
Antonio Bochicchio
di ANTONIO BOCHICCHIO*
Le parole pronunciate ieri a Montecitorio in occasione degli stati generali dell’energia di Forza Italia, da Jean-Philippe Imparato, responsabile per l’Europa del Gruppo Stellantis, sulla possibile chiusura di stabilimenti in Italia entro la fine del 2025 sono l’ennesimo tentativo di scaricare sul nostro Paese responsabilità che appartengono a scelte industriali precise, fatte altrove e con logiche puramente finanziarie. Che Stellantis continui a invocare il costo dell’energia per giustificare lo smantellamento progressivo dell’industria automobilistica in Italia è non solo ipocrita, ma offensivo nei confronti di uno Stato che, negli ultimi anni, ha garantito al gruppo miliardi in incentivi, sostegni alla transizione ecologica e ammortizzatori sociali, mentre distribuiva dividendi da copogiro ai propri azionisti. Che in Italia ci sia un problema di costi dell’energia è un dato di fatto, ed in questo ha ragione Imparato: è inaccettabile, che un MWh in Francia costi circa 70 euro e da noi oltre 180, (e qui la responsabilità è tutta delle scellerate politiche energetiche del Governo Meloni), ma la questione si affronta nelle sedi opportune con dialogo e responsabilità.
Non si brandisce come arma di ricatto verso lavoratori, comunità e istituzioni. Non possiamo accettare che un’azienda privata – per quanto importante – si permetta di minacciare pubblicamente un intero Paese, con l’arroganza di chi pretende di condizionare le politiche industriali. Il tempo delle concessioni acritiche è finito. Chi investe in Italia lo fa con responsabilità, chi pensa solo a delocalizzare per inseguire manodopera a basso costo o tagliare sugli standard ambientali, lo dica chiaramente. Ma sia pronto a rinunciare anche a ciò che questo Paese ha finora messo a disposizione. Stellantis non può continuare a usare l’Italia come bancomat e al tempo stesso minacciare la sopravvivenza di interi distretti industriali. La produzione di auto in Italia è già ai minimi storici, e ora si vuole completare lo smantellamento di un comparto strategico scaricando le responsabilità su presunti problemi di competitività? No, grazie. La verità è che si sta perseguendo una strategia miope, orientata esclusivamente alla massimizzazione dei profitti a breve termine, a discapito dell’occupazione e del tessuto industriale nazionale. I lavoratori non sono numeri da tagliare nei bilanci trimestrali. Sono persone, famiglie, professionalità che hanno contribuito per decenni al successo dei marchi ora sotto il controllo di Stellantis. Il gruppo non può pensare di agire indisturbato mentre minaccia di desertificare interi territori. Spero che il governo risponda con fermezza a questa provocazione e metta in campo misure vincolanti e non passerelle. È il momento di costruire una politica industriale seria, che valorizzi il lavoro e non ceda ai diktat dei consigli di amministrazione. La transizione ecologica e digitale non può essere una scusa per desertificare l’industria, è necessario porre un argine contro chi pensa che si possa chiudere una fabbrica come si spegne una luce. Se Stellantis ha davvero a cuore l’Italia, lo dimostri coi fatti. Altrimenti, non pretenda più alcun sostegno pubblico.
*Consigliere regionale AVS-PSI-LBP)