Bossi è salvo, viva la Lega

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Giuseppe Digilio

I rapporti di mutuo soccorso tra maggioranza e opposizione rientrano nella sfera del politicamente corretto. La narrazione, viceversa, è una lotta fino all’ultimo voto tra maggioranza e opposizione. Un campo di battaglia tra confini definiti per convenzione, dove i parlamentari, a sentire loro, si darebbero battaglia per il bene dei cittadini. Poi c’è la vita parlamentare reale. Quella che non si percepisce se non quando è palesata dagli avvenimenti per cui è stata messa in campo.

E’ la parte più intrigante del lavoro politico. Un’energia che si sviluppa tra politici di schieramenti opposti, mirata a cercare soluzioni che vanno oltre gli interessi dei singoli cittadini. Discussioni, calcoli, visioni, figurazioni prospettiche. Alchimie finalizzate a raggiungere obiettivi di medio lungo periodo, inimmaginabili che, però, sono il sale della diplomazia parlamentare.

Diplomazia parlamentare che raggiunge il massimo della sua vivacità nei corridoi di Camera e Senato, alla Bouvette, nelle hall degli alberghi e nelle sedi terze, dove ci s’incontra per evitare il pubblico.

Qualcuno lo chiama mutuo soccorso tra galantuomini, altri, invece, continuano a chiamarlo inciucio.

E’ quello che è accaduto, per esempio, con la modifica all’articolo di legge che trasforma il reato di appropriazione indebita, in reato perseguibile solo per querela di parte.

Una semplice dicitura che cambia un intero castello accusatorio nella fattispecie del reato. Apparentemente incomprensibile fin a che non trova corrispondenza nei casi specifici che, guarda caso, riguardano politici.

Si scopre così che, il Governo Gentiloni, grazie alla modifica della legge sull’appropriazione indebita, ha scagionato il leghista Bossi e figli. Padre e figlio, non più imputati per il presunto reato di appropriazione indebita, contestato in primo grado ai Bossi e al tesoriere Belsito. Rimborsi che, come sappiamo, la famiglia del leader storico del carroccio, collocato a riposo leaderistico dal rampollo Salvini, ha utilizzato per acquisti di beni materiali ed mmateriali per se e la sua spettabilissima progenie.

Un regalo dell’ex ministro Orlando fatto ai leghisti che, in assenza di querela da parte di Salvini nei confronti dei Bossi, non vedranno decadere miserevolmente, sulla buccia di banana dorata, gli ideali di patriottismo e di rabbia nei confronti dei ladroni di ogni ordine e grado residenti a Roma e, in special modo, da Roma in giù.

Il centrosinistra salva così la storica amicizia tra celtici della prima e della seconda ora, consegnando alla storia una Lega che, da una vicenda delittuosa e immorale, esce a testa alta, come nulla fosse. Nel secondo grado di giudizio, infatti, i Bossi escono dalla scena a spese dell’ex tesoriere, Belsito, unico imputato del reato di appropriazione indebita, unico dei tre querelato da Matteo Salvini.

Salvini, infatti, non ha querelato la famiglia Bossi come prevederebbe la legge affinché fossero giudicati, ma ha sporto querela solo nei confronti dell’ex compagno di partito, Belsito, salvando, di fatto, l’immagine del leader storico del movimento che pure gli ha offerto l’occasione della vita per essere oggi quello che è diventato.

Eppure, la querela, dovrebbe essere un atto dovuto per chi come Salvini ostenta sani principi sovranisti a difesa della cosa pubblica e, sul fronte della legalità, a difesa dei valori etici e morali.

Belsito pagherà per tutti. L’assistenza sanitaria post ictus del fondatore del Carroccio, la laurea acquistata a Tirana dal rampollo di famiglia, Bossi jr costata 78 mila euro; la super car da 50 mila euro, il suv superlusso per l’altro figlio Riccardo, ecc. Bollette, multe e fitti per appartamenti ad uso personale dei figli. Due macchine di provenienza tedesca. Un’Audi A6 e una BMW X5 da sogno. Auto che alla pompa costano, ad ogni rifornimento, circa 4 chilometri al litro.

Se almeno le accise fossero state più basse, come promesso in campagna elettorale, avremmo speso tutti molto meno. Ma Salvini ha il pallino del petrolio e dei carburanti. Continua a promuovere politiche estrattive in Basilicata. L’ha fatto in più occasioni e neanche di fronte alla platea accorsa numerosa al suo comizio lucano di ieri l’altro, ha nascosto il vero obiettivo per cui chiede i voti per la sua Lega Lucana. Continuare a perforare alla ricerca di petrolio. Per niente intimorito da un’eventuale reazione dei convenuti per effetto della dichiarazione in favore dei petrolieri, a suo dire, unico volano di sviluppo. Ha precisato però che di essere a “favore delle estrazioni pulite”. Quali, non l’ha spiegato, ma alla platea accorsa al comizio, evidentemente, non interessano i temi legati all’inquinamento da estrazioni petrolifere. L’importante è partecipare a una campagna elettorale all’insegna del rinnovamento rispetto ad una classe dirigente per lo più accusata di aver svenduto la regione alle compagnie petrolifere che hanno causato gravi danni alla salute e all’ambiente. Di fronte alle parole del capitano, si applaude e si cambia anche idea sulle estrazioni.

Una posizione, quella dei Leghisti, che fa il paio con quella che il Generale Vito Bardi ha mostrato di avere alla sua prima uscita pubblica, svelando di conoscere dove bisogna ulteriormente perforare la Basilicata per estrarre petrolio, piuttosto che continuare a farlo dove oramai sta per finire.

Una posizione fossile che sembra contraddittoria rispetto a quella dei partner di Governo. Una presa di posizione che manifesta, in tutta la sua drammaticità, quanto precario fosse il rapporto tra Lega e Movimento Cinque Stelle, specie in temi energetici ed ecologisti.

Un rapporto apparentemente pacifico che da un momento all’altro potrebbe presentare il conto con una prematura fine legislatura. Prima o poi tutti i nodi dovranno tornare al pettine, petrolio, tav, tap, condoni, fanghi, proibizionismo. La crisi tra le due forze politiche, non potrà essere procrastinata all’infinito.

E quando il nodo arriverà al pettine, il Movimento Cinque Stelle, dovrà decidere di tornare al voto rischiando di decimare le pattuglie parlamentari, oppure sciogliere prima che lo facciano  loro, l’abbraccio mortale con la Lega che, a quanto pare, con il 17% dei consensi ottenuti in coalizione con il centrodestra, sta dettando l’agenda di governo a scapito dei malcapitati Grillini. Grillini che se pur armati di buona volontà, nulla possono, a quanto pare, rispetto alle imposizioni leghiste.

Non resta che auspicare, come accaduto con Gentiloni per Bossi, che il neo segretario del PD, Nicola Zingaretti, accorra in soccorso verso Di Maio e i suoi, offrendo loro un’ancora di salvataggio per restare attraccati al transatlantico fino alla scadenza naturale del mandato.

Nel frattempo, il Capitano, interessato solo a rafforzare la sua immagine leaderistica, ha chiesto ai leghisti Lucani di non affiggere manifesti con le proprie facce, preferendo quella del simbolo della Lega Nord e quella di Alberto da Giussano che, nella battaglia di Legnano, sconfisse Federico Barbarossa imperatore del Sacro Romano Impero, salito al trono di Germania il 4 marzo del 115 d.c.

Per gli appassionati della cabala, consigliamo di giocare il 4, il 3 e il 24 sperando che la fortuna guardi, finalmente benevola, il popolo Lucano.

Giuseppe Digilio

 

 

 

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