lottizzazione , con gli incarichi prestigiosi e con i “posti al sole” in RAI, Unibas, Regione, Comuni, ASL, Ospedali e Partecipate e che oggi hanno smarrito la bussola precedentemente ben orientata e ben indirizzata dai loro “capibastoni”. Capibastoni che restano ingiustificatamente sull’Aventino e che amano il plumbeo silenzio, aspettando Godot, la celeberrima opera teatrale di Samuel Beckett che esplora il tema dell’attesa…senza agire per cambiarla. Analfabeti relazionali PD che avevano poco da spartire con le truppe cammellate dei loro Capibastoni, veri “Mercenari del sapere” come definiti dal Finizio su Basilicata 24 che dopo aver sistemato se stessi e i loro figli con le relative fidanzate oggi hanno scelto una pausa di riflessione . Consiglierei a questi signori la profonda riflessione sulla fede, la ragione, il tempo, il male e…la “grazia” di Sant’Agostino.
Come sono lontani i tempi di Don Sturzo e del suo accorato appello rivolto agli intellettuali meridionali : “Liberi e Forti…il Mezzogiorno che salva il Mezzogiorno”. Qui non si salva nessuno. I giovani fuggono, i settantenni ,mai domi, come Noi, non hanno più frecce nei loro archi, la bella classe operaia, da Stellantis al Polo del Salotto, non riesce più a mobilitarsi nonostante le nubi che si addensano e le umiliazioni ricevute dopo gli ultimi investimenti miliardari in Marocco. Umiliazioni subite con sindacati che non riescono più ad aggregarsi . Una sorta di “Sindacati gialli” senz’anima che Noi del vecchio conio abbiamo stigmatizzato nelle belle stagioni del ‘68.