Basilicata: petrolio, pellicole d’epoca e censura
di Antonio Bavusi
Enrico Mattei, presidente dell’Eni, nel 1959 chiese al regista Joris Ivens di realizzare un filmato sui benefici della ricerca di idrocarburi in Italia dal titolo “L’Italia non è un paese povero” (1960)
(vedi video: https://www.youtube.com/watch?v=mWGvKLv2nLA).
“Nel 1959 – scrive Ivens – avevo accettato di partecipare alla giuria del Festival di Venezia e, un mattino, ricevetti la visita di un giovane cineasta, Valentino Orsini, che veniva a propormi di realizzare un film per Mattei … “Orsini – scrive Ivens – era accompagnato da una creatura magnifica, una bionda immensa e sinuosa, proprio come in un romanzo di Peter Cheyney. Teoricamente era la sua girlfriend, ma non era del tutto per caso che si trovava lì. Era molto italiano, come approccio al problema. Orsini mi mise a conoscenza della sua proposta, mi parlò di Mattei, del gas italiano, dell’ostacolo frapposto dai politici, del ruolo della stampa e dei monopoli stranieri. La cosa assomigliava a un romanzo di avventure, una specie di Ctizen Kane riveduto e corretto per l’occasione, e io fui non dico conquistato, ma sedotto. Chiesi a Orsini di darmi il tempo di riflettere. Si trattava di una decisione importante, Mattei rappresentava il capitalismo di stato e io avevo bisogno di sapere di più sull’uomo e sulle sue posizioni. Alla fine accettai e chiesi di incontrare Mattei …”
(tratto da :Joris Ivens o la memoria di uno sguardo” di Robert Destanque e Joris Ivens).
Enrico Mattei, che aveva visto “Zuidersee” e “Nuove Terre”, volle Ivens per la realizzazione di un documentario sull’estrazione e la raffinazione degli idrocarburi in Italia. Il film finito piacque molto al presidente dell’Eni che all’epoca veniva considerata l’unica personalità in grado di esercitare influenza su qualsiasi settore della vita civile e politica dell’Italia.
Ma il film venne censurato dalla RAI che rifiutò di mandarlo in onda nella versione integrale in quanto offriva una visione troppo cruda della realtà. Un dirigente della Rai (cfr Leone Piccioni) in una discussione con lo sceneggiatore Valentino Orsini sostenne che le immagini di Ferrandina e Grottole e paesi limitrofi erano false e ricostruite.
Il visto della censura (n. 32507 del 4/8/60) venne dato solo dopo aver effettuato 5 tagli per una lunghezza di 118 metri di pellicola a cui avevano partecipato numerosi artisti tra i quali i fratelli Taviani ed il giovane Giovanni (detto Tinto) Brass nel ruolo anche di intervistatore.
Essi riguardavano i paesi della valle del Basento, che dopo la breve epopea del polo petrolichimico degli anni sessanta è oggi diventato un cimitero industriale: una donna – che parla in dialetto- invita ad entrare; mostra l’interno della sua grotta e illustra le misere condizioni di vita della sua famiglia: racconta di aver avuto quindici figli, di cui dieci morti. Un altro taglio riguarda la fattura di una maga ad un malato sul letto; la terza scena censurata mostrava in primo piano un lattante addormentato, “l’ultimo nato”, disteso su una specie di amaca, infagottato in stracci, con le mosche che gli camminano sul viso.
Altre scene tagliate dalla censura mostrano immagini di bambini tristi e miseri; lo speaker commenta: “eppure in questa rovina vive qualcuno”. Ed ancora: un’anziana coppia di contadini fa entrare l’asino nella loro casa che è anche stalla. L’influenza di Mattei, indebolitasi durante il governo Tambroni, lo indusse a non poter tutelare l’integrità del film ed a dire a Ivens : “non posso aiutarti, in questo momento ho da compiere battaglie più importanti”.
La censura in seguito mandò in onda il filmato come “Frammenti di un film di Joris Ivens”. Senza visto di censura la versione integrale del film non fu mai divulgata in Italia: fu così che la pellicola fu proiettata in Europa e partecipò all’Oscar con una versione rimaneggiata nel montaggio, nel commento e musica.
A distanza di oltre 50 anni l’Eni sta perforando il giacimento in terra ferma più grande d’Europa continentale in Val d’Agri, in Basilicata. Un’area coperta di estesi boschi e ricco di sorgenti e corsi d’acqua ove svettano gli “alberi di natale” (i derrik o torri di trivellazione), realizzati non solo nei calanchi tra Ferrandina e Pisticci, dove la coltura dell’olivo sino al secolo scorso assicurava la sopravvivenza per numerose famiglie contadine lucane. Oggi l’impresa di estrazione petrolifera in Val d’Agri mostra “alberi di natale” all’interno di maestose foreste, al centro di un territorio ricco di corsi d’acqua e sorgenti quindi esposte ad ogni tipo di inquinamento chimico, in un parco che ancora attende che i suoi alberi di faggio e gli straordinari ambienti naturali siano tutelati.
Filmografia: Titolo: “L’Italia non è un paese povero” 1960 B/N 110’
Regia: Joris Ivens.
Produzione: Proa (Produttori Associati – Roma) per Eni.
Assistente regia: Giovanni (Tinto) Brass.
Sceneggiatura: Joris Ivens, Valentino Orsini, Paolo e Vittorio Taviani.
Fotografia: Mario Dolci, Oberdan Troiani, Mario Volpi.
Montaggio: Joris Ivens, Maria Rosada, Elena Travisi, Misa Gabrini.
Musiche: Gino Marinuzzi.
Commento: Alberto Moravia e Corrado Sofia, detto da Enrico Maria Salerno.
Serie in tre parti per la televisione italiana: “Fuochi della Val Padana”, “Due città”, “Appuntamento a Gela”.La Cineteca Nazionale di Roma nel 1997 ha acquisito due copie della versione integrale.
*di Antonio Bavusi

