I conti economici del calcio italiano continuano ad essere in rosso nonostante siano cresciuti i ricavi commerciali e quelli rivenienti dal botteghino. Allo stesso tempo gli stipendi sono aumentati come sono aumentate di conseguenza le perdite. Numerose sono le cause di questa situazione che richiede interventi urgenti e drastici per cominciare a pensare di ridurre il gap con il resto di Europa. Dove l’Italia rimane molto lontana alla voce fatturato. Con 1 miliardo e 840 milioni di euro, il calcio di casa nostra è nettamente staccato dalle superpotenze.Praticamente inarrivabile la Premier che fattura complessivamente oltre 4 milardi di euro, davanti a noi ci sono la Germania che sfiora i tre miliardi e la Spagna che supera i due miliardi. Per cui diventa molto problematico per le squadre italiane, se si eccettua la mosca bianca Juventus che ha fatto passi da gigante negli ultimi anni fino ad essere l’ottava forza europea per fatturato, ritrovare la forte competitività che caratterizzava il calcio italiano una decina di anni fa. E quindi non ci si deve meravigliare troppo se nelle due competizioni continentali l’Italia non fa buoni risultati se si esclude sempre la Juventus capace l’anno scorso di arrivare in finale e comunque in crescita sotto l’aspetto tecnico e in grado in un futuro prossimo anche di alzare al cielo la coppa dalle grandi orecchie. Altra conseguenza negativa è che i talenti più importanti d’Europa, nella maggior parte dei casi, preferiscono le realtà più ricche al nostro calcio. Che importa, è vero, molti stranieri di livello non eccelso e alla fine ottiene un duplice risultato negativo: non riesce a riconquistare competitività, non fa emergere appieno i giovani italiani e provoca danni anche alla nazionale. Per cui diventa inevitabile che i maggior club italiani vadano a cercare partner all’estero per avere altre risorse economiche. E anche questo fenomeno, nel mondo globalizzato, non può destare più clamore. E alla fine, se gli investitori stranieri sono portatori di progetti sani e duraturi, ben vengano i cinesi o chi per loro perché sicuramente saranno in grado di dare giovamento a tutto il sistema calcio. Ma non basterà solo questo: prima che sia troppo tardi e che il sistema collassi, è necessario l’impegno di tutti: delle società che comincino ad attuare seriamente lo spending review, si industrino per reperire altre risorse economiche che non siano solo quelle dei diritti Tv e mettano seriamente in progetto la costruzione degli stadi di proprietà, della Federazione Calcio che con il presidente Tavecchio ha dato un ultimatum alle società: “ o ci mettiamo intorno ad un tavolo per attuare le riforme oppure la FIGC andrà avanti in questo percorso da sola”. Sicuramente Gran Bretagna, Germania e Spagna se la passano alla grande sotto l’aspetto economico. Ma anche queste realtà presentano delle contraddizioni molto palesi visto che la crescita tecnica non coinvolge tutte le squadre di queste nazioni. Prendiamo ad esempio la Spagna e la Germania: come è possibile che a dominare la scena siano sempre le solite formazioni? In Germania il Bayern e in Spagna il Barcellona e il Real Madrid con l’apparizione negli ultimi anni del terzo incomodo Atletico. Non basta a spiegare la situazione solo attribuendo i meriti alle capacità di portafoglio e di idee di chi dirige queste realtà. E allora quando arriverà il momento che in Spagna possano vincere il Siviglia o il Valencia o il Villareal o l’Atletico Bilbao per citare qualche esempio. Queste società sembrano abbiano metabolizzato il dominio di Real e Barcellona e si accontetino solo di lottare per conquistare il diritto a partecipare alla Champions. Esiste quindi una sperequazione mostruosa se si considera che il fatturato del calcio spagnolo di due miliardi e passa di euro fa capo per il 70 per cento a queste tre società. Non dissimile è la situazione tedesca. Anzi forse è più paradossale. Perché la Germania e la nazione più florida economicamente in questo momento e di conseguenza anche il sistema calcio tedesco sta più che bene. Ma come si spiega che società forti come Bayer Leverkusen o Wolsburg che pure hanno alle spalle colossi come la casa farmaceutica che produce l’aspirina o la Wolkswagen non sentano il bisogno di insidiare la leadership dei bavaresi che stanno dominando incontrastati il campionato tedesco da diversi anni con la sola eccezione di una stagione che ha visto il trionfo del Borussia Dortmund? In Germania ormai si lotta solo per accaparrarsi il secondo, terzo e quarto posto che danno diritto a partecipare alla Champions. E il cammino delle tedesche, ovviamente con l’eccezione Bayern e del Dortmund tre anni fa, si ferma mestamente quasi sempre agli ottavi di finale. Per non parlare dello Stoccarda che pure gode del sostegno della Mercedes e che è addirittura retrocesso nel campionato inferiore al termine della stagione appena finita. Davvero inspiegabile questa mancanza di ambizioni forti per società che non hanno problemi economici e per di più possono contare da diversi anni a questa parte sempre su incassi da botteghino molto elevati. Chi fa eccezione è la ricchissima Inghilterra dove almeno 6 squadre sono costruite ogni anno per vincere. Le stesse che hanno fallito contemporaneamente il campionato 2015-2016 a vantaggio del miracolo Leicester di Ranieri che ha scritto la favolo più bella della storia del calcio di oltremanica. Ma l’Arsenal, i due Manchester dei nuovi allenatori Guardiola e Mourinho, il Chelsea di Antonio Conte, il Tottenham, il Liverpool stanno già affilando le armi nel senso di faraoniche campagne acquisti per tornare ai fasti e ai duelli serrati che sono la caratteristica della Premier. Perché qui nessun si rassegna, come succede in Spagna e in Germania, al predominio di una sola squadra. Per la gioia irrefrenabile dei tifosi inglesi che permettono a tutte le società della Premier di fare sempre il pienone in tutte le giornate del campionato ed anche nelle altre competizioni che si disputano in Inghilterra.
CALCIO E SOLDI: L’ESEMPIO INGLESE
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