BERSANI E SPERANZA, MINORANZA SENZA DIRITTI

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Fanno bene Bersani e Speranza a dire che non usciranno dalla ditta, anche se dovessero tentare di cacciarli a cannonate. Hanno il diritto ma soprattutto il dovere di restare, se restare in un partito significa assicurare un contradditorio, portare un contributo alla discussione , lottare anche se in ginocchio per delle idee e dei valori. Il problema è che oggi neanche nel Pd questa agibilità è assicurata perché vige il principio che chi vince piglia tutto: detta la linea, sceglie le persone, fa quello che gli pare senza assicurare spazi alcuni a quelli che ne contestano le decisione. Così un partito non può funzionare, perché se il solo diritto che le minoranze possono avere è quello di andarsene, allora  hanno fatto bene quelli che hanno sbattuto la porta per tempo , prima che essa li intrappolasse in un luogo di non esistenza . Però , nel denunciare una situazione di preoccupante assenza di dialogo e di mancato rispetto delle minoranze, non si può non dire che questa situazione Bersani e Speranza se la sono cercata  a) perché  la prassi di non tener in alcun conto le minoranze di un partito ha funzionato anche a parti avverse e in diverse situazioni  b) perché anziché condurre all’aperto e con trasparenza  la battaglia sulle grandi opzioni ( legge elettorale, riforma ) si sono orientati a fare della loro adesione  merce di scambio, alzando la mano in nome di promesse,  peraltro puntualmente disattese.  E, allora, che vinca o che perda, non c’è da sperare che il premier cambi pelle e diventi  ad un tratto dialogante e garantisca. Anche a me , come a molti non piace che il Pd vada verso Berlusconi, non foss’altro perché se gli iscritti avessero voluto andarci, lo avrebbero fatto quando all’immagine di una destra del fare non si erano ancora sovrapposte quelle del  bunga bunga, delle ruberie, dei cucù. Ma queste scelte , come altre,  sono scelte che non hanno prezzo e che non possono offrirsi a compensazioni di nessun genere. Io, alle intese raggiunte da Cuperlo, sarei andato a vedere le carte ed avrei rilanciato su quello che fra poco diventerà il cuore del problema opolitico italiano: leaderismo o partiti. C’è una legge uscita dalla Camera che è essenzialmente diretta a giustificare come debbono spendere i soldi che ricevono dai cittadini: non una parola su come stare insieme, su come assicurare la vita democratica interna, su uno statuto tipo. Anche qui, questa legge è passata nel silenzio complice di una minoranza Pd che oggi chiede di contare nelle decisioni e di essere tutelata in una rappresentanza proporzionale del peso che ha. Ma su questo nessuno si è mosso seriamente, perché ognuno pensa di risolvere la questione in un colloquio a tu per tu.  Salvo che poi, sulla base dell’esperienza passata, non si arrivi alla domanda : che fai, mi cacci?. Si, se non c’è lesione della legge, il potere che si fa persona non vede l’ora di cacciare chi la pensa diversamente. Anche se sa che è valido sempre il vecchio adagio: oggi a me, domani a te. Ma c’è gente che vuole vivere pericolosamente.

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Sull' Autore

Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa Online dal 22 Gennaio 2016 Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall'agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line " talenti lucani", una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell'opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.

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