Il calcio non è scienza esatta è arte

0
ROCCO SABATELLA

ROCCO SABATELLA

Il campionato di serie A si ferma per gli impegni della nazionale di Ventura ma vive sulla disputa che si è accesa nei giorni scorsi dopo le parole di Allegri, pronunciate al termine della gara vinta dalla Juve sul Chievo, con le quali il tecnico ha espresso il concetto che il calcio non è scienza esatta ma è arte. E allora via alle danze con il tentativo, inutile aggiungiamo noi,  di individuare chi  tra i tecnici italiani sia  portato a  lasciare la libera espressione dei calciatori in campo liberandoli dagli schematismi tattici e quelli invece che credono che anche i giocatori dotati di grandi capacità tecniche debbano essere funzionali ed inseriti in un gioco corale che venga sviluppato da tutto il collettivo. Peraltro una disputa che si dimostra alquanto sterile visto che il calcio non è solo arte e non è solo scienza, ma un giusto mix tra le due cose perché non può mancare la tattica e l’organizzazione, ma allo stesso tempo non si può fare a meno della genialità. Per cui ci riesce difficile, per non dire impossibile,  nel calcio attuale, trovare qualche allenatore che non si avvalga di tutte e due le caratteristiche. Anche perchè  è più facile che vinca una squadra in cui tutto funzioni a meraviglia compresi i colpi di genio, piuttosto che una squadra che sia composta da fuoriclasse ma che si esprimano in totale anarchia. Come è altrettanto evidente che una squadra che fondi la sua forza solo sull’esuberanza fisica e sul perfetto funzionamento degli schemi non abbia grosse chances di arrivare alla vittoria. I casi emblematici per dimostrare l’assunto sono due:  la prima Juve di Antonio Conte che era sicuramente inferiore, sul piano tecnico e delle spiccate individualità al Milan di Allegri, ma che alla fine fece l’impresa di vincere lo scudetto contro ogni previsione. Perché Conte  ebbe la possibilità di  contare su un gruppo di giocatori di livello superiore come Pirlo, Marchisio, Chiellini, Buffon, Barzagli con le sorprese della crescita costante di Bonucci e dell’esplosione di Vidal, ma che, grazie al lavoro maniacale sul campo, riuscì a dare alla sua squadra una perfetta organizzazione di gioco consentendo al resto della squadra che era composto da giocatori buoni ma che non potevano essere annoverati tra i fuoriclasse, di esprimersi al massimo delle loro possibilità e di fondere le loro qualità con quelle dei colleghi più dotati. E l’altro esempio illuminante è il grande lavoro compiuto da Pep Guardiola al Barcellona dove il tecnico non ha mai mortificato la genialità elevata alla massima potenza di Messi e via discorrendo, ma li ha solo messi nella condizione di moltiplicare il rendimento, di per sé già elevato, attraverso lo sviluppo del gioco fatto con il totale e continuo controllo del pallone in ogni zona del campo e che presupponeva, questo il grande lavoro di Guardiola, che tutti e  undici i giocatori del Barcellona, come anche quelli del Bayern o del Manchester City, facessero il loro dovere con i movimenti e le posizioni giuste. Questi esempi non fanno altro che confermare che nel calcio ci deve essere la genialità che fa esaltare i tifosi, ma allo stesso tempo non si può assolutamente prescindere dall’assicurare ad un team una precisa organizzazione che fa rima con la scienza.

Condividi

Sull' Autore

Rocco Sabatella...

Lascia un Commento