Le fotografie scattate in questa prima parte di campagna elettorale in Basilicata ci consegnano una realtà complessiva in estremo movimento, dove la sola probabilità di scommessa è una affermazione del Movimento Cinque stelle. Se piena o parziale lo diranno i prossimi giorrni , tutti impegnati dai partiti a convincere la gente che sta a casa, a spoingersi fino alla cabina elettorale. Chi è più in grado di fruire di questo auspicabile apporto lo analizziamo in altra parte del giornale, e anche qui non mancano le possibili novità. Il successo al Sud è la carta che Di Maio si gioca, giache questa aprte del Paese dallo sbarco di Sicilia di Grillo e dalla nuotata garibaldina nello stretto, è diventato il serbatoio naturale di protesta rispetto ad un Nord che lo stipendio te lo fa portare comunque a casa e che ha altri problemi sul tappeto che non sia quello del lavoro: la sicurezza, l’emigrazione, la mafia. Se i sondaggi nazionali danno un 28 per cento ai grillini e al Nord questi non sono competitivi è evidente che il colpo scuro ci sarà a Sud, in maniera uniforme e generalizzato. Il perché avvenga tutto questo è di facile spiegazione: lavoro, diritti, meritocrazia, interlocuzione con il pubblico, ingredienti mancanti di una offerta che fanno sentire le persone, soprattutto i giovani, abbandonati e senza futuro, e quindi portatori di rabbia, frustrazione, ribellione. Che questo poi avvenga in un momento storico in cui il Sud sembra rimesso al centro della politica di governo è un paradosso che si può spiegare in due modi: o che certe “attenzioni” arrivano tardi, o che non sono state socializzate per via di una barriera invisibile che si è creata con i giovani, rispetto all’intero establishment politico- burocratico . Un Nord che esprime un tipo di protesta di chi vuole stare meglio in casa propria con i soldi propri e un Sud che esprime la protesta contraria, di chi vuole gli stessi diritti e non vuole essere costretto ad andare altrove per cercarli. Questo spiega il fuoco concentrico di Berlusconi e Salvini da una parte, che hanno riposto al centro i temi del meridione, e dei cinque stelle dall’altro che sanno che solo uno sfondamento forte al meridione può dar loro quelle spinta per arrivare a poter salire le scale del Quirinale. In mezzo a queste due realtà sociali e politiche c’è, evidente, il venire meno di una forza che poteva fare da mediazione tra il conservatorismo del Nord e il ribellismo del Sud . Quel centrosinistra che non è più amato dai giovani e che è criticato dai meno giovani perché il suo comportamento e la sua azione non sono stati all’altezza del compito affidatogli. E’ dovuto intervenire Prodi non tanto per aiutare un partito singolo ma per tenere in vita una idea di Centrosinistra che può avere ancora un senso , se non oggi, domani e a patto che si arrivi al 5 marzo almeno in condizione di stare in piedi sul ring. Una cosa è certa, comunque: la scissione ha portato danni ad entrambi i contendenti, al primo, renzi, perché si trova ad inseguire il minimo sindacale per poter continuare a entrare nello schermo ella grande poltiica, al secondo, LeU perché pensavano di intercettare la protesta, il rancore, la delusioni e se le sono viste soffiare dai Cinquestelle, nell’esplicitazione di un messaggio giovanile che non salva nessuno e che, tra chi ha governato, non fa distinzione sul tasso di responsabilità. Giuseppe Digilio
IL BOTTO DEL SUD E LA CORSA AD ATTUTIRE IL COLPO
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