Belt and Road Initiative. La nuova via della seta piace all’Italia ma non va sottovalutata

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giovanni arbia

 

 

 

Il 24 marzo a Roma nell’ambito di un incontro ufficiale tra importanti rappresentanti politici ed economici italiani e cinesi e’ stato firmato un memorandum d’intesa avente ad oggetto 29 accordi di natura commerciale, industriale e logistica tra aziende ed istituzioni per un valore stimato tra i 7 ed i 20 miliardi di euro. A fare scalpore pero’ non e’ tanto l’entita’ degli accordi, che peraltro al momento e’ relativamente trascurabile, quanto il valore geopolitico che questa scelta porta con se. L’Italia si candida come partner privilegiato diventando il primo membro del G7 e terza potenza economica europea a partecipare ufficialmente alla “Belt and Road Initiative” (“BRI”, in italiano “nuova via della seta”). Progetto finalizzato a garantire a merci e flussi monetari di viaggiare agevolmente lungo 6 corridoi economici dall’Europa all’Indonesia, passando per Russia e Medio Oriente ed avendo come nucleo centrale il gigante asiatico.  In assenza di alternative credibili proposte dai suoi partners storici, considerando la strategia economica di Trump che gia’ da qualche tempo ha in agenda la rinegoziazione degli accordi commerciali con l’Europa e di fronte ad una Unione Europea cronicamente bloccata tra egoismi nazionali e posizioni politiche ipocrite; l’Italia ha deciso di far da se’. Forte della convinzione che l’accordo portera’ benefici e riequilibrera’ la sfavorevole bilancia commerciale, il governo, in linea con i suoi predecessori, non si e’ fatto scoraggiare dalle ammonizioni e critiche ricevute da politici ed autorevoli testate giornalistiche soprattutto americane, inglesi, tedesche, olandesi e francesi. D’altronde queste critiche sono rese poco credibili dai dati. Quegli stessi Paesi che hanno tentato di scoraggiare l’Italia sono anche quelli con cui la Cina ha maggiori scambi commerciali e quindi coloro i quali subirebbero la concorrenza italiana. A riprova delle posizioni quantomento equivoche assunte in Europa, non solo 13 nazioni si sono gia’ dichiarate interessate alla BRI ma Macron e la Merkel si sono prontamente attivati per proteggere i loro ricchi interessi con la Cina rinsaldando immediatamente le loro relazioni nella successiva e seconda tappa del tour europeo di Xi Jinping. Da un punto di vista macropolitico, il BRI indubbiamente affascina per l’intenzione di riequilibrare le aree di interesse economico rimettendo al centro degli scambi il mediterraneo con ovvi benefici per Paesi come l’Italia, la Spagna e la Grecia ma anche e soprattutto per le aree del Nord Africa e Medio Oriente. Sicuramente anche le zone dell’Est Europa potranno accedere ad un mercato globale uscendo dal loro ruolo di sussidiaria low cost delle grandi aziende produttive. Infine e’ ovvio che la Cina, in virtu’ dei grandi volumi della sua economia, potra’ negoziare condizioni favorevoli con ogni singola nazione partecipante a questo progetto. Se ad una prima analisi questi sono alcuni interessanti benefici è bene prendere consapevolezza di almeno un paio di concreti rischi. Partnerships con la Cina sono gia’ in vigore in differenti settori e con differenti nazioni ma finora, soprattutto quelle con i Paesi piu’ industrializzati, sono state caratterizzate da uno scambio quasi a senso unico in uscita dalla Cina. Il Duisport di Duisburg ad esempio, e’ gia’ da diversi anni porta d’ingresso delle merci cinesi in Germania ma i containers arrivano pieni e rientrano vuoti a Beijing. La sfida e’ dunque quella di rendere la Cina un partner importatore anche di prodotti lavorati e semilavorati nel quadro di un mercato libero e multilaterale. Secondo, ma non meno importante, e’ il pericoloso sistema di finanziamenti e prestiti che la Cina utilizza ed ha utilizzato in questi anni con i suoi partners in Africa ed in Asia. Questo rodato sistema prevede che banche cinesi garantiscano prestiti ai governi affinche questi utilizzino i capitali per finanziare le infrastrutture e creare le condizioni per vendere i prodotti cinesi. Assieme a queste apparenti concessioni vi e’ pero’ l’obbligo di commissionare i progetti ad aziende di costruzione cinesi. Infine, quando il mercato sara’ avviato restera’ comunque in vigore l’obbligo di rimborsare il capitale preso in prestito. Evidente e’ dunque come un tale sistema diventi semplicemente una grande trappola per governi imprudenti ed economie incapaci di negoziare condizioni eque. Entrambi questi due rischi si possono mitigare solo se le altre nazioni potranno contare internamente su stabili e forti leaderships ed esternamente si muoveranno rispettando basilari regole che non trasformino la concorrenza in una gara al ribasso dei diritti.

 

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Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa Online dal 22 Gennaio 2016 Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall'agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line " talenti lucani", una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell'opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.

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