BASILICATA : LA RIPRESA CHE NON C’E’

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LIDIA LAVECCHIA

Le prime previsioni per il 2021/2022 evidenziano un quadro di ripresa lenta, meno dinamica rispetto al resto delle altre regioni. È quanto emerge dal Rapporto annuale Ires – Cgil Basilicata presentato dal direttore scientifico dell’Ires Cgil,  Achilli e dal segretario generale della Cgil Basilicata, Angelo Summa.

Il calo dipende dal modello di specializzazione produttiva lucano, incentrato su settori come l’automotive, il turismo e la ristorazione, i trasporti, il commercio, le costruzioni, che hanno subìto danni particolarmente gravi dai vari lockdown degli ultimi anni. Particolarmente problematica sarà la ripresa a partire dal 2021: infatti, nel 2020, la componente di domanda che più ha sofferto in Basilicata (-10%) sono gli investimenti. Il profondo gap di investimenti è una vera e propria ipoteca sulla ripresa, perché aggrava le già deficitarie condizioni di competitività del tessuto produttivo. Il Pil regionale del 2021 dovrebbe crescere del 2,8% (3,3% nel Mezzogiorno, 4,7% in Italia) per poi crescere del 2,4% nel 2022, anche in questo caso molto al di sotto della ripresa meridionale e nazionale. In questo contesto, l’analisi del mercato del lavoro regionale, che sconta l’assenza dei dati Istat per il 2021, che saranno disponibili solo a partire da febbraio 2022, è comunque rivolta al pessimismo, qualora i dati disponibili vengano analizzati in modo corretto.

Stanti le evidenze del rapporto per il 2021 e per le previsioni al 2022, lo scenario che si prospetta è di una crescita troppo lenta e che allargherà inevitabilmente i divari sociali ed economici della regione. Con questi ritmi la Basilicata potrebbe non recuperare i valori di ricchezza prodotta nel 2019 non prima del 2025, mentre il resto del Paese sarebbe in grado di riassorbire gli effetti della crisi pandemica entro i primi mesi del 2022.

Passando al che cosa fare, l’istituto di ricerca della cigl individua  un percorso operativo preciso: “Occorrerebbe attivare immediatamente un piano straordinario di rilancio occupazionale per provare a recuperare le perdite occupazionali e le ricadute sociali della riapertura delle procedure di licenziamento e di una ripresa troppo lenta. La Basilicata ha ancora 134 milioni di euro di Fondi strutturali e di investimento europei per il 2014-2020 non ancora impegnati e 355 milioni di risorse del Fs, a valere sul Patto per la Basilicata 2014-2020, altrettanto non impegnate. Senza contare le royalties petrolifere, che, grazie alla piena funzionalità di Tempa Rossa e con il rialzo dei prezzi del greggio, potrebbero crescere del 10% nel corso del 2022. Queste risorse, però, per essere impiegate efficacemente, dovrebbero essere investite in un piano di emergenza occupazionale in grado di dare una spinta alla ripresa, troppo pigra, dell’economia regionale ed eviti ulteriori impoverimenti di risorse umane. Non dimentichiamo che su un orizzonte temporale più lungo, nel ciclo 2021-2027,la Basilicata sarà destinataria di una quantità di fondi di dimensioni importanti: 977,2 milioni di euro per il Po Fesr, 263,1 milioni per il Po Fse+, almeno 600 milioni a valere sul Fsc, più gli interventi del Pnrr.

E’ indispensabile, però, che questa risorse siano dirette verso alcuni interventi strategici, in grado di attivare processi di sviluppo autonomi di lungo periodo: rafforzare l’ automotive, con un contratto di sviluppo con Stellantis per la creazione di un polo a idrogeno, il turismo, a partire da Matera 2019 e da estendere alle vicine aree del Metapontino, le infrastrutture, il rilancio della Zes jonica, l’agroalimentare, l’ istruzione e la formazione, sanità e welfare, con un modello di offerta sanitaria ad alta specializzazione, in grado di accorciare e ridurre i flussi di emigrazione sanitaria. Interventi finora assenti nelle previsioni del Piano Strategico Regionale recentemente presentato a Roma, che al momento risulta scarno e privo di linee di ripresa per un territorio, quello lucano, già in affanno da decenni, e che rischia di vedere vanificati tutti gli sforzi fatti finora per alimentare quella spinta propulsiva che la Lucania e i Lucani tutti meritano di sfruttare per diventare competitivi a livello nazionale e non solo.

 

 

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Lidia Lavecchia

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